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Reality

Metà dramma e metà commedia, per un efficace affresco antropologico

01 ottobre 2012

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REALITY
di Matteo Garrone

Il napoletano Luciano, trentenne sposato e con due figli, gestisce una pescheria insieme ad un cugino e per arrotondare mette in atto piccole truffe insieme alla moglie Maria. Luciano, però, ha un sogno: partecipare a un celebre reality show. Il suo desiderio si trasformerà ben presto in una vera e propria ossessione che gli farà credere di vivere una realtà distorta, mettendo in serio pericolo gli equilibri familiari e la sua stessa esistenza. Riuscirà a evadere da questa realtà contraffatta e tornare alla normalità?

Anno 2012
Nazione Italia, Francia
Produzione Domenico Procacci e Matteo Garrone per Archimede Film, Fandango, Le Pacte-Garance Capital, in collaborazione con Rai Cinema
Distribuzione 01 Distribution
Durata 105'
Regia Matteo Garrone
Soggetto Matteo Garrone, Massimo Gaudioso
Sceneggiatura Maurizio Braucci, Ugo Chiti, Matteo Garrone, Massimo Gaudioso
Con Aniello Arena, Loredana Simioli, Nando Paone, Graziella Marina, Nello Iorio, Nunzia Schiano, Rosaria D'Urso, Giuseppina Cervizzi, Claudia Gerini
Genere Commedia, Drammatico


In collaborazione con Filmtrailer.com

La critica
"Reality è un film riuscito, una sorta di favola cupa che racconta l'uomo medio occidentale e il suo vivere in un mondo di non luoghi: gli outlet come gli acqua park, i supermercati come gli alberghi-residence specializzati nei matrimoni in stile catena di montaggio: tanti, contemporaneamente, in spazi appositi, con le medesime modalità. Essendo italiano, e non essendo, bontà sua, portatore di messaggi (per quelli c'è la segreteria telefonica), Matteo Garrone usa l'elemento nazionale per raccontare una realtà occidentale e sotto questo profilo la dimensione napoletana lo aiuta perché gli permette di ritrarre meglio, nel gioco dei contrasti, la grande mutazione sociale a petto dei residui passivi di una società tradizionale che pure permane, e a suo modo fa resistenza, se non argine. I palazzi settecenteschi sgarrupati e sovrappopolati, le piazze con le botteghe e la vita di quartiere e le periferie anonime popolate di centri commerciali, la stratificazione familiare (nonni, figli, zie e nipoti) e l'eldorado da soapopera e della vita formato rotocalco. La stessa religione, se si vuole, fa parte di questa dicotomia, conservatrice e illusoria nel suo opporsi alle illusioni di chi pensa che apparendo in un programma, un quiz, un varietà risolverà in fondo i suoi problemi. A tutto ciò Garrone aggiunge una perizia fantastica nelle scelte degli attori, tutti o quasi professionisti, di cui seleziona facce, fisici, gestualità, in modo tale da renderli più credibili della normale gente di strada e al tempo stesso surreali e come allucinati, maschere e insieme cartoni animati (…)"
Stenio Solinas, "il Giornale"

"Reality è magnifico finché la dimensione fiabesca rimane sotto traccia, velata da uno sguardo impietoso sui miti culturali della provincia italiana. Il matrimonio iniziale, la vita di quartiere in una piazza napoletana miracolosamente ricostruita dallo scenografo Paolo Bonfini (da Oscar), l'arrivo per il provino in una città che omaggia Fellini e contemporaneamente ne infanga la memoria, sono pezzi memorabili. Ne emerge il ritratto di un'Italia post pasoliniana in cui la tv ha sostituito la fede e la speranza - e ha deformato, tanto per esaurire le virtù teologali - il concetto stesso di carità; un paese cafone dentro, nei comportamenti e nelle psicologie. Quando Luciano si piega nel suo solipsismo, c'è il rischio che l'affresco antropologico si riduca al ritratto d un'isolata patologia. Bel film, ma con un finale diverso poteva essere bellissimo."
Alberto Crespi, "l'Unità"

"Pur non suscitando la stessa passione di Gomorra, il nuovo film di Garrone, con la sua storia di un uomo che scivola nella pazzia per colpa della tv dei reality, coinvolgerà chiunque abbia mai studiato la cultura pop contemporanea o abbia mai guardato l'E Network."
Steven Zeitchik, "Los Angeles Times"

