Lu jornu di li morti

Altro che Halloween! La tradizionale festa di casa nostra con tutta la storia che si porta appresso

20 ottobre 2016
Lu jornu di li morti

La Festa dei Morti, in Sicilia, è una ricorrenza molto sentita e viene vissuta come un momento di legame e di contatto profondo con i cari defunti. Purtroppo, negli ultimi anni il 2 Novembre, 'lu iornu di li morti' (o semplicemente 'i morti'), ha ceduto il passo alla consumistica Halloween, la festa delle streghe di origine anglo-americana, che da oltreoceano è stata, per così dire, 'importata' in casa nostra e sembra essere preferita dai giovanissimi. Quindi, non bisognerebbe meravigliarsi più di tanto se, la sera del 31 Ottobre, qualche ragazzino venisse a bussare alla porta di casa nostra recitando la famosa formula "Trick or treat?", "dolcetto o scherzetto?".

Vampiri, teschi, fantasmi, pipistrelli, zucche illuminate e diavolerie di ogni genere sono ormai diventati gli indiscussi protagonisti della notte del 31 ottobre, appunto la notte di Halloween. Del resto, anche volendo, la festa delle zucche e delle streghe è un appuntamento difficile da ignorare, sia per l'ammasso di giochini, dolcetti, cioccolatini, maschere e costumi che fanno bella mostra nelle vetrine dei negozi sia per le feste e serate organizzate in pub o discoteche rigorosamente all'insegna dell'horror. Un business ormai consolidato per una tradizione che non ci appartiene affatto ma che, tuttavia, rischia seriamente di mettere all'angolo un'altra festa, quella dei morti' che invece, affonda radici profonde nella nostra cultura e tradizione.

Lu jornu di li morti - Il 2 Novembre la Chiesa fa solenne commemorazione dei defunti e ogni città siciliana, addirittura ogni paesino, fa una gran festa: scuole chiuse, grandi luminarie, tradizionali fiere con bancarelle stracolme di dolci o giocattoli che vengono acquistati e nascosti in casa. Nel giorno della 'festa dei morti' le tavole di ogni casa siciliana, si riempono di ceste di frutta di martorana colorata, dei tradizionali 'pupi ri zuccaru' dipinti, ritraenti i tradizionali paladini, di 'crozzi i mottu' (ossa di morto) o di squisite 'paste ri meli', di 'taralli' cioè ciambelle rivestite di glassa zuccherata, di nucatoli e tetù bianchi e marroni, velati di zucchero o di polvere di cacao. In alcune zone della Sicilia viene preparata anche la 'muffoletta', pagnottella calda appena sfornata "cunzata", con olio, sale, pepe e origano, filetti di acciuga sott'olio e qualche fettina di formaggio primosale.

La fantasia popolare si è notevolmente sbizzarrita attorno alla festa dei morti, tanto che si racconta che, nella notte tra l' 1 e il 2 Novembre i morti lasciano le loro sepolture e, in gruppo o anche da soli, girano per la città a rubare dolci, giocattoli, scarpe e vestiti nuovi per portarli ai loro piccoli parenti che sono stati buoni durante l'anno e che hanno pregato per loro. I morti infatti, è soprattutto la festa dei bambini che sperando di ricevere i doni che desiderano, pregano per propiziarsi i favori dei defunti, recitando la seguente preghiera:
Animi santi, animi santi,
Io sugnu unu e vuiautri síti tanti:
Mentri sugnu 'ntra stu munnu di guai
Cosi di morti mittitimìnni assai.

Secondo la tradizione, la notte di Ognissanti, i defunti sfilano in corteo seguendo quest'ordine: prima ci sono coloro che morirono di morte naturale, poi i giustiziati, poi i morti in disgrazia, i morti repentinamente e poi seguono a ruota tutti gli altri. La mattina del 2 novembre, i bimbi balzano dal letto impazienti di trovare i regali, mettono a soqquadro tutta la casa e cercano dappertutto, credendo o facendo finta di credere, che sono stati i defunti a tornare sulla terra per una notte a portarglieli. I doni, che vengono nascosti nei posti più impensati della casa, di solito sono giocattoli, vestiti e dolci tipici tradizionali. La sera di Ognissanti inoltre, i bambini appendono, in un angolo della casa, un paio di ciabatte 'apparanu li scarpi' in maniera tale che durante la notte le anime dei morti vi ripongano qualche dono. Le ciabatte l'indomani spariscono, sostituite dalle scarpe nuove o da scarpine di zucchero.

