Ricette d'Amore

Al cinema il genere 'eros e cibo', 'amore e fornelli' si arricchisce di un nuovo importante capitolo

13 giugno 2002


Noi vi consigliamo di vedere …

Ricette d'Amore
di Sandra Nettelbeck




Il genere 'eros e cibo', 'amore e fornelli' si arricchisce di un nuovo importante capitolo, raccontato con gli occhi, anzi con il palato, di una donna.
Martha è la 'chef' di un raffinato ristorante parigino.
Impegnata in modo quasi passionale ai fornelli del ristorante, non ha tempo né voglia per legami sentimentali con uomini che in genere dimostrano di preferire il letto alla tavola.
Ma la sua vita cambia con la morte improvvisa della sorella. Martha deve occuparsi di Lina, la sua nipotina di sette anni, che rivoluziona la sua rigida vita da single. E peggio ancora, la proprietaria del ristorante decide di assumere un secondo chef, un italiano, che con il suo talento e la sua simpatia riesce a conquistare tutti: camerieri, clienti, perfino la piccola Lina.
La stessa Martha dall'odio iniziale comincia a guardare con occhi diversi quest'uomo più bravo di lei.  
  
Distribuzione: Mikado
Durata: 90'
Regia: Sandra Nettelbeck
Con: Martina Gedek, Sergio Castellitto
Genere: Commedia
 
La critica
Il cinema ha spesso riservato ai cibi un ruolo di primo piano, e se si percorre a ritroso l'itinerario di questa arte, gli esempi illustri non mancano, da La febbre dell'oro al Gattopardo, da Miseria e nobiltà a Un americano a Roma, da La grande abbuffata a Quel che resta del giorno... La tavola, insomma, immortalando sul grande schermo film pur tra loro diversissimi, è grande testimone dei tempi, e la sua storia, la sua evoluzione ha di certo influenzato registi e sceneggiatori che hanno utilizzato il rito del mangiare per catturare l'attenzione dello spettatore sui caratteri dei personaggi, per descrivere relazioni, scoprire passioni, raccontare odi e amori.
In diverse occasioni, inoltre, il cibo è stato accoppiato all'amore a causa delle passioni che può generare, come nel caso di Ricette d'amore della regista tedesca Sandra Nettelbeck, la quale cerca di districarsi tra diversi stereotipi legati agli italiani e ai loro piatti e riproponendo in una storia esile e delicata, la solita contrapposizione (in cucina come nella vita) tra carattere nordico e mediterraneo.
Martha (Martina Gedek) è una chef di un raffinato ristorante che ha fatto del suo lavoro il mezzo esclusivo per raggiungere ogni soddisfazione. Delusa dagli uomini che la preferiscono più impegnata nell'alcova che davanti ai fornelli, ella sublima le proprie sopite passioni in una perizia culinaria che è anche un surrogato di affetti familiari. Al contempo rovescia il rapporto con il proprio analista coinvolgendolo in una sorta di simpaticissima "terapia del gusto". Ma nel momento in cui la sorella perisce in un incidente d'auto, lasciandole la tutela di Lina, la nipotina di sette anni, la sua vita viene rivoluzionata. Come se non bastasse, poi, la proprietaria del ristorante decide di assumere un estroverso e talentuoso cuoco italiano (Castellitto), che riesce a conquistare camerieri, clienti, e perfino l'inappetente piccola Lina. La diffidenza iniziale di Martha si trasformerà presto in simpatia e giorno dopo giorno in un sentimento ancor più profondo…
Ricette d'amore mette in risalto le difficoltà di Martha nel comunicare con gli altri, e soprattutto con la nipote, analizzando un problema sempre più diffuso nella società contemporanea: il disagio affettivo. Ma al centro dell'interesse il film pone il delicato rapporto tra il nutrimento del corpo e quello dello spirito, tra la macerazione nella propria solitudine e il piacere dei sensi, analogamente a Il pranzo di Babette, delizioso film del 1987. Ma i riferimenti non finiscono qui. Le "quaglie in salsa di tartufi" sono uno dei piatti forti di Martha così che ella dedica alla preparazione e alla cottura di questi prelibati volatili un'attenzione maniacale; nel successo danese, invece, le cailles en sarcophage (quaglie in casseruola), rappresentano uno dei momenti più alti del godimento dei convitati, la vittoria delle gioie corporali sulla mortificatoria spiritualità luterana; mentre nell'originalissimo Come l'acqua per il cioccolato, una delle interpreti, assaporando le "quaglie con petali di rosa" s'inebria a tal punto che fuggirà nuda da un banchetto per legarsi a un gruppo di guerriglieri.
Allora la cucina è un prolungamento dei sensi e il cibo uno dei principali strumenti di seduzione, come asserisce pure Sergio Castellitto, già protagonista ne La carne di una macabra storia che alternava erotismo e antropofagia. L'attore romano, interprete sempre più maturo e convincente che sta colmando il vuoto lasciato da Mastroianni, così conclude: "Non c'è dubbio che i profumi, i sapori, gli assaggi nel piatto dell'altro, sono tutti movimenti di seduzione, infatti la prima cosa che si chiede a una donna è quella di andare a cena insieme".

Claudio Lugi

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13 giugno 2002

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