Belice 35 anni dopo

Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 la tragedia del terremoto

15 gennaio 2003
La radio a transistor del bar trasmette le solite canzoncine della domenica. Il prete ha da poco finito di dire messa e i ragazzi lanciano le ultime occhiate alle ragazze all'uscita della chiesa: c'è chi, più coraggioso degli altri, azzarda un timido saluto.  Qualcuno prima di ritornare a casa per il pranzo si attarda a comprare dei dolcetti: oggi è un giorno di festa!

Alle 13,28 la prima scossa di terremoto pari al VI grado della scala Mercalli scuote la tranquillità di Gibellina e provoca i primi danni: la Chiesa Madre è fra i primi edifici a risultare inagibile. Anche per le popolazioni dei comuni limitrofi comincia la paura.

Cade il tetto di qualche casa più vecchia, i muri si lesionano, i cavalli a dondolo dei bambini si muovono da soli, vibrano i vetri e in qualche casa si accendono da sole le luci. Qualcuno dice di aver visto le case dondolare. I ponti che attraversano le campagne si lesionano, cade qualche muretto a secco, gli animali scappano da quello che era stato il loro recinto.

Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 la tragedia: alle tre e dieci un tremendo boato e crollano le case, saltano le poche linee telefoniche attive, le strade si aprono e si richiudono. Il buio totale e la polvere accecano quanti cercano di trovare una via di fuga dirigendosi verso le campagne.

 Il violento terremoto interesserà per 12 interminabili secondi una vasta area della Sicilia occidentale - la Valle del Belice - compresa tra le province di Palermo, Agrigento e Trapani. L'epicentro è individuato nella zona di Gibellina. Fondata su cinque colline nel 300 a. C. forse dagli arabi, il nome deriva proprio dall'arabo Gibel che significa montagna e Zghir che significa piccola, Gibellina viene rasa al suolo.

Alle prime luci dell'alba la tragedia si rivela nella sua entità catastrofica. Ventuno sono i comuni interessati dal sisma, ma 14 sono i centri colpiti con maggiore intensità e fra questi a rimanere completamente distrutti - insieme a Gibellina - Poggioreale, Salaparuta e Montevago.

I morti sono circa 400, i feriti non si contano e molti di loro moriranno nei giorni successivi di freddo e di stenti: i soccorsi, infatti, giungeranno in ritardo. Siamo nel 1968 e i mezzi di comunicazione restano ancora nei progetti di qualche ingegnere, le notizie che arrivano sono confuse e alcuni centri abitati sono isolati, difficilmente raggiungibili. Per raggiungere quel che rimane del paese di Gibellina, si devono percorrere quasi dieci chilometri a piedi: la strada è pressoché scomparsa ed è ricoperta da uno spesso strato di ghiaccio.

Il terremoto della valle del Belice e le sue tragiche conseguenze hanno rappresentato, in fatto di calamità naturali, uno dei primi e più tristemente noti dei "casi italiani" nella storia del dopoguerra.

Il Belice detiene quello che può essere identificato come un triste primato: fu la prima grande emergenza nazionale dello stato repubblicano e fece da "cavia" per il terremoto in Friuli avvenuto molti anni dopo. Delegazioni di sindaci vennero, infatti, a Gibellina per studiare gli errori che erano stati fatti affinché non si ripetessero nei loro territori.

Il ritardo nelle operazioni di soccorso e l'iniziale abbandono da parte dello Stato, i ritardi nella ricostruzione, l'orrore delle baracche, unico rifugio disponibile per decenni, hanno lasciato un segno che, ancora oggi, la gente del luogo fatica a cancellare.
 
Intanto a lasciare il Belice - i dati sono dell'Istat - tra il 1961 e il 1971 sono state oltre ottomila persone e chi ha scelto di restare lo ha fatto a "sue spese".

E ora, a distanza di 35 anni dalla tragedia, è d'obbligo monitorare sforzi compiuti e risultati ottenuti.

E' vero che si è fatto molto: abitazioni, infrastrutture urbanistiche e stradali hanno profondamente modificato il volto di quella parte della Sicilia. Gli antichi paesi della valle sono stati in gran parte (Salaparuta, Gibellina e Poggioreale, ad esempio) ricostruiti anche se in luoghi distanti da quelli originari interessati dal terremoto, in una dimensione urbanistica completamente differente, più moderna, più sicura, come per prendere le distanze dagli eventi catastrofici e dai paesi distrutti.

Rilevanti furono certamente gli sforzi compiuti dagli abitanti del luogo. Come ricorda Ludovico Corrao - sindaco di Gibellina dal 1968 al 1983 - che ha partecipato in prima persona alle evoluzioni storiche della città, dopo il primo momento di confusione i terremotati si trasformarono da soggetti passivi in cittadini battaglieri e responsabili. Ci fu una sorta di risveglio, del resto le Istituzioni si muovevano molto lentamente e la Regione, dopo un primo interessamento preferì lavarsene le mani.

Tuttavia i problemi purtroppo in gran parte restano: ci sono infrastrutture ancora incomplete e alloggi popolari rimasti vuoti, 3.300 miliardi delle vecchie lire sono stati i fondi erogati, 1.000 miliardi di lire sarebbero necessari per completare la ricostruzione.
E mentre qualcuno azzarda: "la ricostruzione non è finita ma la Finanziaria non lo sa", qualcun altro risponde: "l'importante è fare il Ponte sullo Stretto".

Quello che oggi preme in particolar modo è non ripetere ancora gli stessi errori e dar voce a coloro che hanno perso la vita in quei giorni. E per ricordare non bastano più quegli stessi paesi distrutti che sono ancora lì, con le loro rovine, le strade erbose e deserte, i campanili silenti, le case dagli occhi bui e dai muri sventrati quasi a testimoniare i tragici eventi di quei giorni.

E' con lo scopo di non dimenticare mai la tragedia che, in occasione di questo triste anniversario, alcuni dei Comuni colpiti dal terremoto del 1968 hanno prodotto un documentario, per la regia di Rosalba Vitellaro, dal titolo "Belice 35 anni dopo".

Il documentario offre una panoramica sulle tappe della ricostruzione e sulla trasformazione economica della Valle del Belice dal 1968 ad oggi raccogliendo interviste e filmati d'epoca.

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

15 gennaio 2003

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia