Ricerca e sperimentazione per combattere l'Alzeheimer? Impossibili senza finanziamenti

Sulle conduzioni di vita di un malato d'Alzeheimer in Sicilia

03 ottobre 2003
Sarebbe una carenza di ioni di rame una delle cause scatenanti dell’Alzeheimer. A  dichiararlo il professore Alberto Salvato, direttore della cattedra di fisiologia generale dell’Università di Padova. Il medico che, da oltre 30 anni, si dedica a ricerche su proteine e metalli, ha indicato ad un paziente, in collaborazione con alcuni neurologi e geriatri, una dieta con alimenti ricchi di rame, ottenendo una documentata regressione della malattia. Il gruppo di Salvato aspetta ora un finanziamento di 70.00 euro dal Ministero della Salute per avviare una sperimentazione su una cinquantina di pazienti in maniera tale da fare, nel giro di pochi mesi, definitivamente chiarezza sulla questione. 

Però, come spesso accade, i finanziamenti non arrivano e, nel frattempo,  per rispondere alla richiesta di molti familiari, lo scienziato ha dato precise indicazioni alimentari ai suoi pazienti che pare stiano dando risultati positivi in una quindicina di casi. La lotta all’Alzeheimer, comunque, va condotta su più fronti: da un lato c’è la prevenzione, dall’altro c’è anche la cura. In questo senso ci si dovrebbe interrogare sulle condizioni di vita di un malato d’Alzeheimer in Sicilia. L’isola, purtroppo, si distingue negativamente per la carenza di strutture specialistiche destinate all’accoglienza e di spazi appositi che tengano conto dei tanti deficit causati dalla malattia. Eppure la regione siciliana ha una delle più belle leggi sugli anziani d’Italia che, però, resta sulla carta.

Per attuarla ci vorrebbero fondi che non ci sono, così il malato di Alzeheimer  diventa sempre più un peso per le famiglie che si ritrovano a doverlo accudire da sole. La soluzione la si potrebbe trovare tenendo conto della realtà lombarda. Secondo le stime in Lombardia esistono sessanta "Nuclei Alzeheimer", di cui una decina solo a Milano. I nuclei sono dei centri nei quali i pazienti si ritrovano in ambienti protetti, circondati da colori morbidi, superfici non riflettenti, illuminazione indiretta, lontani dai rumori. In questi centri hanno la  possibilità di deambulare in ambienti sicuri, con percorsi individuabili, giardini appositamente studiati, con aree di riposo e piante atossiche, schermi protettivi per chi è in fase avanzata di malattia. Come se non bastasse  i pazienti vengono continuamente coinvolti in una serie di attività creative come giochi, cucina, giardinaggio, ballo, musica tutte finalizzate a renderne più piacevole la permanenza e la loro risposta alla terapia è senza dubbio positiva.

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03 ottobre 2003

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