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Quei bimbi ''invisibili'' che vivono in Italia. Il 1° Rapporto Caritas-Unicef sull'infanzia straniera nel nostro Paese

09 dicembre 2005

''Uscire dall'invisibilità: Bambini e adolescenti di origine straniera in Italia''. È questo il titolo del primo rapporto Caritas-Unicef sull'infanzia straniera in Italia, presentato nei giorni scorsi a Roma.
Cinque le aree tematiche affrontate attraverso dati, zoom etnografici e approfondimenti:  la presenza di minori di origine straniera nel nostro Paese; la famiglia; l'integrazione sociale; la scuola, la devianza.
A questa prima fase di approfondimento, farà seguito l'organizzazione di incontri interregionali nei quali i due organismi proporranno ai soggetti istituzionali ed al privato sociale di scambiarsi buone pratiche.

Un Rapporto che nasce dalla collaborazione tra la Caritas Italiana e l'Unicef Italia, in un impegno comune scaturito dalla constatazione dell'invisibilità che, troppo spesso, avvolge i bambini e gli adolescenti di origine straniera che vivono nel nostro Paese. Un'invisibilità nei dati e nelle analisi che non riescono ancora a fornire una panoramica globale di come vivono questi bambini e questi ragazzi, di quanto i loro diritti siano rispettati nei diversi ambiti nei quali vivono.
''A questo - ha sottolineato Antonio Sclavi, presidente dell'Unicef Italia - si affianca la mancanza di una politica complessiva nei loro confronti, coordinata tra i diversi Ministeri competenti, ma anche tra Governo centrale e amministrazioni locali, ed i soggetti del terzo settore. Anche se non mancano punte di eccellenza, esempi di possibili vie percorribili per consentire al processo di accoglienza e integrazione di essere adeguatamente sviluppato e sostenuto''. ''Per questo - ha proseguito - sarebbe necessario partire proprio dalle buone pratiche per sviluppare politiche complessive per e con i bambini e gli adolescenti di origine straniera, politiche che non siano più attuate 'a macchia di leopardo', ma che anche nella loro realizzazione territoriale riescano a rispettare il principio di non discriminazione che dovrebbe guidare ogni nostro impegno a favore dei bambini e degli adolescenti''.

''In particolare - ha aggiunto don Vittorio Nozza, direttore di Caritas Italiana - nell'ambito del fenomeno migratorio la dimensione dell'infanzia è importante sotto molti punti di vista. In primo luogo, la presenza crescente delle famiglie e dei bambini determina una riduzione delle situazioni di clandestinità e di lavoro sommerso tra le popolazioni immigrate. In secondo luogo, tale presenza impone il miglioramento delle strutture e dei percorsi di accoglienza, e un ripensamento del modello organizzativo dei servizi del territorio. In una visione che riconosca e valorizzi le differenze, cercando nel dialogo e nel confronto in tutti gli ambiti, la costruzione del bene comune''.

Il Rapporto intende quindi fornire uno stimolo alle autorità competenti a livello nazionale così come regionale e locale, affinché, in un quadro generale di attenzione specifica all'infanzia e all'adolescenza, vengano sviluppate politiche e destinati fondi adeguati per i minori stranieri, e, ove necessario, azioni mirate a superare le discriminazioni nella realizzazione dei loro diritti. [Aise]

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09 dicembre 2005
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