"Niente porta il pubblico a pensare a quanto i reality abbiano cambiato la percezione di ciò che è reale."
Jay Weissberg, "Variety"

"Metà dramma e metà commedia, fatica a trovare un tono tra personaggi stereotipati e una trama comoda, con accenni a Fellini e al neorealismo italiano che lasciano il gusto di una grande pizza riscaldata".
Deborah Young, "Hollywood Reporter"

"Piacevole commedia napoletana sulla telerealtà."
Thomas Sotinel, "Le Monde"

"Per il suo ultimo film in concorso a Cannes, Matteo Garrone ci ha portato indietro di un paio di attori del suo film denuncia sulla vera vita della camorra Gomorra - ma il tono e la sensazione è molto diversa. Questo è una chiassoso satira che mostra dalla televisione la realtà e i valori reali: a Napoli, lo sfacciato proprietario di una bancarella di pesce e all'occorrenza artista della truffa Luciano (Aniello Arena) diventa ossessionato dal partecipare al Grande Fratello (…) E 'un film simpatico girato con gusto e cuore - anche se fondamentalmente un po' sentimentale e prevedibile."
Peter Bradshaw, "The Guardian"

"Pescivendolo napoletano abituato ad arrotondare i guadagni con piccole truffe, Luciano insegue da tempo le luci della ribalta, si esibisce in famiglia, travestito da donna, durante ricorrenze importanti come i matrimoni. Un suo amico ha preso parte a un'edizione del Grande fratello e, da allora, al grido di «don't give up» («non mollare mai»), è entrato nel girone infernale delle comparsate a pagamento, serate in discoteca e via così. Con quell'esempio in testa, incoraggiato dai parenti affettuosi e in sovrappeso, Luciano, partecipa a una selezione del programma e, dopo aver sostenuto un lungo colloquio, si convince che sì, lo prenderanno, che un giorno anche lui sarà convocato e andrà a Roma, nella casa bunker di Cinecittà (…) Del suo Reality, sospeso tra le atmosfere teatrali alla Eduardo De Filippo e lo squallore rumoroso e colorato degli show di massimo ascolto, resta l'immagine desolante di un uomo che ride da solo, al buio, davanti alla casa del «G.F.». Dall'altra parte di Gomorra, non c'è nient'altro che la lusinga della finzione."
Fulvia Caprara, "La Stampa"

"Il genocidio di un popolo e di una cultura di cui parlava Pasolini si è ormai compiuto e Garrone ce lo racconta con un film intenso e dolente, apparentemente lontano dallo sguardo cronachistico e "neorealista" di Gomorra ma in realtà speculare e altrettanto "politico", Reality, presentato ieri in concorso, non racconta soltanto l'involuzione paranoica di un pescivendolo convinto che qualcuno lo spii nascostamente, ma soprattutto ci illustra il vuoto di valori e di senso della realtà di un popolo intero, quello che ha barattato la sua cultura e la sua morale per molto meno di un piatto di lenticchie, per un'identità inconsistente e volatile, che promette successo e ricchezza e invece offre stanche maschere da marionetta (…) Questa parabola autodistruttiva, Garrone la racconta all'inizio con i toni della commedia farsesca, a volte venata di una favolistica surrealtà, (…) a volte di una più concreta e intrigante meridionalità (…) e servita da un cast straordinario, a cominciare dal protagonista Aniello Arena (carcerato a Volterra) per proseguire con molti volti presi dalla compagnie dialettali campane. Arrivando a un certo momento a liberarsi da ogni costrizione narrativa (…) per preoccuparsi solo di pedinare lo smascheramento di un uomo- e di una nazione- che non sa più distinguere i reality dalla realtà. Senza cinismo, senza disprezzo ma con una coscienza del vuoto morale e culturale italiano degna diun grande antropologo."
Paolo Mereghetti, "Il Corriere della Sera"

