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La samaritana

Colpa ed espiazione, innocenza e redenzione. Kim Ki-duk ritorna con un film di intensità rara, che non si dimentica

27 giugno 2005










Noi vi segnaliamo...
LA SAMARITANA
di Kim Ki-duk

Yeo-Jin è una ragazza non ancora ventenne che vive con suo padre, un poliziotto rimasto vedovo. Insieme alla sua migliore amica, Jae-Young, organizza un giro di prostituzione via internet in cui Jae-Young intrattiene gli uomini e Yeo-Jin controlla e tiene i contatti. Quando la sua amica si innamora di uno dei clienti, Yeo-Jin si infuria e le vieta di vedere l'uomo. Un giorno, mentre Jae-Young è impegnata con un cliente in un motel, per sfuggire a una retata della polizia, si butta dalla finestra della stanza e rimane gravemente ferita. Yeo-Jin decide di realizzare quello che potrebbe essere l'ultimo desiderio della sua amica: farle rivedere l'uomo che ama. Ma lui pone una condizione: Yeo-Jin deve avere un rapporto con lui e poi andrà a vedere la ragazza in fin di vita. Quando arrivano in ospedale scoprono che Jae-Young è morta. A quel punto Yeo-Jin, sconvolta, si appropria della vita dell'amica e inizia a frequentare tutti i clienti di lei, ma senza farsi pagare e restituendo loro tutti i soldi guadagnati. Venuto a conoscenza della doppia vita della figlia, il padre di Yeo-Jin si mette sulle sue tracce per punire gli uomini che la frequentano e inizia a picchiare tutti quelli con cui si è incontrata. Ma a un certo punto esagera...

Pedofilia e amore paterno, sesso e senso di colpa, cristianesimo e buddhismo. L'autore di ''Ferro 3'' torna ancora una volta in Corea per seguire il sogno di due amiche: fare soldi e andare in Europa.


Distribuzione Mikado
Durata 95'
Regia Kim Ki-duk
Con Uhl Lee, Ji-min Kwak, Min-Jung Seo
Genere Drammatico


La critica
''Kim Ki-duk gira in sequenza e con una velocità impressionante, mai a detrimento della qualità delle opere, rafforzate da storie potenti e originali, anche quando ancorate al presente, come l'ultima. La samaritana prende spunto dai fatti di cronaca legati alla prostituzione delle minori in Corea, pratica diffusa e drammatica. Ma Kim ki-duk presto si discosta per seguire il suo percorso e riconnettersi con le linee profonde della sua opera, che qui riguardano il perdono e il pentimento. (...) Il finale è di assoluta bellezza e crudeltà (...). Kim Ki-duk è uno che pensa il mondo nelle forme del cinema''.
Dario Zonta, 'L'Unità'

''Le tematiche centrali sono la colpa e l'espiazione, l'innocenza, la redenzione; argomenti cari a ogni religione, ma che Kim Ki-duk tratta da un'ottica rigorosamente laica. Poiché nella Samaritana tutto è questione di posizionamento della macchina da presa, come accade in pochi altri cineasti contemporanei (in Takeshi Kitano, ad esempio). Nessuna condanna, nessun moralismo - né tantomeno psicologismi semplificatori - nel modo in cui la cinepresa guarda i personaggi e le loro azioni; senza mai giudicare, l'obiettivo osserva, mentre la regia adotta una scala d'inquadrature sempre più ampie via via che il film si avvicina alla fine. E al cinema, diceva qualcuno che la sapeva lunga, la "morale" è precisamente un affare di linguaggio''.
Roberto Nepoti, 'La Repubblica'

''Sembrerebbe una storia come tante, sul disagio giovanile, il rapporto con i genitori, la prostituzione delle ragazzine, la morale comune: una storia dei nostri tempi, sullo sfondo di una società tecnologica, disumana, assente, in cui è difficile mantenere una visione etica dell'esistenza, una ragione di vita che non sia solo il denaro e il successo. Invece è soprattutto una storia interiore, di maturazione, di riflessione sui valori fondamentali, da ristabilire anche a costo di gravi scompensi personali o violenti strappi alla tradizione. (...) Kim Ki-Duk, non dimenticato regista dell'Isola, non si limita a raccontare una storia, a descrivere un ambiente, a caratterizzare i personaggi, ma va oltre, anche con volute banalizzazioni e cadute di stile, per cogliere l'essenza dei rapporti umani, le loro motivazioni etiche e complessità psicologiche. (...) Finale suggestivo, che conclude un film di intensità rara, che non si dimentica.
Gianni Rondolino, 'La Stampa'

Orso d'Oro per la miglior regia al 54mo Festival del Cinema di Berlino (2004).

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27 giugno 2005
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