A Palermo il giorno dei morti si è soliti andare a visitare le Catacombe dei Cappuccini, dove per antica usanza gli scheletri dei morti, avvolti in panni neri o addobbati con costumi d'epoca, pendono attaccati alle pareti o stanno in nicchie esposti agli occhi dei visitatori. Le catacombe custodiscono più di 8.000 scheletri e corpi mummificati con sistemi naturali, sepolti tra il 1559 e il 1880 sotto la Chiesa dei Cappuccini. Un altro appuntamento cui i siciliani non possono mancare è la tradizionale visita al cimitero per ricordare i propri cari, per portare qualche fiore ed accendere grossi ceri e lumini accanto alle lapidi, attendendo che siano completamente consumati, prima d'andare via.

La notte di Ognissanti in Sicilia - Si racconta che la notte di Ognissanti i defunti lascino i cimiteri ed entrino nelle città. Molto spesso però, anticamente i cimiteri si trovavano all'interno dei Conventi così i morti uscivano direttamente da questi ultimi. A Cianciana (Ag) ad esempio, i defunti escono dal Convento di S. Antonino dei Riformati, attraversano la piazza e arrivano al Calvario e qui, recitata una loro preghiera al Crocifisso, scendono per la via del Carmelo. E' durante questa passeggiata che lasciano i loro regali ai fanciulli buoni. A Casteltermini (Ag) il viaggio si svolge ogni sette anni e i morti lo fanno attorno al paese, lungo le vie che devono percorrere le processioni solenni. A Borgetto e Partinico (Pa) camminano avvolti in un lenzuolo a piedi nudi e portano in mano una torcia resinosa accesa. Procedono a due a due recitando il rosario o le litanie. In molti comuni Etnei camminano "cu lu coddu di filu", cioè con un collo di filo, sottilissimo quanto un filo. Ad Acireale (Ct) girano per la città vestiti di bianco, avvolti nel lenzuolo funebre, e calzano scarpe di seta per non far rumore ed eludere così la vigilanza dei venditori ai quali andranno a rubare i doni. Quindi girato il paese e giunti dove devono, si trasformano in formiche per entrare nelle case dei loro congiunti, penetrano per le fessure e senza essere visti lasciano i doni. A Salaparuta (Tp) i defunti non sempre entrano nelle case, ma lasciano i regali davanti le porte o sulle finestre, dentro delle scarpe se i bambini appartengono al basso popolo, in canestrini se sono del medio ceto. Qui le campane della parrocchia suonano per tutta la notte mentre le mamme e le nonne, nelle prime ore della sera, raccontando ai nipotini ed ai figli le gesta dei morti facendoli pregare per loro mentre sono già usciti dalle sepolture. A Monte Erice (Tp) i defunti partono dalla Chiesa dei Cappuccini e procedono sino a Rocca Chiana dove si fermano per riposarsi e rifocillarsi, mangiando delle vere e proprie prelibatezze. Poi, portano i doni dentro le case dei bambini che l'indomani vanno ai Cappuccini a ringraziarli per la loro generosità. Nel loro tragitto però, i bimbi evitano rigorosamente Rocca Chiana temendo che qualche morto sia rimasto ancor là a mangiare gli avanzi della lauta libagione.

Origini di Halloween - Nella tradizione cattolica a molti Santi viene dedicato un giorno particolare del calendario, ma il 1° novembre è il giorno nel quale vengono festeggiati tutti i Santi. Il giorno dedicato ad "Ogni Santi" (in inglese All Saints' Day) aveva una denominazione antica: All Hallows' Day. La parola Halloween ha quindi origini cattoliche e presso i popoli dell'antichità la celebrazione di "Ogni Santi" iniziava al tramonto del 31 ottobre ed era chiamata "All Hallows' Eve" (Even significa sera) che venne abbreviato in Hallows' Even, poi in Hallow-e'en ed infine in Halloween. Per quanto riguarda invece, la festa ha origini pagane e precisamente celtiche. I Celti abitavano in Gran Bretagna, Irlanda e Francia e festeggiavano l'inizio del Nuovo Anno il 1° Novembre, giorno in cui celebravano anche la fine della bella stagione e l'inizio dell'inverno.
Anticamente presso i Celti si credeva che, nella notte di Halloween, gli spiriti abbandonassero le tombe per cercare di ritornare nelle proprie case. Per spaventare gli spiriti si era soliti indossare delle maschere e lasciare cibo e doni sulla porta di casa per placare le anime ed invitarle a proseguire il loro cammino. Si iniziarono anche ad intagliare e dipingere delle facce nelle rape in cui si mettevano candele illuminate, sperando che il simulacro di un'anima dannata, potesse far scappare i fantasmi. Tra il 1845 ed il 1850, a causa di una terribile carestia delle patate, circa 700mila persone furono costrette a lasciare l'Irlanda per emigrare in America. Questi emigranti portarono con se anche la tradizione di Halloween e di Jack O'Lantern, sostituendo però le rape che non erano diffuse nel nuovo continente con delle zucche.

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20 ottobre 2016

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