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85 anni fa nasceva J. D. Salinger. Il giovane, vecchio Holden da sempre nascosto

Siamo nel 2004, e ancora oggi, dopo cinquantuno anni ci chiediamo: ''Che fine ha fatto J. D. Salinger?''

01 gennaio 2004



"Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne"
.

Chi non ha letto il giovane Holden? Sicuramente qualcuno ci sarà, ma sono pochi quelli che non l’hanno ancora letto. Sicuramente si continuerà a leggerlo per tanti e tanti anni, perché Il giovane Holden è uno di quei libri imprescindibili come Siddharta di Hesse o la Metamorfosi di Kafka.

Di seguito un’abbozzata biografia di Jerome David Salinger, che per certo (?) è nato il 1 gennaio del 1919 e che ancora, a quanto pare (fino a prova contraria) sembra sia vivo nel suo "nascondiglio" di Cornish, nel New Hampshire

Jerome David Salinger, l'ormai mitico scrittore americano, è nato il primo gennaio 1919.
Deve la sua celebrità al romanzo "Il giovane Holden" (pubblicato nel 1951), il cui protagonista, Holden Caulfield, divenne il prototipo dell'adolescente ribelle e confuso in cerca della verità e dell'innocenza al di fuori dell'artificiale mondo degli adulti. L'ambiente del romanzo, infatti, è quello medio-alto borghese, con i suoi codici di comportamento, il suo conformismo e la sua assenza di valori; se la coppia borghese tende a riprodursi a propria immagine e somiglianza, sarà l'adolescente a tentare di distanziarsi per una propria ricerca di identità, rifiutando, come il personaggio Huck Finn di Mark Twain, di "lasciarsi educare".

Figlio di una famiglia di commercianti ebrei (suo padre Solomon, detto Sol, importa formaggi e prosciutti), si dimostra fin da subito bambino irrequieto e iper-critico, nonché un vero disastro a scuola, esattamente come il suo eroe letterario più famoso, l'indimenticabile adolescente Holden. Prima studia all'Accademia militare di Valley Forge, dove si rivela volubile, solitario, pessimo in matematica. Poi in un college in Pennsylvania. In seguito, accede ad un semestre alla Columbia University. Sappiamo dei suoi tentativi di fare accettare i suoi primi scritti dalla rivista "Story", poi dal "New Yorker", a cui spedisce un racconto di cui è protagonista un ragazzo di nome Holden, che in una lettera a Whit Burnett di Story definisce "un giovane me stesso". A ventidue anni si innamora, grazie a una presentazione fatta dall'amica Elizabeth Murray, di Oona O'Neill, la sedicenne figlia di Eugene, che diventerà qualche anno dopo la moglie di Chaplin.
Nel 1942 parte volontario per la guerra e partecipa alle operazioni dello sbarco in Normandia, un'esperienza che lo segnerà profondamente.
Nel 1948, Darryl Zanuck compra i diritti di uno dei "nove racconti", Uncle Wiggily in Connecticut, che diventa un film non eccelso ma fortunato di Mark Robson con Dana Andrews e Susan Hayward. Poi, finalmente il New Yorker gli pubblica tre racconti nel giro di sei mesi, e nel 1951 esce, "The Catcher in the Rye", il libro a cui Salinger ha lavorato per dieci anni. E' il successo, la fama, la leggenda che non ha fino ad oggi accennato a diminuire (a cinquant'anni dalla prima stampa il libro vende tuttora 250.000 copie all'anno solo negli Usa).

Con "Il giovane Holden" Salinger ha sconvolto il corso della letteratura contemporanea, liberando la mano a discepoli geniali come Pynchon e De Lillo, e influenzando l'immaginario collettivo e stilistico del Novecento: J.D. Salinger è un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo.
Il giovane Holden è innovativo per l'uso paradigmatico del gergo giovanile. Dall'inizio alla fine del romanzo, infatti, Salinger utilizza sapientemente un linguaggio nuovo (una trascrizione avvertita del cosiddetto "college slang"), che realizza uno scarto significativo con la tradizione letteraria americana antecedente. L'originalità di questo suo linguaggio è sbalorditiva, se si pensa che fu scritto negli anni '50. Un'altra caratteristica saliente del libro è la sincerità allarmante del protagonista nei confronti di se stesso e degli altri.
A seguito di questo strepitoso successo, dal 1953, inspiegabilmente, lo scrittore si nasconde alla stampa, ai flash e alle telecamere nel suo rifugio di Cornish, nel New Hampshire. Il suo convinto anonimato si può forse giustificare alla luce del profondo interesse per il misticismo di matrice induista, di cui Salinger è un profondo conoscitore (iniziò a studiarlo proprio negli anni della sua giovinezza).

Anche nei Nove racconti (Nine stories, 1953) i ragazzi e il loro linguaggio sono l'occhio critico, la struttura narrativa, il veicolo ideologico in un mondo che ricorda in parte, per sottigliezza inquietudine tenerezza quello di F.S. Fitzgerald, uno degli autori prediletti di Salinger. A interessi di tipo metafisico, in particolare per il buddhismo zen, molti attribuiscono alcuni squilibri di fondo e il manierismo che caratterizza le opere successive di Salinger, capitoli ideali di una saga familiare: Franny e Zooney (Franny and Zooney, 1961), Alzate l'architrave, carpentieri! (Raise high the roof beam, carpenters!, 1963), e Hapworth 16 (1964) apparso sul «New Yorker» nel 1965.

Di recente è uscito un libro di ricordi della figlia Peggy ( Margaret), che lo descrive come un mostro di cattiveria, egoismo, freddezza, taccagneria.
J.D. Salinger ha una moglie molto più giovane di lui. In molti si chiedono se, nel relativo silenzio di Cornish, tra le incursioni di aspiranti biografi e fotografi, Salinger stia scrivendo.
Se adesso che ha superato gli ottant'anni, si prepari a lasciare ai suoi ammiratori dei tesori nascosti. Se Hapworth 16, 1924, il suo racconto, del 1965, sia destinato a restare la sua ultima (e assai irrisolta) opera.
Se sia in preda, oltre che al morbo dei desaparecidos volontari, anche al blocco dello scrittore. O se, come pensano quelli che vogliono più bene a questo antipico personaggio che è stato un meraviglioso scrittore, il trauma della celebrità e del successo non abbia schiacciato per sempre la delicatezza di quelle copertine bianche, di quelle analisi psicologiche, di quella finissima naturalezza di prosa.

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01 gennaio 2004
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