"Reality è un bel film riuscito, che si riallaccia con grande finezza alla nostra magnifica commedia all'italiana del passato, pur in tutta la sua attualità. La camorra, truce e sanguinaria non c'è più (…) E infatti Reality ci racconta della stessa città, Napoli, ma in una ben diversa realtà, quella di un suo quasi fiabesco quartiere, dove la gente vive tra la sua antica precarietà e il mito contemporaneo della ricchezza, del lusso e della fama. In che luoghi tremendi la gente cerchi questa promessa di felicità e promozione sociale ce lo mostra Garrone sin dalle prime scene: in certi baracconi rosa con camerieri in livrea e parrucca settecentesche, che ospitano feste di nozze con torte gigantesche che liberano colombe e gli sposi arrivano in carrozza dorata tirata da cavalli bianchi con pennacchio: a due passi dal mare, nello scivolo acquatico che ti precipita in una piscinona immensa e affollata; soprattutto nella casa del "Grande Fratello" che fa di te un divo, anche se non vinci. Basta partecipare, come Enzo, che nel suo quartiere viene invitato alle feste a portare l'immagine della fortuna, gli baciano le mani e ha ormai la sua security, come dice lui.

Reality è divertente e desolato, visivamente magnifico e umanamente poetico, con un protagonista napoletano bravissimo, Aniello Arena; che non è qui a raccogliere gli applausi perché rinchiuso nel carcere di Volterra da vent'anni, anche se ha avuto il permesso di uscire per girare il film. Gli altri interpreti sono attori del teatro napoletano a noi sconosciuti ma eccezionali, come Nando Paone, il segaligno amico Michele, Loredana Simioli, la bella moglie Maria e irresistibile quale novella Tina Pica, Nunzia Schiano, intenta, in chiesa e pregando, a truffare i truffatori. Attorno a loro c'è una piccola folla di comparse locali dai visi, dai corpi, dagli abiti, dalle parole, che raccontano un mondo; quello della Napoli di Eduardo, o di certi film di De Sica come L'oro di Napoli o Matrimonio all'italiana, che ancora sopravvive assediata dalla modernità mercantile e nemica, tra altre realtà.

La vita del pescivendolo Luciano è precaria, tanto che si arrangia, con l'amico Michele, elaborando una truffa geniale: fanno acquistare a rate da vecchie "senza nulla da perdere", però furbissime nel farsi ricompensare, certi mastodontici robot da cucina incollocabili in qualsiasi casa, che, pagata una rata, rivendono nuovi a buon prezzo. Luciano ha una bella moglie che ama ricambiato, tre figli grassocci, madri cugine parenti sempre intenti a friggere qualcosa, una vita come tante, mai stabile ma carica di affetti, di legami, di amicizie, di solidarietà e sogni modesti. In un outlet sterminato, altro luogo della spersonalizzazione contemporanea, fanno casting per il "Grande Fratello" e i figli teledipendenti spingono Luciano a presentarsi: lo scelgono perché balla con garbo e ha una faccia malandrina, e lo invitano a Roma, a Cinecittà per un altro provino: e da quel momento niente conta più per lui se non quella speranza di diventare famoso e ricco.

Il suo personaggio è molto più vero di quello volutamente grottesco di To Rome with love inventato da Woody Allen per Benigni, uomo grigio e senza storia che a causa della televisione diventa famoso per un solo giorno, e una volta dimenticato impazzisce. Anche Luciano comincia a sragionare perché non lo richiamano, e sospetta che ogni persona che gli si avvicina sia una spia del programma che vuole vedere se ne è degno: quindi diventa generoso, paga da mangiare ai mendicanti, regala i mobili e i soprammobili dorati, crede che il grillo trovato in casa sia miracolosamente quello parlante di Pinocchio. Michele, l'amico delle truffe, che è molto credente e conduce i suoi piccoli imbrogli anche durante la messa, lo trascina a Roma per assistere alla Via Crucis notturna, migliaia di candele accese e sullo sfondo il Colosseo: ma anche questa è una illusione, un altro reality che non gli restituisce la pace."
Natalia Aspesi, "la Repubblica"

Realizzato in associazione con Intesa San Paolo Spa ai sensi delle norme sul Tax Credit, in associazione con SofiCinema 7, Coficup-Backup Films, Cinemage 6, La Sofica Manon 2, con la partecipazione di Canal+ e con il sostegno della Regione Lazio - Fondo regionale per il cinema e l’audiovisivo - Grand Prix al 65mo Festival di Cannes (2012).

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01 ottobre 2012
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