Quando il caldo estivo arriverà a 50°...

Le previsioni degli scienziati, ad Erice (TP) per discutere le Emergenze Planetarie

22 agosto 2007

Mentre le regioni settentrionali dell'Italia sono già pronte per salutare l'estate, con un maltempo e un abbassamento della temperature foriere della stagiona autunnale, e la Sicilia viene investita dall'ennesima ondata di caldo africano, a Erice, splendida cittadina del Trapanese, un gruppo si esimi scienziati raccolti ai Seminari internazionali sulle Emergenze Planetarie, ci dicono che il caldo che abbiamo sofferto alla fine dello scorso giugno, quando le temperatura hanno raggiunto e in alcuni casi superato i 40°, sarà niente in confronto alle ondate di caldo che - con molta probabilità - investiranno il Mediterraneo negli anni a venire.

''Nel Mediterraneo dobbiamo attenderci ondate di caldo sempre più frequenti e più intense rispetto a quelle di quest'estate, con picchi massimi a fine secolo fino a sfiorare i 50 gradi. Contestualmente ci saranno periodi più lunghi di siccità [...] Per fare un esempio semplice, possiamo dire che la calda estate del 2003 diventerà nei prossimi decenni non più un'eccezione ma l'estate tipica dell'area mediterranea. Tutti i modelli indicano questo trend''.
A tracciare con estrema semplicità lo spaventevole scenario futuro è stato il climatologo Filippo Giorgi, unico membro italiano del comitato esecutivo dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), partecipe in questi giorni ai Seminari ericini organizzati ogni anno dal prof Antonino Zichichi.
Sulle cause dei cambiamenti è in atto un dibattito scientifico, tuttavia, ricorda Giorgi: ''Tutti i modelli attribuiscono una buona fetta di responsabilità ai gas serra''. Per lo scienziato, le variazioni climatiche in atto ''sono ancora in una fase reversibile''; ma è necessario ''adottare sin da adesso le opportune misure per impedire che questo processo possa diventare irreversibile o, comunque, difficilmente reversibile; un rischio, quest'ultimo, remoto ma possibile''.

Le estati, dunque, stando alle previsioni, nei prossimi decenni saranno più calde in tutta l'Europa. Per quanto concerne gli inverni, invece, ''a causa dello spostamento graduale verso Nord delle perturbazioni - ha spiegato ancora il climatologo - la zona del Centro e del Nord Europa, incluso l'arco Alpino, dovrebbe vedere un aumento delle precipitazioni sia in termini di frequenza che di intensità; precipitazioni che, in taluni casi, potranno essere anche a carattere alluvionale. Nell'Europa Meridionale, per intenderci Spagna, Grecia e per l'Italia da Firenze giù verso Sud, assisteremo ad una diminuzione delle precipitazioni anche d'inverno''.
Il prof. Giorgi ha infine puntualizzato che, comunque, ''gli effetti delle variazioni climatiche nelle stagioni invernali, seppur significative, non saranno così intense come quelle che prevediamo in estate''.

A Erice, comunque, gli scienziati non fanno solo le ''cassandre'' ma tentano anche di studiare quali possono essere le possibili soluzioni per ''l'infernale'' futuro che aspetta. Quindi, se il problema più serio è l'innalzamento delle temperature è su questo che ci si deve concentrare e trovare un modo per abbassarle. Ma come?
Un ipotesi arriva da Yuri Izrael, direttore dell'Institute of global climate and ecology di Mosca, ed è quella di impiegare particelle microscopiche di aerosol, simili a quelle emesse dai vulcani, per abbassare la temperatura atmosferica. Come? Riflettendo la luce solare.
Questa ''strategia'' per regolare il clima è l'immagine generale di un progetto teorico sofisticato, ma la cui fattibilità è ancora da dimostrare... Nonostante ''questo piccolo particolare'' tale ipotesi è condivisa e sostenuta dal presidente dei seminari di Erice, Antonino Zichichi. In realtà sparare nella stratosfera artica milioni di tonnellate di aerosol di solfato altamente riflettente o di nano-particelle appositamente preparate, per deviare i raggi del sole, è un'idea lanciata già alcuni anni fa dall'allievo prediletto di Edward Teller, padre dello scudo stellare ai tempi di Reagan, Lowell Wood del Lawrence Livermore National Laboratory, Università della California. Gli aerosol sono particelle in forma liquida o solida distribuite in modo uniforme e nebulizzate tramite un gas. E i climatologi sanno bene che queste particelle hanno un'influenza sul clima: per questa ragione adesso tentano di sfruttarne al meglio le loro potenzialità.

Tra le altre tecniche di geoingegneria ipotizzate c'è anche quella di catturare l'anidride carbonica, ma secondo il climatologo Filippo Giorgi, ''la strada più semplice e subito praticabilè è quella adottata dalla California, mediante ''politiche di efficienza energetica''. Insomma, l'impegno di tutti i governi mondiali affinché il rispetto dell'ambiente e la trasformazione di tutti gli impianti inquinanti  esistenti in strutture ecosostenibili diventino presupposti e leggi prioritarie, in un sola parola: che il Protocollo di Kyoto si segui alla lettera, e magari diventi pure più severo.
Ma, proprio secondo il professor Yuri Izrael, seguire pedissequamente i precetti contenuti all'interno del Trattato servirebbe a poco. ''Il trattato di Kyoto non ha fondamento scientifico in quanto basato su modelli predittivi e non su rigorose prove sperimentali'', ha detto Izrael. Per il climatologo russo ''non bisogna drammatizzare l'impatto dell'uomo sui cambiamenti climatici, perché il clima è sempre stato soggetto a mutamenti, anche quando l'uomo ancora non esisteva''. D'accordo con Izrael, anche sotto questo aspetto, il prof Zichichi, il quale ha sottolineato che esiste anche un aspetto economico da non sottovalutare: ''Sbagliare sulle previsioni rischia di indurre i governi a prendere provvedimenti i cui costi possono raggiungere anche miliardi di dollari'', ha rilevato Zichichi, il quale ha puntualizzato che tuttavia ''ciò non vuol dire abbassare la guardia nella lotta contro l'inquinamento ambientale, ma riportare la i problemi della climatologia sotto il rigore della scienza''.

Quindi meglio investire e aspettare che progetti teorici sofisticati, ma la cui fattibilità non ancora dimostrata diventino, magari, esperimenti non riusciti? Non sarebbe comunque saggio e buono spingere i Paesi mondiale a inquinare di meno?

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22 agosto 2007

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