XVIII Giornata Mondiale contro l'AIDS

Nel Mondo le persone infette sono 40,3 milioni, di questi 570 mila sono bambini. Ricordiamocelo

01 dicembre 2005

Ricorre oggi, 1° Dicembre, la XVIII Giornata mondiale per la lotta contro l'Aids. Sono tante le iniziative in programma per oggi in Italia, ma nessuna campagna istituzionale. Eppure, proprio nella nostra Nazione ogni due ore una persona contrae l'Hiv e va ad aggiungersi ai 120mila sieropositivi presenti nel nostro Paese.
Nonostante i numeri siano allarmanti, e nonostante l'attenzione verso questa ''peste nera'' sembra essersi indebolita, il taglio annunciato per la Finanziaria 2006 di 150 milioni di euro ai fondi per la cooperazione non permetterà di rispettare l'impegno preso dal governo nel settembre scorso di finanziare con 260 milioni di euro il Global Fund per la lotta a Aids, malaria e tubercolosi per il 2006-2007.
Il governo Italiano, dunque, non potrà utilizzare lo slogan dell'UNAIDS (il Programma dell'ONU che si occupa dell'HIV e dell'AIDS): ''Fermiamo l'AIDS. Manteniamo la promessa''.
Lettere aperte di protesta al ministro Francesco Storace sono arrivate dalle principali associazioni impegnate nella lotta la virus, a cominciare dal Network italiano persone sieropositive. Anche la Lila ha denunciato con una missiva carenze e lacune del nostro Paese sul fronte Aids. Le istituzioni, secondo la Lega italiana di lotta all'aids, possono solo vantare un accesso ai farmaci ''abbastanza generalizzato'', con ''forti discrepanze'' tuttavia a seconda del territorio. L'associazione ha denunciato tra l'altro ''una vergognosa mancanza di campagne adeguate di prevenzione e informazione, mirate a target specifici''.

In questa 18esima Giornata mondiale contro l'Aids arrivano anche i risultati della più estesa indagine statistica mai condotta in Italia sulla popolazione omosessuale e bisessuale. Dalla ricerca e dagli ultimi dati ufficiali dell'Istituto superiore di sanità (Iss) emerge che la percentuale di gay continua a salire tra i nuovi casi di Aids (sfiorando nel biennio 2004-2005 il 20%, contro il 15% del biennio 1996-97), che due omosessuali su tre hanno fatto il test dell'Hiv ma uno su tre trova difficile reperire informazioni chiare sui rapporti sessuali a rischio di contagio.
Secondo i primi risultati dell'indagine, battezzata ''Modi-di'' e condotta da Arcigay con l'approvazione e il finanziamento dell'Istituto superiore di sanità, il 68% dei gay e il 45% delle lesbiche si è sottoposto almeno una volta al test dell'Hiv. Sono sieropositivi il 4,2% dei primi e lo 0,5% delle seconde. I dati dell'indagine di Arcigay, la prima ad aver riguardato anche l'universo femminile, derivano dalle prime analisi condotte su un campione scremato di 6774 soggetti (4690 maschi, 2084 femmine), che si autodefiniscono gay o lesbiche, o che hanno avuto rapporti sessuali recenti con persone del proprio sesso.

Convivere con l'AIDS, morire di AIDS
Grazie ai progressi della ricerca e della farmacologia, nel corso di vent'anni una sindrome mortale è diventata cronica. Di Aids non si guarisce è vero, ma la qualità della vita delle persone colpite, nella maggior parte dei casi, è molto migliorata. Eppure a questi, che possiamo reputare ottimi risultati corrispondono oggi altri problemi. Nel nostro paese sta aumentando, oltre che nella popolazione gay, la percentuale di persone infettate tra la popolazione eterosessuale, così come l'età media delle persone colpite, che si aggira intorno ai quarant'anni. Aumenta anche un altro fenomeno: la diagnosi tardiva. Gli ultimi dati disponibili, pubblicati a giugno 2005, indicano che ci sono stati 55.000 casi di Aids e negli ultimi anni si ammalano tra 1500 e 2000 persone all'anno. Più difficile dire quante siano le persone con infezione da Hiv, ma si stima che siano tra 100.000 e 150.000. ''I dati dell'Istituto superiore di Sanità - afferma il professor Massimo Galli, infettivologo dell'Università degli studi di Milano - ci dicono che se negli ultimi anni sta calando il numero di diagnosi di Aids, rimane costante il numero di persone a cui viene scoperto l'Aids in uno stato già avanzato della malattia, senza che vi sia stata prima una diagnosi di avvenuta infezione. Oggi questi casi rappresentano più della metà delle nuove diagnosi nel nostro paese''. Contemporaneamente sembra proprio che il livello di attenzione su questa malattia si sia abbassato. In Italia la prevenzione si fa poco e niente: non solo non ci sono più gli spot che si vedevano fino a qualche anno fa, ma neppure si tentano nuove strade per cercare di evitare nuovi contagi, come invece si sta facendo ad esempio negli Stati Uniti.

