Un importante traguardo nella lotta al cancro. Il vaccino che protegge le donne dal tumore all'utero è pronto

Arriverà in Italia nei primi mesi del 2007

09 novembre 2005

Una buona, anzi, un'ottima notizia arriva dal mondo scientifico. La ricerca ha raggiunto un importantissimo traguardo nella lotta al cancro: un vaccino che proteggerà le donna dal tumore all'utero è pronto e presto arriverà anche nel nostro Paese.
In Italia il vaccino che proteggerà dal tumore del collo dell'utero, sarà disponibile entro il primo semestre del 2007.

A confermarne l'efficacia nel 100 per cento dei casi, sono i risultati di fase III dello studio Future che, presentato all'European Cancer Conference svoltasi la scorsa settimana a Parigi, ha coinvolto 25 mila donne e 33 Paesi in tutto il mondo.
Tra questi anche 5 centri oncologici italiani: l'università di Palermo, il Regina Elena e il Sant'Andrea di Roma, l'ateneo di Brescia e l'istituto dei tumori di Napoli.

Prodotto dalla Sanofi Pasteur Msd, il Gardasil (questo il nome commerciale del vaccino quadrivalente), si è dimostrato valido a bloccare l'infezione da Hpv, il virus del Papilloma responsabile a sua volta, nel 70 per cento dei casi, del carcinoma del collo dell'utero, la forma tumorale che nella donna è seconda solo a quella della mammella e che in Italia fa registrare ogni anno 3.500 nuovi casi con 1.800 vittime. E la mortalità riguarda soprattutto la fascia d'età compresa tra i 50 e i 70 anni, mentre il picco di incidenza del papillomavirus è particolarmente elevato, come avverte il professor Sergio Pecorelli, ordinario di Ginecologia a Brescia, tra le più giovani a causa ''dell'abbassamento dell'età di inizio della vita sessuale''.

Il vaccino agisce su quattro genotipi del Papillomavirus umano: il 16 e il 18 (responsabili del 70 per cento dei tumori della cervice uterina); il 6 e l'11 che sono causa del 30 per cento dei condilomi. ''Questo tipo di neoplasia'' - ha spiegato Antonio Perino, cattedratico di Ginecologia a Palermo - vede direttamente implicati come fattori causali, differenti tipi di Papillomavirus, trasmessi proprio con i rapporti sessuali''.

Per ora, l'unica arma disponibile per contrastare il tumore del collo dell'utero è il Pap-test: sarà sostituito dal vaccino?
''Assolutamente no. E sia ben chiaro - raccomanda Luciano Mariani, responsabile degli ambulatori di Ginecologia oncologica al Regina Elena di Roma - che la vaccinazione contro l'Hpv dovrà essere condotta mantenendo intatti, o meglio implementando, i programmi di screening con il Pap-test su tutto il territorio''.
Sull'esigenza di non abbassare la guardia interviene anche il professor Pecorelli: ''Purtroppo solo una donna su due in Italia esegue periodicamente il test per la diagnosi di eventuali lesioni precancerose o cancerose del collo dell'utero, mentre due su cinque non hanno mai eseguito il test nella loro vita. Eppure è fondamentale perché consente di scoprire le alterazioni della cellula prima che compaiano i sintomi del tumore''. [Repubblica.it]

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09 novembre 2005

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