A tutti i turisti: attenzione ai souvenir contronatura

Di seguito i consigli di Legambiente

23 agosto 2003
Si può trattare di olio di tartaruga comprato in un mercatino caraibico o di una tarantola; di una scimmietta nana delle foreste pluviali, di una scultura d'avorio o semplicemente di un cavalluccio marino. È così che la passione per il souvenir può trasformare il turista italiano nel complice di uno scempio ambientale o nel protagonista dell'aggressione ad una specie a rischio.

Di ritorno dalle vacanze, infatti, come denuncia Legambiente, nella valigia degli italiani finiscono piante o animali (vivi o impagliati) la cui sottrazione all'habitat di appartenenza o lo sfruttamento per ottenerne oggetti d'artigianato costituisce una minaccia per l'ambiente. "Si va dai casi di stelle marine e dei cavallucci pescati lungo le coste nostrane e portati in casa a far bella mostra di sé fino ad arrivare a quelli limite di scimmiette narcotizzate e messe in valigia fra costumi e parei. – spiega da Festambiente, la manifestazione nazionale di Legambiente in corso fino al 24 agosto in Maremma, Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente – Ma, coi dovuti distinguo, in ogni caso il turista diventa un aggressore, qualche volta incosciente (può essere il caso dei capi in lana di antilope tibetana, specie in via di estinzione, che si possono comprare in India) ma più spesso colpevole di un irragionevole ed irresponsabile leggerezza.".

Basta pensare ai prodotti d'avorio liberamente in commercio in Zimbabwe, ad esempio, che alimentano le stragi di elefanti; o tutta una serie di animali vivi che hanno conquistato le simpatie degli italiani: serpenti (come piccoli pitoni e boa), ragni velenosi (migale e tarantole), piccoli caimani, tartarughe, camaleonti, iguane. E le conseguenze non sono da poco.

"Il danno in questi casi è triplice. Prima di tutto sull'esemplare prelevato: quei pochi che arrivano ancora vivi all'altro lato dell'oceano (e sono solo il 10%) sono costretti ad una vita in cattività in un ambiente inadatto. Poi sulla specie: la pratica della sottrazione di esemplari, quando parliamo di specie a rischio, suona come una condanna all'estinzione. E poi c'è l'ecosistema italiano: è già capitato che alcune specie importate entrassero in competizione con quelle nostrane mettendole seriamente a rischio: come la tartaruga californiana, che minaccia la testuggine palustre italiana, o gli scoiattoli del nord America che, più grossi e voraci, stanno scalzando quelli nostrani.".

Fra i "ricordi" insostenibili, Legambiente cita ancora i prodotti ricavati dalla pelle di rettili, soprattutto di coccodrilli, o quelli fatti con conchiglie come la tridacna gigante. E poi coleotteri, vivi o meno, farfalle, uccelli. Ma non solo. Aggiunge Gentili: "ricordate la spiaggia di Budelli? La mania del prelievo, anche se le vittime sono spiagge all'estero, può lasciare segni indelebili.".

Il consiglio di Legambiente? "Ammirare, fotografare, mai prelevare o lasciarsi soggiogare dal desiderio frivolo di mostrare agli amici il trofeo, vivo o impagliato, raccolto in uno dei vostri viaggi esotici. Anche perché in moltissimi casi si tratta di specie la cui esportazione è vietata dalle regole del Cites (Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione) e che comportano anche sanzioni penali".

Fonte: Aise

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23 agosto 2003

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