Un anno fa affondava la petroliera Prestige

Sul disastro avvenuto in Galizia, discusso da Greenpeace a Catania per il Vertice Onu sull'Ambiente

19 novembre 2003
Oggi, 19 novembre 2003, l'affondamento della petroliera Prestige compie un anno.
Per "festeggiare" il primo anno di vita della "marea negra" che è fuoriuscita dalla nave colata a picco e che ha invaso e colpito centinaia di km di costa del litorale galiziano (per poi raggiungere prima anche le coste dei paesi baschi e poi quelle atlantiche francesi in un secondo momento) diverse associazioni e gruppi di ecologisti che si sono riuniti nella piattaforma NuncaMais hanno organizzato per il mese di novembre un calendario fittissimo di manifestazioni pubbliche.
Il culmine delle stesse sarà rappresentato dalla manifestazione del 13 a La Coruña e del 16 a Santiago de Compostela.

Queste due città della Galizia sono stati i principali polmoni di ossigeno per le coste colpite e invase dal petrolio combustibile (in alcuni tratti di costa lo strato di petrolio raggiungeva il metro di altezza!!), avendo fornito l'apporto volontario e autorganizzato di migliaia di uomini e donne. Giovani e non si sono lanciati contro la Marea nera, lavorando instancabilmente per ripulire nel modo migliore possibile le coste: raccogliendo quantità infinite di petrolio e soccorrendo centinaia di uccelli ricoperti dallo stesso; dando una mano ai gruppi di pescatori che ogni giorno uscivano in mare per provare a contenere l'avanzata della macchia nera; sostituendo del tutto l'organizzazione e l'azione del governo istituzionale che mai come in questo caso a livello nazionale così come a livello locale è stata colpevolmente assente.

Dopo essersi palleggiata con il governo britannico e portoghese una petroliera in difficoltà, evidente fonte di un disastro ecologico quasi scontato a quel punto, il governo spagnolo non ha trovato altro spirito d'iniziativa se non nel censurare e mettere in discussione la cronaca di ciò che stava accadendo in quei giorni. Il governo nazionale ha minimizzato, smentito, censurato, mentito e si è scagliato perfino scagliato contro la comunità scientifica spagnola, per provare a coprire l'evidenza di una catastrofe ambientale tra le peggiori nella storia dell'umanità. La quantità di petrolio combustibile (viene chiamato così perché non è altro che la frazione più pesante del petrolio, il residuo risultante a seguito della distillazione delle benzine, del gasolio, delle nafte e degli altri componenti più leggeri del greggio, un intruglio pestilenziale ricco in zolfo, asfalteni, idrocarburi policiclici aromatici e di metalli pesanti, che ha una resistenza notevolissima con all'impatto con le molecole dell'acqua, che resiste e non si congela a temperature bassissime e che ha un potenziale "inquinante" elevatissimo)spaccata in due a centinaia di metri di profondità e l'impatto sull'ecosistema marino e della costa non hanno precedenti.

A distanza di un anno i dati di una serie di ricerche realizzate in questi dodici mesi da enti e gruppi come l'Istituto Oceanografico di Vigo, Università locali, gruppi di studiosi e organizzazioni ambientaliste, indicano un evidente stato di "contaminazione" e "infezione" della costa. Dagli animali marini "immobili" ai pesci e i molluschi che vagano nel mare, per arrivare alla sabbia della costa e ai campioni dell'acqua: oggi il livello di contaminazione di tutto ciò è alto. Significa che lo sarà per anni e che si può parlare chiaramente di un disastro ambientale che nel tempo provocherà danni irreparabili all'ambiente e agli esseri umani. Già, perché la marea nera è solo l'effetto più "spettacolare" e visibile di un disastro simile; ciò che avviene nel tempo e in profondità, in mare, è nettamente più grave. L'ecosistema marino è composto da animali che mangiano propri simili: insomma da un'alga al pesce che ci arriva in tavola, ognuno degli anelli della catena alimentare marina ha mangiato un proprio simile e molto probabilmente tutti hanno ingerito o assorbito del petrolio in questi mesi. E' molto difficile fare delle previsioni allo stato attuale ma di certo l'impatto del chapapote (il petrolio) sulla vita di milioni di uomini e donne andrà studiato per almeno un decennio.

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19 novembre 2003

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