Il 28 agosto del 430 d.C. moriva Sant'Agostino, uno dei quattro dottori della chiesa

28 agosto 2002
Era il 28 agosto del 430 d.C., e ad Ippona (l'attuale Bona, in Algeria), assediata e saccheggiata dai Vandali guidati da Genserico, moriva, all'età di 76 anni, Aurelio Agostino, uno dei quattro dottori della chiesa e fra gli scrittori più colti e più fecondi di tutti i tempi.

Il tema centrale nella filosofia di Agostino è l'elaborazione del rapporto tra Ragione e Fede, tra ricerca filosofica e rivelazione divina, che sono per lui elementi strettamente complementari.

In Sant'Agostino la fede è sostanza di vita e di pensiero, è un "cogitare cum assensione" (un modo di pensare assentendo), e solo nella conversione diventa certa la fede che non è necessitata da nulla.
Con lui nasce il filosofare-nella-fede, nasce insomma la filosofia cristiana.

Da "Le Confessioni"
(la prima opera - fondamentale per la cultura occidentale - che utilizza la forma autobiografica e "L'Io" come esegesi analitica della spiritualità e della conquista del sapere nello spirito)
un breve stralcio del capitolo XVI:

Dio non si può conoscere se non imperfettamente.

Come Tu sei l'Assoluto, così Tu solo conosci la tua incommutabilità, e incommutabile è la tua conoscenza, incommutabile la tua volontà: la tua essenza sa e vuole incommutabilmente; e la tua scienza esiste e sa incommutabilmente.
Non appare giusto, al tuo cospetto, che la luce incommutabile sia conosciuta dall'essere mutabile da essa illuminato nello stesso modo con cui conosce se stessa.
E l'anima mia si rivolge a Te, perchè, come non può ricevere lume da se stessa, così non può saziarsi da se stessa.
Come in Te abbiamo la sorgente della vita, così nella tua luce vedremo la luce.  

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28 agosto 2002

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