La ricerca scientifico-tecnologica per migliorare la pesca e nello stesso tempo salvare le tartarughe marine

18 giugno 2007

Ci sono buone novità per le tartarughe marine. La notizia sembra un po' paradossale, ma effettivamente potrebbero essere proprio gli ami a salvare le migliaia di tartarughe che finora rimanevano vittime di catture accidentali da parte dei pescatori che utilizzano il palangaro, l'attrezzo da pesca usato prevalentemente per la pesca al pesce spada ''armato'' finora con ami tradizionali.
Secondo i dati dell'Unione mondiale per la conservazione della natura, si stima che siano almeno 60 mila, le tartarughe marine che vengono catturate accidentalmente ogni anno nel Mediterraneo durante le operazioni di pesca professionale. Di queste più di 10 mila solo in Italia, con una mortalità degli animali che va dal 10 al 50%.

La buona notizia arriva a seguito di una sperimentazione condotta per la prima volta nel Mediterraneo nell'ambito del progetto Life Natura Del.Ta - Delfino e Tartaruga Protetti - un progetto promosso dal Settore conservazione natura del Cts e dalla Provincia di Agrigento con la collaborazione del Ministero dell'Ambiente. L'applicazione di nuovi ami da pesca dalla forma ''circolare'' i cosiddetti circle hook al posto del classico modello ''J'' ha convinto anche i pescatori: gli ami circolari applicati ai palangari si sono dimostrati molto più resistenti di quelli usati fino a questo momento ed hanno permesso di ottenere risultati incoraggianti: sono meno pericolosi e soprattutto difficili da ingoiare dalle tartarughe.
In sostanza l'amo circolare si ferma a livello della bocca e questo comporta 2 vantaggi per la sopravvivenza della tartaruga: da un lato il pescatore è in grado di asportare l'amo autonomamente e l'operazione può essere condotta a bordo senza avvalersi del veterinario, si tratta quindi di un'azione che può incidere sulla sopravvivenza di quelle tartarughe che vengono pescate durante battute di pesca di più giorni; dall'altro diviene inferiore il rischio di lacerazione dei tessuti interni legato alla migrazione dell'amo verso la cloaca. Come termine di confronto si pensi che oltre l'80% circa delle tartarughe giunte al Centro recupero marino di Linosa dal 2000 al 2004 presentava l'amo classico, ovvero quello attualmente in uso per la pesca al pesca spada, nell'esofago.

L'altro importante vantaggio è che questo amo di nuova generazione non incide sulla quantità del pescato. Insomma il pescespada continua comunque ad abboccare mentre le tartarughe molto meno e comunque senza danni mortali. ''La Provincia di Agrigento accoglie con soddisfazione i primi incoraggianti risultati del progetto Life Natura Del.Ta. Siamo la provincia delle tartarughe e dei delfini, non solo della Valle dei Templi'', ha affermato Stefano Catuara, Assessore all'Ambiente della Provincia di Agrigento. ''E' importante proseguire sulla strada della ricerca per ridurre il più possibile gli impatti della pesca su una specie protetta così importante per i nostri ecosistemi marini e favorire la conservazione della biodiversità dei mari italiani, intervenendo per ridurre al massimo i danni procurati dalle catture accidentali'', ha detto il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio.

Alla realizzazione del progetto e al conseguimento dei risultati ottenuti, hanno contribuito altri prestigiosi e qualificati partner come l'Agci Agrital, Legambiente Sicilia - Ente gestore della Riserva naturale Isola di Lampedusa, Telespazio e il Dipartimento di Biologia animale dell'Università di Torino.

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18 giugno 2007

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