Triste, solitario... il politico

Dura la vita del politico. Spesso si è soli, e allora si tenta di tirarsi un po' su... con cocaina e squillo

01 agosto 2007

Storie squallide che narrano di un epoca oramai alla fine (si spera) ''satura di parassiti senza dignità''. Storie di personaggi che gravitano nel Palazzo del Potere, corrotti e dissoluti, incapaci e disgustosi. Storie di privilegi, droga e puttane. Storie della politica italiana...

Succede che un politico dell'Udc, quella che una volta era la Democrazia Cristiana, partito della Famiglia, dei Grandi Valori e della Moralità (tutto con la maiuscola), si trova in un ristorante romano a cena con amici dopo una lunga e snervante giornata di lavoro. Tra gli invitati c'è anche una donna... ''di facili costumi'', che fa la civetta col nostro politico che cede alla malizia. Succede poi che la donna di... la... la... puttana e il politico, insieme ad un'altra ragazza, vanno in un hotel e qui si preparano a consumare una nottata di perdizione, tra sesso, liquori e cocaina.
Succede che la donna, strafatta come una scimmia, si sente male e che il politico terrorizzato chiama un'ambulanza. E siccome oggi come oggi queste cose si vengono subito a sapere, peggio che ai tempi in cui nelle piazze passavano gli strilloni, succede che il politico decide di uscire allo scoperto volontariamente e di raccontare cosa è successo quella notte.
''Quel parlamentare sono io, ma droga non ne ho vista e la signora mi era stata presentata quella sera a cena da amici''. Ad autodenunciarsi è Cosimo Mele, 50 anni, una moglie e tre figli, nato in provincia di Brindisi e in quel collegio eletto nelle liste dell'Udc.
Dopo essere uscito allo scoperto, ''per evitare speculazioni politiche a danno del partito'', Mele ha rassegnato le proprie dimissioni.
Al suo primo mandato, negli archivi dell'informazione politica Cosimo Mele è ricordato per dichiarazioni sulla necessità di difendere ''la nostra identità cristiana'', ed è stato anche cofirmatario della proposta di legge per la pubblicità sull'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope da parte dei parlamentari.

''La signora l'ho conosciuta a cena, presentata da amici'', ha detto Mele dando la propria versione dei fatti. ''No, non sapevo fosse una prostituta'', ha ribadito più volte, per poi ammettere di averlo capito ''ad un certo punto'' e di averle fatto ''un regalino''. Ha raccontato poi d'avere portato la donna in una suite di un hotel (''anche se ho casa a Roma, ho preferito...'') e di aver consumato quanto ''acquistato col regalino''. Poi ognuno a nanna in una stanza diversa della suite. Di cocaina l'onorevole ha detto di non averne fatto uso, ma nemmeno di averla vista. Poi è successo quel che è successo...

Ma, ovviamente, la storia dell'ormai ex onorevole Mele, non corrisponde a quanto raccontato dalla prostituta. ''La droga non l'ho portata io. Io non ho portato assolutamente nulla. Chi l'aveva? Questo lo sappiamo io e la polizia''. Così ha detto la donna smentendo, in gran parte, quanto raccontato da Mele: ''Non sapeva che io fossi una squillo? Certo, come no? Ma se la prima cosa che ha fatto è stata quella di darmi i soldi, ma andiamo...''. E ancora: ''I miei clienti hanno capito che sono io e nessuno mi chiama più''. Insomma, di vite rovinate qui ce ne sono due...
Secondo la donna, inoltre, a chiamare i soccorsi non fu Mele, anzi: ''Macché, ha cercato di strapparmi il cellulare di mano . Io ho telefonato al mio compagno e poi a mio fratello''. Poi un'altra smentita: ''Nessuno ha mai dormito quella notte. Siamo rimasti dalle 2 alle 5 del mattino, in tre in una stanza. E poi alla fine mi sono sentita male... ho visto delle cose che mi hanno fatto paura''...

