Che il Teatro Biondo diventi anche la ''casa'' delle piccole e preziose compagnie teatrali di Palermo

17 dicembre 2008

«Si è aperto un dialogo col teatro della nostra città, e questo per noi è quasi un miracolo, un'occasione storica. Fino a qualche tempo fa l'idea di trovare una "casa" per il nostro lavoro, uno spazio adeguato dove far crescere la nostra tensione creativa ci sembrava un'utopia. Oggi forse, è più di una concreta possibilità».
Per anni hanno sperato nell'apertura di un dialogo con Pietro Carriglio, ma finora erano prevalse le polemiche: ora Emma Dante, Claudio Collovà, Davide Enia, Vincenzo Pirrotta e Giuseppe Cutino, attori-registi palermitani che negli anni si sono affermati ben oltre la Sicilia, registrano «segnali di apertura» da parte del Teatro Biondo, e hanno affidato le loro riflessioni a una lettera aperta a la Repubblica che invoca una sorta di "adozione" da parte dello Stabile.

«Il nostro lavoro, d'ora in avanti, dev'essere seriamente sostenuto dall'istituzione teatrale pubblica, superando l'ottica delle collaborazioni occasionali - scrivono i cinque registi, che faticano ancora e relazionarsi con le istituzioni cittadine - Per noi, la necessità improrogabile è quella di fondare un teatro, inteso come luogo mentale e fisico, un Teatro d'arte per la città e della città, di esclusiva proprietà pubblica, in grado di programmare, progettare e accogliere le principali espressioni del teatro indipendente palermitano».
L'interlocuzione con Pietro Carriglio, che nei giorni scorsi era anche passato dal Montevergini per assistere a uno spettacolo di Cutino e al Festival di Morgana per seguire "Il festino" della Dante, arriva in occasione dell'appello lanciato dal regista su la Repubblica per salvare il Bellini, dopo la vendita annunciata di un piano dell'ex Real teatro Carolino. Tema sul quale si associano anche i firmatari del documento.
«Chi fa teatro a Palermo si sente orfano di teatro, da Scaldati a Emma Dante, da Pirrotta a Collovà», aveva scritto Carriglio, che concludeva poi: «Ora la questione-Bellini è la questione Palermo: gli interessi di salvaguardia di un teatro coincidono con gli interessi della città».

Emma Dante specifica meglio il senso dell'appello: «Sia chiaro, abbiamo i meriti e i numeri per chiedere che lo Stabile ci sostenga nella ricerca di una "casa" che nasca sotto la sua egida. Non ci interessa la vetrina dei nostri spettacoli e non vogliamo neppure impossessarci di un teatro. Al Biondo chiediamo di assumersi la responsabilità di dare forza economica e stabilità al nostro percorso, di essere concretamente, per noi, un punto di riferimento con risorse tecniche e umane». Aggiunge Claudio Collovà, anche a nome degli altri: «I segnali di apertura ci sembrano l'annuncio di un sistema culturale nuovo. Il segnale che forse si possono gettare le basi per un progetto artistico forte, per creare un luogo non autoreferenziale ma aperto a diverse realtà, punto di riferimento per chi dedica la sua vita alla ricerca creativa».

E continua nel frattempo la mobilitazione per salvare il teatro Bellini dalla vendita ai privati: dopo l'approvazione da parte del Consiglio comunale di un ordine del giorno presentato da Nadia Spallitta di "Un'altra storia" che impegna l'amministrazione a predisporre tutti gli atti per l'acquisizione del Bellini, lo stesso gruppo ha avviato una petizione tra i cittadini.
L'appuntamento, per la raccolta delle firme, è domani, giovedì 18 dicembre, alle 16,30 nell'ex chiesa di San Mattia, in via Torremuzza. [Repubblica/Palermo]

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17 dicembre 2008

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