Convivere con il virus, quindi, oggi è possibile. Di Aids nell'Occidente ricco non si muore (quasi) più. Ma nei paesi poveri la situazione resta drammatica: le terapie sono costose e impegnative. Nel mondo soltanto una persona su cinque tra quelle a rischio Hiv può partecipare a programmi di prevenzione e soltanto una su dieci ha potuto ricorrere al test e essere informato sulla malattia.
Secondo i dati dell'ultimo rapporto Unaids/Oms, le persone infette sono 40,3 milioni, quasi 5 milioni i nuovi contagiati nel 2005 e 3 milioni e 100 mila i decessi. Di questi 570 mila sono bambini: in media ne muore uno ogni minuto. L'Africa subsahariana resta l'area più colpita con 25 milioni e 800 mila sieropositivi, 3milioni200mila nuove infezioni (rappresentano il 64% dei nuovi casi a livello mondiale) e 2 milioni 400mila morti. Il fenomeno Aids registra un altro dato drammatico per i bambini sieropositivi: solo il 5% di essi è sottoposto a quelle cure che permettono di bloccare l'avanzamento della malattia. Si stima che nel mondo siano 2.100.000 gli under 14 sieropositivi. Salgono invece a 15 milioni gli orfani dell'Aids, quelli a cui il virus ha ''scippato'' almeno un genitore. Vivono soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e tra cinque anni se ne aggiungeranno altri 3 milioni. Solo il 10 per cento di loro gode di una qualche assistenza. Tutti gli altri sono abbandonati e lasciati a se stessi.

Tre organizzazioni in prima linea per difendere i bambini dall'AIDS
Tra le organizzazioni impegnate in prima linea per difendere i bambini dall'Aids nell'Africa australe c'è l'Unicef, insieme ad altre associazioni umanitarie come il Cesvi e Save the Children.

L'agenzia Onu per l'infanzia, l'Unicef, ha in cantiere una campagna mondiale anti-Aids che punta a raggiungere 4 obiettivi entro il 2010

1. prevenire la trasmissione del virus da madre a figlio (sono 600 mila casi all'anno evitabili con le terapie a base di farmaci antiretrovirali disponibili nei paesi ricchi);
2. garantire l'assistenza pediatrica;
3. prevenire la diffusione del contagio tra gli adolescenti (i giovani tra i 15 e 24 anni costituiscono oltre la metà di tutti i nuovi casi di contagio);
4. aiutare i 18 milioni di bambini orfani a causa dell'Aids.
La campagna richiede 55 miliardi di dollari, una cifra che al momento - spiega il presidente italiano Antonio Sclavi - non è ancora disponibile, Mancano all'appello 18 miliardi di dollari. Per questo, l'Unicef chiede la mobilitazione di volontari e governi .
In campo anche il Cesvi con la campagna ''Fermiamo l'Aids sul nascere'': i suoi progetti nati in Zimbabwe e poi estesi in Sudafrica e Congo, riguardano la prevenzione dell'Aids dalle mamme sieropositive ai neonati, la cura delle gestanti con antiretrovirali e l'accoglienza di orfani e ragazzi abbandonati.
In prima linea per aiutare i bambini già colpiti dall'Hiv o a rischio di contagio, c'è anche Save the Children. L'organizzazione internazionale per la difesa e la promozione dei diritti dei bambini porta avanti interventi educativi e sanitari in diversi paesi: in Malawi il programma ''Adotta un villaggio'' in cui le comunità locali vengono mobilitate e spinte a farsi carico delle esigenze delle famiglie colpite dalla malattia e dei bambini orfani a causa dell'Aids. In Etiopia l'associazione lavora per ridurre l'impatto del virus lungo una trafficata arteria stradale che collega la capitale Addis Abeba a Djibouti. Si tratta di un'area ad alta diffusione della pandemia, anche perché frequentata da molti camionisti. È in questa zona che operano i 20 volontari ''avvocati della speranza''. Un gruppo di adolescenti che fanno opera di informazione, prevenzione e assistenza, sia con i propri coetanei, sia con famiglie e persone colpite dalla malattia.

- L'affare AIDS (Report)

- La verità sull'AIDS

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01 dicembre 2005

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