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Marley

Al cinema, la vera storia del leone del reggae: Bob Marley

27 giugno 2012

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MARLEY
di Kevin Macdonald

Il fascino universale di Bob Marley, il suo impatto sulla storia della musica e il suo ruolo di profeta politico e sociale restano ineguagliati. La sua musica e il suo messaggio trascendono le barriere culturali, linguistiche e religiose, echeggiando ancora oggi in tutto il mondo, con la stessa forza di quando lui era ancora in vita. Solo pochissimi musicisti hanno avuto un impatto così forte sulla cultura e Bob Marley, nonostante la breve vita, è tra questi.

Anno 2011
Nazione USA, Gran Bretagna
Produzione Shangri-la Entertainment, Tufff Gong Pictures, in associazione con Cowboy Films
Distribuzione Lucky Red
Durata 140'
Regia Kevin Macdonald
Con Bob Marley (immagini di repertorio)
Montaggio Dan Glendenning
Suono Glenn Freemantle
Genere Documentario, Musicale


In collaborazione con Filmtrailer.com

Al cinema la vera storia del re del reggae
di Daniele Tempera (Repubblica.it)

I capelli arrivano fino a sotto le spalle. Sono aggrovigliati su loro stessi, in nodi che sembra impossibile sciogliere. Come molti impareranno, quei nodi si chiamano dreadlocks. Tipici della religione Rastafari diventeranno presto un segno di stile e distinzione per i giovani di tutto il mondo. L’uomo che suona e balla sopra al palco li agita imbracciando una grande chitarra. Ancora non lo sa forse, ma diventerà una delle più importanti icone pop mondiali, un volto riconoscibile dappertutto.
Dalle lotte politiche degli anni ‘70 alle campagne antirazziste, dalle camere degli adolescenti alla recente primavera araba, difficile non incrociare anche distrattamente il ritratto di Bob Marley. Autore di hit indimenticabili, come Redemption Song o No Woman No Cry, il re del reggae è tuttora oggetto di venerazione per gran parte dei suoi fans. Un simbolo di pace, uguaglianza e fraternità, valori trasversali che vanno ben oltre un buon giro di accordi.

A provare a separare l’uomo dal mito arriva sugli schermi italiani "Marley" del regista Kevin Macdonald (già regista di film come State of Play o L’ultimo re di Scozia). Distribuito in Italia da Lucky Red, "Marley" è l’unico documentario autorizzato dalla famiglia del cantante scomparso. Oltre due ore di lungometraggio per mostrare un Bob inedito attraverso rari filmati d’archivio e una serie di testimonianze di personalità importanti nella sua vita, come quella di Dudley Sibley, l’addetto alle registrazioni dello Studio One, storica etichetta musicale giamaicana, che ha vissuto con il cantante durante le registrazioni dei primi dischi o dell’infermiera che le è stata accanto in una clinica europea durante l’agonia dei suoi ultimi giorni prima della sua morte per cancro, avvenuta l’11 maggio del 1981.

Un racconto che parte da lontano, quello di Macdonald, dalla Giamaica degli anni '60, dove Marley, figlio di un giamaicano bianco di discendenza inglese e di una giamaicana nera, compie le prime esperienze musicali. Un cammino contrassegnato anche da emarginazione e intolleranza, e dalla consapevolezza di essere un "mezzosangue", identità che ne influenzerà poetica e convinzioni politiche.
«Io non ho pregiudizi contro me stesso. Mio padre era bianco e mia madre era nera. Mi chiamano mezza-casta, o qualcosa del genere. Ma io non parteggio per nessuno, né per l’uomo bianco né per l’uomo nero. Io sto dalla parte di Dio, colui che mi ha creato e che ha fatto in modo che io venissi generato sia dal nero che dal bianco», dice Bob nel film.
Una storia che diventa così un riflesso a dello stesso destino della Giamaica, un Paese dilaniato dalla pesante eredità del dominio coloniale anglosassone e dall’influenza statunitense, dalle lotte fra fazioni e dalla povertà diffusa.

E se l’obiettivo è quello di raccontare il Marley lontano dai riflettori, attraverso gli aspetti più privati della sua vita, come le molte relazioni sentimentali che hanno visto Bob diventare padre di ben 11 figli avuti da ben sette diverse relazioni sentimentali, o attraverso le interviste e le discussioni con gli amici e i parenti più stretti, la pellicola si sofferma anche su uno degli aspetti più importanti della storia della musica popolare del secolo scorso, come la nascita del reggae dallo ska giamaicano, una rivoluzione portata avanti anche dallo stesso Marley e dal suo gruppo storico, i Wailers.

«Su di lui sono state prodotte troppe agiografie, ho realizzato questo film anche per comprendere meglio un personaggio che mi sfuggiva», ha dichiarato Macdonald. «Quando ho girato 'L’ultimo re di Scozia', le cui riprese si svolgevano a Kampala in Uganda, una delle cose che mi ha colpito veramente è stato che mentre me ne andavo in giro, soprattutto nelle zone più povere di Kampala, vedevo ovunque immagini di Bob Marley: su bandiere e graffiti, con le sue frasi sparse ovunque, citazioni dalle sue canzoni. E ho pensato "È fantastico. Cosa c’è in Marley di così potente da farlo arrivare dall’altra parte del mondo? Cosa ha significato per la gente qui in Africa, e in Uganda?"».

La chiave della sua popolarità suggerisce il regista, è stata forse la ricerca di un’identità artistica e individuale, che portò Marley a innovare il linguaggio musicale del tempo, ricercare una strada basata su tolleranza e non violenza, e abbracciare il rastafarianesimo (movimento spirituale nato negli Anni ‘30 in Etiopia, su ispirazione della fede religiosa ortodossa etiope di origine ebraico-cristiana). Scelte che influenzarono molto le sue convinzioni spirituali e politiche, e aiutarono Bob a diventare un simbolo per il Terzo Mondo e per le popolazioni oppresse dell’era post-coloniale. Un simbolo che a distanza di trent’anni ancora non scolora.

Tra i produttori esecutivi figura anche Ziggy Marley - In programma al 62mo Festival di Berlino (2012) nella sezione 'Berlinale Special'.

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27 giugno 2012
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