A Mazara il set di un film ispirato alla scomparsa di Ettore Majorana

La storia del barbone Tommaso Lipari ritenuto in realtà lo scienziato

14 marzo 2003
Da dove cominciare?
Dalla morte di Tommaso Lipari, il barbone vissuto in città dal 1940 al 1973?
O dalla scomparsa, nel 1938, dello scienziato Ettore Majorana?

Chissà se è valsa la pena arrovellarsi tra carte giudiziarie, registri carcerari, testimonianze orali, comparazioni calligrafiche. Troppe "verità" segnano la vita dell'uno e l'esistenza, travagliata, dell'altro. Episodi più o meno veri e leggende. Tutti pezzi di un mosaico che si scompone quando se ne intravede l'ordito, ma che costituisce uno dei più intricati misteri italiani.

Cominciamo da oggi. Anzi da ieri, penultimo giorno di riprese (l'ultimo ciak è previsto per oggi pomeriggio alla stazione ferroviaria) del film "L'uomo Cane", mediometraggio diretto dal regista palermitano Bibi Bianca, tratto dal libro di Ignazio Bascone "Tommaso. L'omu cani", prodotto dall'associazione culturale "Giuseppe Schiera" (presieduta dall'attore Raffaele Sabato) e finanziato dalla Regione.

La storia del barbone Tommaso Lipari ritenuto in realtà lo scienziato Ettore Majorana. Rimarrà deluso chi, dal set, si aspetta la verità. Non c'è nemmeno l'avallo di una ipotesi. "Io - confessa il regista - non ho mai pensato che Lipari fosse Majorana. Eppure piace crederlo. Il film è uno spaccato della città tra gli anni '50 e '70. C'è la storia di un clochard ma anche quella di una umanità di personaggi tutti da scoprire".

Dieci giorni di riprese e 250 mila euro di budget. Oltre 200 comparse. E una ambizione: girarlo in pellicola per la distribuzione nelle sale. Questa versione si affiderà alla distribuzione culturale in festival e circoli del cinema.

A vestire i panni del clochard è Giorgio Li Bassi. Nel cast Paride Benassai e Gino Carista che interpretano Armando ed Edoardo Romeo, i fratelli mazaresi che si convinsero di essere di fronte allo scienziato. Giacomo Civiletti è nel ruolo del federale, Benedetto Raneli in quello del vescovo, Marcello Mandreucci uno degli agenti. Tra gli altri Miriam Di Paola, Lello D'Alleo, Franco Di Modica, Caterina Salemi, Monja Ciuffo, Umberto Uccello, Giovanni Patti, Calogero Spina, Franco Cirone e Salvo Sclafani.
I costumi sono di Claudia Clemente, le scene di Marco Lanzafame, le musiche di Massimo Melodia.

In Piazza della Repubblica è stato allestito uno degli ultimi set, il funerale di Tommaso Lipari. Nel 1973 c'era la banda a dargli l'ultimo saluto e nella ricostruzione ha suonato nuovamente. Pure i funerali sono un mistero. C'era l'intera città. Racconta l'autore del libro Ignazio Bascone: "Troppe coincidenze. C'erano persone arrivate da fuori in abiti eleganti. Pare che non fossero nemmeno siciliani. Altri osservavano da lontano. Come se sapessero".

Il regista Bibi Bianca: "Chi era per me l'uomo cane? Un uomo di mare che scelse Mazara per non interrompere la sua storia con il mare". Il protagonista Giorgio Li Bassi: "Lipari è un uomo che vive in perfetta autonomia e muore quasi senza accorgersene pronunciando una sola parola: "ostinati". Quella sorta di urlo destinato all'umanità alla caccia perenne di conferme, svolte, di novità".

Ettore Majorana scompare nel 1938 durante la traversata in mare da Napoli a Palermo. Ai colleghi aveva confidato: "Voglio vivere il resto della mia vita in solitudine ed espiare la mia colpa". Quasi presago - queste le interpretazioni correnti - delle conseguenze delle ricerche sull'atomo condotte negli anni '30 assieme ai "ragazzi di via Panisperna".
 
Nino Ippolito
La Sicilia


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14 marzo 2003

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