La paura di Bin Laden non svuota le discoteche dell'isola

20 novembre 2001
IL popolo della notte continua a frequentare i locali da ballo anche dopo l'attentato terroristico dell'11 settembre e i "venti di guerra" che ne sono, purtroppo, conseguiti.

Che le abitudini dei "nottambuli" siciliani non siano cambiate dall'11 settembre a oggi, lo conferma la recente indagine condotta su tutto il territorio nazionale dall'istituto Cirm e presentata nelle settimane scorse a Palazzo dei Normanni, nel corso del ventiduesimo congresso nazionale del SilbFipe.

 "Anche se ci sono segnali del fatto che la gente passa un po' più di tempo a casa - argomenta Edi Sommariva, direttore generale della Federazione pubblici esercizi - il mondo dell'intrattenimento non ha risentito della contrazione dei consumi che hanno subito altri settori".

Solo il 5 per cento del campione di intervistati, infatti, ha dichiarato di trascorrere più tempo, dall'inizio della crisi internazionale, fra le pareti domestiche anziché nei locali d'intrattenimento notturno, mentre il 90 per cento non ha cambiato abitudini. Cresce invece il bisogno di sicurezza dei clienti - chiede un maggiore controllo sia all'interno dei locali sia all'esterno il 9,2 per cento degli intervistati - e di conseguenza aumenta la spesa per il personale addetto alla vigilanza e per impianti adeguati da parte dei gestori delle discoteche.

In Sicilia il costo medio annuo per la sicurezza è di 15 miliardi per 250 strutture, esclusi i circoli privati e le associazioni culturali.
Il volume d'affari annuo è di 17 miliardi nella sola provincia palermitana, che conta 250 addetti, e di oltre 212 miliardi in Sicilia, con un totale di circa 3.200 occupati.
Di questi, più di due per ciascun locale sono addetti alla sicurezza, il 12,8 per cento della spesa annua del settore.

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20 novembre 2001

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