LONTANO DAL PARADISO

Un dramma contemporaneo in perfetto stile anni '50

02 gennaio 2003
 

 

Noi vi consigliamo di vedere…
LONTANO DAL PARADISO
di Todd Haynes


E' l'autunno del 1957. I Whitaker sono la tipica famiglia di periferia, vivono ad Hartford, Connecticut. La loro vita è caratterizzata della stretta osservanza delle regole, dagli eventi mondani e dal forte desiderio di non sfigurare con gli amici. Cathy è casalinga, moglie e madre. Frank è colui che porta casa il pane, marito e padre. Hanno due figli piccoli, un maschio e una femmina. Mentre la storia si sviluppa, l’incontaminato mondo di Cathy si trasforma. I suoi rapporti con il giardiniere Raymond Deagan, con la sua migliore amica Eleanor Fine e con la sua cameriera Sybil, riflettono lo sconvolgimento della sua vita. Cathy si trova a dover compiere quel tipo di scelta che alimenta le malelingue e cambia per sempre la vita delle persone. Un melodramma superbo, firmato da Todd Haynes e ispirato al grande cinema di Douglas Sirk. Passato con grande successo a Venezia, dove Julianne Moore ha vinto il Leone d'Oro.

Distribuzione Eagle
Durata 90'
Regia Todd Haynes
Con Julianne Moore, Dennis Quaid, Dennis Haysbert
Genere Melodramma

La recensione
Todd Haynes firma un dramma contemporaneo, in perfetto stile anni '50. Due premi a Venezia, alla fotografia e alla straordinaria Julianne Moore.
Di Velvet Goldmine aveva detto: è un film glam rock, non un film sul glam rock; giova ricordarlo, non solo perché non accade tutti i giorni che le intenzioni del regista vadano a buon fine, ma per allontanare subito i ''malintenzionati'', quelli cioè che si vorrebbero aspettare un film in stile anni Cinquanta. Perché Lontano dal Paradiso non è un remake - di Secondo amore, in questo caso, (Douglas Sirk 1955) - non è un film sul ricordo che fossilizza l'immagine, il gusto di un decennio, ma un film sulla memoria che lo riporta in vita. Per essere più chiari: qualcun altro avrebbe preso Secondo amore mostrando ciò che nella finzione di allora era immostrabile, ovverosia scene di sesso tra i successori dell'irreale coppia Wyman-Hudson, cadendo nella trappola in cui era caduto un autore tutt'altro che sprovveduto come Paul Schrader nel Bacio della pantera, per esempio. No, Todd Haynes ribalta il discorso: prende un film paradigmatico degli anni Cinquanta, di un regista paradigmatico degli anni Cinquanta e che fa?, lo ricostruisce per filo e per segno dal primo titolo di testa all'ultimo titolo di coda, intervenendo non sulla finzione ma sulla realtà di quella finzione, al confine tra leggibile e illeggibile, nel brivido del senso; consegnando cioè alla Julianne Moore, alla straordinaria Julianne Moore un marito vivo sì ma non tanto vegeto (nel senso della mascolinità, quantomeno), Dennis Quaid, e cambiando il colore della pelle al giardiniere Rock Hudson. Due cambiamenti mirabilmente camuffati capaci di destabilizzare l'intero piano del film, che ne mettono in crisi - coraggiosamente, finissimamente - le fondamenta. Insomma, è come se un pittore avesse ricostruito alla perfezione (tecnica e artistica) un quadro antico per inserire poi sulla tela due sottilissime ma efficacisime crepe, tali da mandarlo in spettacolari frantumi di senso. Per questo è arduo definire Lontano dal Paradiso un mélo: è un finto, fintissimo mélo (un film anni Cinquanta, non sugli anni Cinquanta) e un dramma a tutti gli effetti contemporaneo, un film politicamente scorrettissimo in forma filologicamente correttissima. Non aveva bisogno di dimostrare ancora una volta il proprio talento artistico (il gusto dei colori, la cura maniacale dei costumi o delle scenografie, la passione per le musiche, l'intera direzione artistica), ma qui Todd Haynes, immerso fino alla punta dell'ultimo capello nello sdiliquamento visivo degli anni Cinquanta, si esalta. Eppure, concentrandosi troppo sugli aspetti visivi, si rischierebbe di scivolare sull'etichetta "esercizio di stile", mentre quegli elementi, letteralmente deliziosi, non civettuoli, costituiscono solo la base, la texture di fondo del film, di un film che procede con incredibile precisione narrativa: Julianne Moore, presentata all'inizio come la donna "ombra", il classico, leggiadro, mazzetto di fiori in mezzo al tavolo, acquista forza poco a poco, diventando una vera e propria montagna di incosciente consapevolezza. Non capita spesso vedere arrivare da Hollywood un film ad alto budget con un'idea così precisa, così originale, così perfettamente "rischiosa" di cinema. Se ne ricorderanno i membri dell'Academy quando dovranno votare per gli Oscar?
Luca Giannelli


Fonti: primissima.it / cinematografo.it

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02 gennaio 2003

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