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Il racket mafioso sottrae ai commercianti 20 miliardi di euro all'anno

12 novembre 2002
Ogni ora 2 milioni e 300mila euro passano dalle mani dei commercianti a quelle dei mafiosi e ogni anno la criminalità sottrae al sistema commerciale ben 20 miliardi di euro che, per oltre il 40 per cento, si trasferiscono nelle tasche delle mafie italiane.

È questo il dato eclatante del "VI Rapporto Sos impresa" stilato dalla Confesercenti e dal titolo emblematico "Le mani della criminalità sulle imprese" presentato recentemente a Roma dall'associazione che raggruppa le imprese commerciali.

La fotografia scattata è quella di imprese che sono costrette a sopportare costi aggiuntivi a quelli della gestione quotidiana per il proliferare di usura, racket, furti, rapine, truffe, contrabbando e abusivismo. "La quantità di danaro movimentato comprensivo dei costi sostenuti dall'insieme dal sistema delle imprese - secondo il rapporto - supera i 60 miliardi di euro".

Il racket in particolare si conferma come l'emergenza prima anche se il fenomeno, sempre secondo il Rapporto, sta cambiando pelle e si allarga la platea dei commercianti coinvolti. La stima della Confesercenti è che ben 160mila siano i commercianti "taglieggiati" e ben 5 miliardi di euro i soldi versati nelle casse della criminalità. Non c'è attività imprenditoriale, ad esempio, nel territorio di Gela, della Locride, dell'Agro-Aversano che non debba fare i conti con le organizzazioni mafiose anche se il "pizzo" è diffuso soprattutto nelle grandi città metropolitane del Sud: lo pagano il 70 per cento delle imprese di Reggio Calabria; il 50 per cento di quelle di Napoli; l'80 per cento di quelle di Catania e Palermo ed è esteso anche nell'hinterland pugliese (Brindisi, Lecce e Foggia). In sintesi in Sicilia sono coinvolti 50 mila commercianti pari al 70 per cento del totale; in Calabria 15 mila (50 per cento); in Campania 40 mila (40 per cento); Puglia 17 mila (30 per cento); Basilicata 1.000 (10 per cento); Lazio 6 mila (10 per cento); Abruzzi 2.000 (10 per cento); Lombardia 5 mila (5 per cento); Piemonte 2.000 (5 per cento); Emilia-Romagna 2.000 (5 per cento). Infine altri 20 mila commercianti coinvolti (pari al 6 per cento del totale) tra il Trevigiano e Marche meridionali.

Nel Centro-Nord l'attività delle famiglie mafiose si muove - sottolinea il Rapporto - in un profilo di bassa attività più diretta al riciclaggio. L'attività criminale riguarda quasi esclusivamente il traffico di stupefacenti. L'altra grande piaga è rappresentata dall'usura: sono circa 120mila quelli coinvolti in rapporti usurai per oltre 350mila posizioni debitorie di cui almeno 20mila con associazioni per delinquere inquadrate nelle "416-bis" finalizzate all'usura. È questo un tributo per i commercianti che si aggira in non meno di 9 miliardi di euro. Altro dato inquietante sono le persone "a rischio usura" che ammontano a circa 500mila unità e ad esse vanno aggiunte 6mila immigrati costretti a patti usurari. "La massa globale - evidenzia il Rapporto - di denaro movimentata mediante interessi ed altre utilità è desumibile in più di 25 miliardi, gestiti da circa 25mila strozzini professionisti". Per quanto concerne le denunce, nelle quattro regioni ad alta presenza mafiosa si concentra il 56 per cento delle denunce (nel 2000 era il 39 per cento) e secondo questa stima il 50 per cento dei commercianti coinvolti pari a loro volta al 30 per cento del totale dei commercianti in Italia.

Altro capitolo riguarda, ben illustrato dal Rapporto, i cosiddetti costi "diretti e indiretti" della criminalità di strada, quella che colpisce indistintamente tutti i cittadini ma in particolare i commercianti. Nel corso del 2001 si sono registrati ben 81mila furti nei negozi e le rapine sono state 38mila (1.000 in più rispetto al 2000) e un terzo riguardano le imprese. Ecco comunque nel dettaglio come si è distribuita la criminalità di strada.

FURTI E RAPINE. Su un campione di 1.000 commercianti, il 17 per cento dichiara di aver subito un furto o una rapina: il danno è quantificato in cira 7 mila euro procapite. Una proiezione sul totale degli operatori consente di stimare in 1,6 miliardi il valore delle merci e del denaro sottratti agli imprenditori ogni anno.

TRUFFE. Ammontano a 1,5 miliardi e riguardano 218mila commercianti colpiti (630 mila truffe, circa 3 casi a testa) con un valore medio del raggiro di 14 mila euro. Abusivismo. La stima della Confesercenti è che gli abusivi nel commercio siano 400mila di cui 100mila stagionali, per un giro di incassi di 13 miliardi di cui il 20 per cento finisce nelle tasche delle mafie straniere.

CONTRABBANDO. L'industria del contrabbando fattura 30 miliardi l'anno: si tratta di merci contraffatte, sigarette e prodotti alimentari. Il danno per il commercio - è la stima della Confesercenti - è di 400 milioni l'anno.
Ecco, comunque, il giro di affari secondo il reato. Usura: denaro movimentato 25 miliardi; costi per i commercianti 9 miliardi; 120 mila i colpiti. Racket: 6 miliardi è il denaro movimentato; 5 miliardi sono i costi per i commercianti; 160 mila i colpiti. Furti e rapine: 7 miliardi il denaro movimentato; 2,1 miliardi i costi; 90mila i colpiti. Truffe: 6 miliardi di denaro movimentato; 1,5 miliardi i costi per i commercianti; 10 mila i colpiti. Contrabbando: 2,5 miliardi; 400 milioni di costi; 15 mila i colpiti. Il totale del giro d'affari è di 60 miliardi il denaro movimentato; 20 miliardi i costi per i commercianti; circa 400 mila i colpiti.

Fonte: Giornale di Sicilia

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12 novembre 2002
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