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Dall'Unione europea arrivano 30 milioni di euro per far cambiare volto alla viticoltura della Sicilia

I contributi saranno erogati a 270 imprese agricole e sette cantine sociali

03 giugno 2005

Per fare cambiare il volto alla viticoltura siciliana la Regione è pronta a staccare assegni per oltre 30 milioni di euro. Anche quest'anno (è il quinto anno consecutivo) partono i contributi per i produttori che hanno chiesto di riconvertire i propri vigneti, cioè cambiare la varietà di uva coltivata e adeguarla così alle esigenze del mercato. Una riconversione necessaria in una regione come la Sicilia dove ancora abbondano uve non più adatte a produrre vini di qualità, quelli che stanno portando giusta fama alla Sicilia.

Il lauto contributo arriva in Sicilia dall'Unione europea grazie all'Organizzazione comune del mercato vitivinicolo (Ocm vino) del 1999 e avviata l'anno dopo. In questi ultimi cinque anni così le imprese siciliane hanno avuto modo di modernizzare la viticoltura e di adeguarla ai mercati. Ed ogni anno sono tante le imprese, sia collettive (cantine sociali), che singole imprese agricole, a chiedere di far parte del bando per ottenere i contributi.
Una spiegazione dei meccanismi del bando arriva da Giuseppe Bursi, dirigente dell'assessorato regionale all'Agricoltura: ''Abbiamo a disposizione oltre 30 milioni; i contributi saranno erogati a 270 imprese agricole e sette cantine sociali: le prime potranno riconvertire da otto a trenta ettari ciascuna, le altre fino a 400 ettari. La uva ''grillo''Regione contribuisce per ogni singolo progetto di riconversione dei vigneti al 57 per cento, circa settemila euro per ettaro; il resto è a carico dei produttori. Dei 32 milioni di euro disponibili, un terzo è rivolto a un gruppo di aziende che era rimasto fuori dalla graduatoria lo scorso anno. Anche il prossimo anno contiamo di recuperare alcuni progetti rimasti fuori in quest'occasione''.

Alla fine con i dati forniti da Bursi saranno coinvolti circa 3.200 ettari, dalle colline del Trapanese fino all'Etna e alla pianura di Noto. Cifre che però sono anche un'importante cartina di tornasole per capire in che direzione va la vitivinicoltura siciliana.
Per esempio è utile scoprire che molti stanno abbandonando il Trebbiano, varietà a bacca bianca che - soprattutto con un certo tipo di coltivazione - non garantisce vini di qualità, a vantaggio per esempio del Grillo, altra varietà a bacca bianca coltivato prevalentemente nel Trapanese (è anche la base del Marsala, la più antica Doc siciliana). Anzi, il Grillo è il vitigno del momento a giudicare dalle domande pervenute all'assessorato uva ''nero d'Avola''all'Agricoltura. ''Forse anche troppe - aggiunge Bursi - tanto che molti, ricorrendo alla Doc che dà diritto a un punteggio superiore in graduatoria, hanno assunto impegni di produzione di vino Marsala che preoccupano perché il mercato è stabile. Grillo a parte, ci sono anche molte richieste che riguardano il Nero d'Avola, la più importante varietà autoctona a bacca rossa che gode ancora di molte richieste dal mercato''.

In calo, - e non inaspettatamente - i vitigni internazionali come lo Chardonnay, il Cabernet Sauvignon, il Merlot e Syrah. Varietà di uva che hanno certamente dato una forte spinta al vino siciliano, e farlo così conoscere al mondo dei buongustai. Ma ora, anche a giudicare dalle domande di riconversione, sono meno richiesti dai mercati vini siciliani con queste caratteristiche. ''È come - dice Bursi - se i consumatori ora volessero altro e chiedono di conoscere le altre potenzialità della vitivinicoltura siciliana''.

(Nella foto in alto a sinistra: uva ''trebbiano'')

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03 giugno 2005
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