Un'insegnante rischia il carcere per aver punito l'alunno bullo facendogli scrivere per 100 volte ''sono deficiente''

09 giugno 2007

Noi pensiamo che la storia che andremo a raccontare potrebbe benissimo essere utilizzata da uno studioso di sociologia per spiegare quali sono i mutamenti degli atteggiamenti sociali che si sono avuti negli ultimi anni.
A nostro parere, infatti, la vicenda accaduta a Palermo e di cui è stato dato ieri rilievo dagli organi di informazione, è una vicenda che fa riflettere, perché in un certo qual modo spiazza e ci fa rendere conto che forse, nella nostra contemporanea società, c'è qualcosa che non funzione perché, forse, qualcosa si è rotto.
Ma andiamo a raccontare il fatto...
Un insegnante di una scuola media di Palermo per punire l'alunno che faceva il bullo con un suo compagno, lo ha obbligato a scrivere sul quaderno per cento volte: ''Sono un deficiente''.
Il genitore del ragazzo però l'ha denunciata, e per la professoressa il pm ha chiesto la condanna a due mesi di carcere, pena sospesa, per abuso di mezzi di correzione.

Raccontiamo l'antefatto... Il ragazzino, dodici anni, aveva vietato a un coetaneo l'ingresso nel bagno dei maschi dicendogli ''Tu non puoi entrare, sei gay, sei femmina...''.
Il ragazzino, descritto come un ragazzo ''molto vivace'' e considerato un leader tra i coetanei, è quindi andato incontro alla punizione (giusta secondo noi, ndr) della professoressa di Lettere, un'insegnate con trent'anni di lavoro alle spalle, che ha deciso di stigmatizzare il gesto da bullo facendogli scrivere la frase suddetta sul quaderno per un ragguardevole numero di volte, nella speranza che il ragazzino capisse di aver sbagliato.
Il padre del bulletto, però, forse vedendo offesa la dignità del figlio si è rivolto ai carabinieri dopo avere detto alla docente: ''Mio figlio sarà deficiente ma lei è una c...''.
Il pm Ambrogio Cartosio ha quindi chiesto la condanna dell'insegnante a due mesi di reclusione, pena sospesa, per aver dato una punizione sproporzionata rispetto al comportamento del suo alunno dodicenne. Il padre del dodicenne si è inoltre costituito parte civile per chiedere i danni all'Istituto.

Sulla vicenda è intervenuto anche il direttore dell'ufficio scolastico regionale, Guido Di Stefano che senza entrare nel merito ha affermato: ''Non esiste una regola generale per i docenti che si trovano davanti a un atto di bullismo. L'unica cosa da fare è non ignorarli. Alcuni docenti preferiscono affrontare il comportamento aggressivo con ironia spiazzando il ragazzo. Ma questo non può funzionare sempre''.

In ogni caso, se la punizione per il ragazzo fosse stata atta al miglioramento delle sue nozioni di ortografia, è risultata inutile. Il giovane bullo ha infatti scritto per cento volte ''sono deficente'', omettendo la ''i''.

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09 giugno 2007

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