Dalla Finanziaria un nuovo modello di gestione dei Beni Culturali

09 maggio 2002
Nell'articolo 57 della Finanziaria siciliana, sembra di scorgere la volontà di recuperare alcuni ritardi in materia di conservazione dei Beni culturali e della loro gestione.

Le dichiarazioni d'intenti che fanno ben sperare sono tre:

La partecipazione diretta dell'assessorato ai Beni culturali a costituire fondazioni, associazioni o società con enti locali e privati, con lo scopo di valorizzare e gestire beni culturali  com'è del resto possibile nel resto d'Italia.
Questa formula salvaguarderebbe le funzioni di tutela pubblica e introdurrebbe principi di economicità nella gestione, con possibili vantaggi per la fruizione e valorizzazione del patrimonio.
Le aree archeologiche di Segesta o di Selinunte, per esempio, i luoghi ideali dove avviare questo processo.

Il secondo intento: i servizi alla fruizione potranno essere resi esterni conformemente a quanto previsto dalla legislazione nazionale. Da tempo è maturata la consapevolezza di andare oltre l'affidamento dei servizi di libreria, caffetteria, bigliettazione e si è ipotizzato il ricorso al "global service", un soggetto, cioè, che gestisca tutti i servizi all'immobile e al pubblico dei fruitori.
Dopo la selezione delle candidature, le imprese stanno predisponendo le offerte con cui gareggiano per la gestione dei servizi, previsti dalla legge Ronchey, nei musei e nelle aree archeologiche della Sicilia.

L'altro promettente intento è costituito dal concedere facoltà agli enti locali di costruire musei o antiquaria o istituire servizi nei propri musei, con il pieno concorso di risorse private.
È la prima volta che si tenta di percorrere questa strada.
E' risaputo che i capitali investiti nella realizzazione e gestione di un museo si compensano con grandissime difficoltà. E tuttavia è una sfida che va raccolta senza attese mitiche.

Lo scenario individuato dalla Finanziaria promette di aprire una fase nuova nella gestione del nostro patrimonio culturale, sinora mal gestito, mortificato e, a fronte della sua imponenza e vastità, con ricadute economiche pressoché irrisorie per la comunità.

Alla Regione e agli enti locali, e adesso anche alla libera imprenditoria, il compito e l'opportunità di costruire lo sviluppo della Sicilia sulla base della sua principale ricchezza. I suoi Beni culturali.

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09 maggio 2002

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