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L' UNHCR e Amnesty Iternational ribadiscono le proprie posizioni sui rinvii coatti avvenuti a Lampedusa

L'intesa segreta con la Libia e le violazioni del Diritto Internazionale

20 aprile 2005

Il 14 aprile, poco prima dell'inizio del dibattito nel Parlamento Europeo su una risoluzione relativa ai recenti rinvii forzati in Libia di persone giunte il mese scorso sull'isola di Lampedusa (leggi), l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha ritenuto necessario far circolare presso i membri del Parlamento Europeo una breve nota chiarificatrice della propria posizione sulla questione.
Il documento è stato emesso dall'Agenzia in risposta ad un'altra nota, diffusa il giorno precedente presso tutti gli eurodeputati, nella quale tra l'altro veniva erroneamente riportata la discussione che ha avuto luogo lo scorso 6 aprile a Ginevra, tra rappresentanti dell'UNHCR e la Rappresentanza Diplomatica Permanente d'Italia presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra.
Da quest'ultima nota circolata a Bruxelles, si evinceva che nel corso dell'incontro con la rappresentanza italiana l'UNHCR avrebbe ritrattato le proprie preoccupazioni sui fatti di Lampedusa, pubblicamente espresse lo scorso 18 marzo (leggi). L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha preso atto che le proprie preoccupazioni potrebbero non essere state sempre accuratamente riportate, ma ha confermato i commenti rilasciati il 18 marzo e ribadisce tale posizione anche oggi.

L'UNHCR accoglierebbe favorevolmente un dialogo costruttivo su come evitare che simili problemi e preoccupazioni emergano nuovamente, sia in Italia che ad un più ampio livello europeo. L'Agenzia si augura inoltre che l'Unione Europea garantisca ulteriore sostegno per contribuire a rafforzare i sistemi d'asilo nei paesi del Nord Africa. Si tratta certamente di un processo di lungo periodo, ma che l'UNHCR ritiene andrà a vantaggio di tutti.

Sullo stesso fronte si muove Amnesty International, che nei giorni scorsi ha riproposto una serie di domande al ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, domande a cui il titolare del Viminale ''non ha mai risposto nonostante le numerose lettere e richieste di incontro rimaste inascoltate''.
Le domande di Amnesty al ministro Pisano erano state e rimangono le seguenti:
1) Perché non viene reso pubblico il contenuto dell'intesa con la Libia, sulla base della quale stanno avvenendo le deportazioni?
2) Come è possibile che in pochissimi giorni, come sarebbe accaduto a fine marzo, 559 cittadini stranieri vengano identificati e ricevano un decreto di respingimento individuale in una lingua a loro conosciuta come prevedono le norme italiane?
3) Come vengono garantiti l'accesso alle procedure di richiesta di asilo e la tutela legale dei cittadini stranieri trattenuti a Lampedusa e negli altri centri?
4) Ha letto i rapporti di Amnesty International - che gli sono stati puntualmente inviati - in cui si denuncia il fatto che i cittadini stranieri respinti in Libia non riceveranno un esame individuale delle domande di asilo, rischiano di essere detenuti arbitrariamente e in isolamento in campi con condizioni di vita estremamente misere e in cui l'UNHCR non ha accesso?
5) Sa che l'ingresso di investigatori libici nel centro di Lampedusa durante le procedure di identificazione, come è accaduto lo scorso marzo, ha costituito una violazione del diritto internazionale perché ha messo a rischio eventuali richiedenti asilo libici?

''Se veramente come il ministro Pisanu ha più volte sostenuto - afferma Marco Bertotto, presidente delle sezione italiana di Amnesty - nei centri per stranieri tutte le norme in materia di diritti umani sono rispettate, allora lo invitiamo a consentire l'ingresso non solo all'UNHCR, ma anche ai ricercatori di Amnesty International''.

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20 aprile 2005
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