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La ''strategia universale'' per vincere la guerra contro l'AIDS potrebbe essere italiana

Buoni i primi risultati della sperimentazione italiana del vaccino anti Hiv

08 luglio 2005

Esistono battaglie che non hanno il fragore delle bombe, che si combattono in camice bianco e all'interno di laboratori dal forte odore di formaldeide. In queste battaglie i nemici da combattere sono nemici di tutti, nessuno escluso, e per qualsiasi forma etica o morale essa non è mai sbagliata. E' la battaglia della ricerca scientifica, che in Italia può contare su di un esercito di eccellenti scienziati. 
Una delle più grandi guerre, in corso da decenni, è quella contro l'AIDS e proprio dal fronte italiano una strategia per vincere via via tutte le battaglie e arrivare alla vittoria finale, si sta muovendo e ha portato risultati che rafforzano le speranze.
La via italiana al vaccino anti-Aids, infatti, ha concluso la sua prima tappa. Dalla fase uno della sperimentazione arriva una promozione: il vaccino non è dannoso ed è effettivamente in grado di stimolare il sistema immunitario.
Si è conclusa solo la prima tappa, dagli esiti indiscutibilmente positivi, ma davanti alla sua madrina Barbara Ensoli si presenta adesso la domanda cruciale: quanto sarà efficace, sia per prevenire la malattia nelle persone sane che per curarla nei malati?

La battaglia italiana contro l'AIDS
Alla ''fase 1'' si sono sottoposti 20 volontari sani e 27 sieropositivi. I due gruppi hanno ricevuto cinque somministrazioni e non hanno avuto alcun effetto collaterale, se non la febbricola che si presenta anche con il vaccino per l'influenza.
Tutti hanno reagito producendo anticorpi specifici. Il 93 % dei volontari sani e l'83 % di quelli positivi ha prodotto anche anticorpi capaci di riconoscere la proteina Tat, la vera chiave della via italiana al vaccino anti-Aids.
''La Tat - ha spiegato la dott.ssa Barbara Ensoli nella sede dell'Istituto Superiore di Sanità, sponsor della ricerca - svolge un ruolo essenziale nella replicazione del virus. Bloccare la sua funzione vuol dire far rimanere l'infezione in una fase abortiva, latente''. La maggior parte degli altri vaccini in sperimentazione nel mondo (poco più di una trentina) prende di mira le mutevoli proteine di superficie del virus. La Tat è invece sempre uguale a se stessa, qualunque sia il ceppo di Hiv che si intende sconfiggere. ''Il vaccino che stiamo studiando - ha proseguito Ensoli - non fa distinzione fra le forme di Aids presenti in Asia, Africa, Europa o altrove. La nostra è una strategia universale''.

La ''fase 2'' della sperimentazione inizierà quando saranno reperiti i fondi. ''Sono in corso trattative sia con soggetti pubblici che privati'' ha riferito la dott.ssa Ensoli. ''Per partire bastano anche 5 milioni di euro''.
La prossima tappa del percorso sperimentale servirà a provare la reale efficacia del vaccino. Per questo saranno arruolate alcune centinaia di volontari, sia in Italia che in Africa. ''Le premesse della prima fase - ha commentato il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Enrico Garaci - ci impongono di andare avanti''.

Ma i risultati raggiunti fino ad ora quanto consentono di essere ottimisti?
La risposta la da' Mauro Moroni, che insegna malattie infettive all'università di Milano: ''La premessa di ciascun vaccino è che non provochi danni e induca una risposta immunitaria. Fin qui ci siamo, ma ora viene il bello. Riusciranno gli anticorpi prodotti a sconfiggere il virus? Per rispondere bisognerà aspettare la fase due della sperimentazione''.
Alberto Mantovani, immunologo dell'università di Milano e dell'Istituto Mario Negri, sostiene che: ''Nella ricerca di un vaccino anti-Aids è importante tentare nuove strade, e la scelta di attaccare la proteina Tat è una strategia innovativa. Bisognerà ora verificarla su un gruppo di pazienti a rischio''.

Forti critiche alla ricerca sono arrivate da Fernando Aiuti, docente di Medicina Interna e Immunologia Clinica alla La Sapienza di Roma e presidente dell'Anlaids. ''Confermo le mie dichiarazioni negative sui risultati del vaccino anti-Tat'' ha fatto sapere Aiuti, tramite una nota del suo ufficio stampa. ''La dottoressa Ensoli - prosegue Aiuti - è diffidata dal pubblicare e dal diffondere nei congressi dati riguardanti soggetti a me affidati per la sperimentazione fino al mio consenso''.
Secondo l'immunologo le procedure adottate nel corso della sperimentazione sarebbero state irregolari, con interruzione prematura dei test, riduzione dei volontari da 88 previsti a 47 arruolati, modifiche al protocollo aggiunte alla fine e ancora non approvate dal comitato etico.

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08 luglio 2005
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