Sulla costa saracena l'incantevole Brolo

Spiagge color dell'oro e un suggestivo quartiere medioevale che ricorda la cabash tunisina

18 ottobre 2016
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Tra il promontorio di Capo Calavà e Capo d'Orlando, tra vigneti rigogliosi e verdi agrumeti, sorge Brolo, borgo marinaro dal fascino antico. Brolo è adagiato lungo l'incantevole costa saracena, ricca di storia, di bellezze naturali ed artistiche, incastonate in paesaggi ed ambienti incontaminati. All'orizzonte lo sguardo si perde tra il Mar Tirreno e le Isole Eolie che incantano chi le osserva dai tanti 'belvedere' che si aprono lungo la via Manzoni. Brolo si trova in una zona pianeggiante, tra la costa e l'autostrada, che penetra verso l'interno in corrispondenza di tre fiumi: la fiumara Sant'Angelo, il torrente Iannello e la fiumara di Brolo. Inoltre gode di uno splendido litorale, con una spiaggia di sabbia dorata ideale per passeggiare, prendere il sole ed accessibile in tutta la sua estensione. Il lungomare cittadino è molto curato e adornato da alberi e piante di vario genere.
Grazie al mare, alla bellezza del paesaggio e al clima mediterraneo, Brolo è diventata, negli ultimi decenni, una vera e propria stazione turistica. Anche se non si tratta di turismo di massa, il centro è perfettamente in grado di offrire servizi di elevato standard, a cominciare dalle splendide spiagge perfettamente attrezzate e fornite di ombrelloni, docce e persino bar o ristoranti, dai campi da tennis, dal kartodromo, dai maneggi nei quali si può praticare equitazione e tanto altro.

Il paese offre ai turisti non soltanto le bellezze naturali, o il borgo medievale con il suo castello che  ricorda la 'casbah' tunisina, ma anche delle strutture moderne quali alberghi e residence situati in riva al mare, localini tipici, ristoranti, negozi dove fare shopping ed inoltre continui collegamenti con le Isole Eolie che si trovano di fronte. Gli amanti del trekking poi, possono passeggiare nei boschi di lecci, nelle pinete o lungo i sentieri di campagna. Il territorio comunale ha una estensione di 7,86  km² ed è formato da una serie di frazioni e località che hanno assunto nel tempo un'importanza notevole, sia per l’incremento demografico avuto, sia per la rivalutazione della loro posizione geografica all'interno del territorio. La frazione più importante è quella di Piana, che forma con Brolo un unico agglomerato urbano.

Il castello -  In seguito alla diffusione dei pirati turchi nel mediterraneo Brolo fu attaccata e saccheggiata diverse volte intorno al 1540, tanto che si pensò alla costruzione di un sistema di torri vedetta, o all'adattamento di quelle già esistenti lungo la costa. In questo modo la presenza del nemico poteva essere comunicata attraverso segnali di fuoco o fumo in breve tempo. Dalla torre si passò in seguito alla costruzione del castello. Il borgo medioevale, con le sue stradine strette e la cinta muraria fortificata, si sviluppò tutt'intorno al maniero e alla sua torre merlata. Del maestoso complesso originario oggi è possibile ammirare soltanto la torre e parte dei bastioni della cinta muraria. Il castello si ergeva su una rocca che originariamente era lambita dal mare, mentre oggi dista dalla spiaggia circa 300 metri. Si presume che il maniero esistesse già nella prima metà del '400, perchè citato in alcuni documenti della Regia Cancelleria datati 1431 e 1434 inerenti Pietro Lancia ed Arezzo. Per esigenza di rapidità d'esecuzione, la prima messa in opera avvenne con un'intelaiatura in legno, facile da smantellare al bisogno. Solo successivamente, si passò alla struttura stabile in pietra. Dentro il castello venne innalzato un perimetro quadrangolare detto 'turris', che servì per la raccolta delle acque, mentre le diverse elevazioni vennero utilizzate come magazzini per le derrate alimentari e come alloggio per il comandante della guarnigione. Attorno alle mura c'erano le stalle, la forgia, le residenze della guarnigione. La torre del maniero ha pianta quadrata, con i vani del piano terra, cui si accede direttamente dal cortile, che ha i lati di misura irregolare, da m. 4.90 a m. 5.70, per il diverso spessore murario. Nel XVII secolo, nella breve pianura sottostante, la rocca si sviluppò il centro abitato con la Chiesa Madre, fatta costruire da Ignazio Vincenzo Abate, marchese di Longarino e Signore di Brolo, ed infine l'edificazione, lungo la strada regia, di alcuni palazzetti ottocenteschi definirono il profilo urbano del paese.

Leggende di Brolo - Una bellissima principessa dal nome Maria s'affacciava spesso alle finestre dell'antico castello, circondato dal mare, aspettando l'arrivo del suo spasimante che con una barchetta giungeva sin sotto le mura del maniero, da qui s'arrampicava sino all'appartamento della ragazza aggrappandosi alle bionde trecce dell'amata. Un brutto giorno il principe, fratello di Maria, si accorse dell'incontro e, preso dall'ira, decise di uccidere l'impudente. In una notte buia e priva di stelle il principe aspettò l'amante della sorella sullo scoglio (che in seguito fu chiamato del pianto) e lo uccise, lo misè in un sacco e lo gettò in mare, legandolo ad un pesante masso. Maria, disperata, attese a lungo l'arrivo dell'amato, piangendo sino a morire. Si racconta che lo spirito innamorato della principessa appare ancora nella notte ai pescatori augurandogli di fare buona pesca: 'Juta e vinuta! Bona piscata!' dice, se li vede allontanare verso il largo. Quando invece, il tempo è minaccioso, li richiama a riva invocando: 'Isati li riti! Viniti! Turnati!'.

Pillole di storia - Il nome Brolo deriva dal latino Brolum che significa orto o giardino coltivato. Dotato di un grande porto, fu per secoli teatro di fitti scambi commerciali e riparo delle flotte angioine e aragonesi. Qui abitarono predoni e pirati sino al XVII secolo quando il feudo appartenne agli Aragona, e poi passò alla potentissima famiglia dei Lancia (ramo dei Lanza), venuti dal Piemonte in Sicilia ai tempi degli Svevi. Nel castello della città difatti, nacque Manfredi, il figlio dell'imperatore Federico II di Svevia che prese come ultima moglie Bianca Lancia. Sino alla fine del '600, Brolo fu interessato da un notevole sviluppo commerciale, svolgendo un ruolo molto importante per gli scambi che avvenivano attraverso il suo porto tra i vari centri collinari dei Nebrodi. A causa delle piene del 1593 e del 1682 che danneggiarono il paese, il porto fu interrato dai torrenti vicini. Nel XVIII secolo divenne un possedimento del Marchese Del Longarino mentre negli anni '60 diventò un centro turistico rinomato, meta privilegiata delle vacanze di nobili e artisti.

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