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Triple agent

Eric Rohmer, grande vecchio del cinema francese, costruisce un monumento al malinteso e all'ambiguità

12 luglio 2005







Noi vi segnaliamo...
TRIPLE AGENT
di Eric Rohmer

Liberamente tratto dalla vera storia di Fiodor, un ex generale dell'armata zarista, in fuga da Stalin nella Parigi degli anni 40, e spia triplo-giochista, Rohmer costruisce un monumento al malinteso e all'ambiguità intessendo intorno a Fiodor e alla moglie greca Arsino una rete di non detto e alllusioni. A cominciare dagli equivoci della lingua: con la compagna, Fiodor parla francese. Ma né lui, né lei, lo conoscono perfettamente.


Distribuzione Bim
Durata 115'
Regia Eric Rohmer
Con Katarina Didaskalu, Serge Renko
Genere Drammatico


La critica
''Nel cinema di genere la spia è di solito un insospettabile smascherato nel corso del racconto o addirittura alla fine. (...) 'Triple agent' conserva il sapore della quotidianità incastonandola in documentari d'epoca e facendo scivolare la situazione verso la tragedia della famiglia e dell'Europa. In questa meditazione sulla storia, Rohmer, che ha compiuto 84 anni lo scorso aprile, si conferma un maestro.''
Tullio Kezich, 'Corriere della Sera'

''Pur ristagnando ossessivamente in ambienti interni fatti di arredi in legno, quadri e lampadari, l'abilità di Rohmer supera le pareti, facendoci vedere il «mondo esterno» di un intero periodo storico. Non soltanto attraverso i siparietti di brevi filmati d'epoca, ma anche e soprattutto grazie alle parole ballerine dei protagonisti. Un'instabilità di riferimenti che marchia il volto di un'Europa, proprio nel momento in cui, tradita dalla barbarie nazista, reclama l'urgenza di una larga coalizione in grado di compattare l'ampio ventaglio delle forze d'opposizione. Insomma, la nascita di uno spirito di resistenza che si fa costruttivo nei confronti del futuro attraverso l'unione dei diversi.''
Lorenzo Buccella, 'l'Unità'

''Questa pellicola potrebbe sembrare un cambiamento di rotta nel senso già indicato da 'La nobildonna e il duca'; e cioè di una cornice d'epoca con al centro una riflessione che non investe le contraddizioni del cuore bensì quelle della storia. Tuttavia, siccome tali problematiche sono incarnate da esseri umani che ne discorrono nel privato, lontano dai luoghi del potere e dell'azione, il cinema di Rohmer si dimostra di estrema coerenza. Nei suoi film la dialettica delle idee non assume mai un'astratta connotazione ideologica: rispecchia invece le ambigue sfumature di colore della vita, dove nulla è solo bianco o nero come pretendono coloro che parlano a scopo strumentale. 'Triple Agent' si basa sul caso vero rimasto insoluto del russo bianco esule Fiodor Voronin, che sospettato di un rapimento sul punto di essere arrestato sparì: ma, come scritto nei titoli di testa, a parte lo spunto, tutto quello che vediamo sullo schermo è frutto della fantasia.''
Alessandra Levantesi, 'La Stampa'

''Con Rohmer non entriamo nella vita di un agente d'influenza (non di un agente segreto), ma in quella quotidiana di un borghese. Ma anche lui pagherà per essere stato al momento sbagliato con la persona sbagliata, un vinto. E 'Triple agent' è un omaggio ai vinti, oltre che un bel film rarefatto. Presentato in concorso al Festival di Berlino nel 2004, è rimasto finora nel cassetto della Bim, che lo distribuisce ora mandandolo al macello. Eppure è uno dei film miglior di Rohmer.''
Maurizio Cabona, 'Il Giornale'

''Film di finzione basato su delitti politici avvenuti (e mai chiariti) nella Francia del Fronte Popolare. Se lo troverete noioso un po' della colpa è anche del doppiaggio che uccide il flusso delicato di un racconto che ha voci e sapori stratificati, sottili e 'europei': il greco, il russo, l'argot. (...) Rohmer è qui Renoir e Rossellini insieme, e al revisionismo storico insegna obliquità e più antagonismo. Il suo occhio carrella sulla storia e ne giudica emozioni e intenzioni più dei risultati.''
Roberto Silvestri, 'Il Manifesto'

''Attenti alle illusioni. Non solo quelle ben note dei sentimenti, anche quelle ideologiche. Imbastendo una storia nei giorni francesi del '36, con un'ambigua coppia di fuoriusciti russi, il maestro dei racconti morali Eric Rohmer prova con lo spionaggio: rispunta l'amore per Hitchcock della nouvelle vague. Sotto il segno dell'ambiguità, il film è una felice e, a suo modo, feroce commedia politica, con brani documentari e un gioco dialogico ben servito dal cast.''
Maurizio Porro, 'Corriere della Sera'

''Molto snob, teatrale e colto, acuto, allusivo e sommesso. In tutta sincerità 'Triple agent' è un film che sembrerà bellissimo solo agli adepti: non tanto del cinema d'arte e d'essai, quanto del tocco di Eric Rohmer, il più classico dei registi moderni e viceversa. (...) La trama, che si evolve quasi solo nei dialoghi e grazie a implicazioni sentimentali volutamente ambigue, risulta perfettamente inquadrata nelle essenziali scenografie e sintonizzata sui pertinenti cinegiornali d'epoca: così, al di là del gioco incrociato delle ottime recitazioni, prende corpo la memoria del Fronte Popolare di Léon Blum, della Parigi crocevia di spie e crogiolo di lingue e personalità esotiche costrette a 'comunicare in codice' a fine di cospirazione permanente. Come ne 'La nobildonna e il duca' Rohmer ricostruisce minuziosamente una storia pubblica e/o privata senza cedere ai cliché politici semplicistici o faziosi e nella schermaglia degli intrighi fa scivolare con nonchalance una parabola firmata sulla doppiezza umana, sull'amore sprecato e sulla morale schiavizzata dall'ideologia.''
Valerio Caprara, 'Il Mattino'

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12 luglio 2005
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