Tutto finito?L'ennesima squallida storia da seconda repubblica? No, purtroppo, perché arginare il ridicolo e l'indecenza all'interno della politica italiana sembra impossibile. Perché diciamo questo? Ve lo spieghiamo subito...
Dopo la confessione di Mele e la consegna delle sue dimissioni nelle mani del segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, che le ha subito accettate, quest'ultimo dicendosi ''profondamente amareggiato per quello che è accaduto'' ed esprimendo la sua solidarietà alla moglie del deputato, ha voluto sottolineare anche il ''problema'' dei parlamentari che vivono a Roma da fuori sede, ''e fuori dalla loro città hanno una vita abbastanza dura''. Cesa lo ha detto a ragion veduta, riferendosi, infatti, anche alla sua vita pubblica: ''Quando ero eurodeputato, stavo da solo tutta la settimana e la solitudine è una cosa molto seria''. Per questo, ha ripetuto più volte, ''la vita del parlamentare è molto dura'' e bisognerebbe pensare all'ipotesi di un ricongiungimento familiare: più soldi a deputati e senatori, quindi, per poter permettere il trasferimento delle loro famiglie a Roma. (!!!!!!!!)

Ora, francamente, cos'è che risulta più squallido, quanto fatto da Mele o quanto detto da Cesa? Rompicapo difficilissimo a cui ha dato risposta il presidente della camera Fausto Bertinotti: ''Il ricongiungimento familiare per i parlamentari? Sarebbe un privilegio immorale''.
Per Bertinotti una ipotesi del genere ''va nella direzione opposta'' a quella che impegna i due rami del Parlamento a ridurre i costi della politica. ''Notizie di stampa - ha puntualizzato Bertinotti- ci consegnano proposte o presunte tali che investono le prerogative e la condizione del parlamentare. La Camera dei deputati è impegnata in uno sforzo comune per ridurre i costi e intervenire per mettere mano alle storture e concorrere a ricostruire un rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni''. E proprio per questo ''una condizione di privilegio per il parlamentare del tutto incompatibile con la morale pubblica''.
Anche il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, ha stroncato l'ipotesi di Cesa: ''Non esiste. E' una sciocchezza''.

Alle parole del presidente della Camera, Cesa ha replicato scandalizzato (LUI SI E' SCANDALIZZATO!): ''Ritengo del tutto ingiustificate la strumentalizzazione e l'alterazione delle mie parole'' ha scritto Cesa in una nota. ''Nella conferenza stampa, dopo la ferma condanna del comportamento dell'on Mele e l'annuncio della immediata accettazione delle sue dimissioni per incompatibilità con la linea e i valori di riferimento dell'Udc - ha detto ancora Cesa - rispondendo ad una domanda di un giornalista sulla vita dei parlamentari, in un contesto completamente diverso dal caso Mele, ho semplicemente sottolineato l'esigenza, avvertita da molti parlamentari non romani, di poter condurre una normale vita familiare, ricongiungendosi ai propri cari nel corso della settimana''. Dunque, ha continuato, ''nessuna richiesta di privilegi e prebende - l'Udc è favorevole alla riduzione dei costi della politica - ma solo la sottolineatura della difesa dell'unità della famiglia, in tutti i suoi aspetti, in linea con tante altre battaglie condotte in Parlamento dall'Udc. Chi altera questi dati compie una operazione in malafede''.
Ah, ora si che abbiamo capito! Il leader dell'Udc parlava di un modo... una maniera... giusta per non far cadere in tentazione i tanti ''santantonio'' costretti ad attraversare l'aridità desertica che può essere la politica, e qui combattere con gli spiriti malvagi che vogliono distrarli dalla loro missione.
Certo, ora comprendiamo tutto... Chissà se quella donna ha già ripreso le sue vere sembianze... Chissà se le sono rispuntate le corna e i piedi caprini... [F.M.]

- ''Un'indennità contro le tentazioni'' di G. A. Stella (Corriere.it)

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01 agosto 2007

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