La tecnologia ha svelato i segreti celati ''dentro'' due capolavori di Antonello da Messina

13 dicembre 2006

Quali sono i processi che si celano dietro al lavoro di un grande Maestro della pittura come Antonello da Messina? Quali sono i segreti che stanno dietro a capolavori assoluti come ''L'Annunziata'' o il ''Ritratto dell'ignoto marinaio''? La scienza tecnologica può svelare l'arcano!
E proprio l'utilizzo di nuovi metodi d'indagine scientifica hanno fatto si che alcuni dei segreti del grande Antonello arrivassero fino a noi, grazie alla Tac alla quale sono stati sottoposti i due capolavori del grande artista del XV secolo, commissionata dal Centro per il Restauro della Regione Siciliana.

Sotto ''L'Annunziata'', conservata a Palazzo Abatellis a Palermo, è infatti apparso un secondo viso di donna che non ha nulla della gentilezza e del fascino della Vergine che tutti conosciamo. Su questo primo volto, dai tratti somatici differenti, il famoso pittore avrebbe lavorato con un continuo fare insoddisfatto fino ad arrivare al risultato definitivo. ''L'Annunziata'' mostra inoltre differenze dello strato pittorico soprattutto nella parte sinistra del viso, in corrispondenza del manto; ritocchi nelle mani, in particolare nel famoso pollice e nel leggio. La tavola è stata restaurata nel 1907 su mani e volto, mentre il leggio e il manto sarebbero stati ridipinti sopra lo sporco.

Per quanto riguarda il ''Ritratto d'uomo'', meglio conosciuto come ''l'ignoto marinaio'', le analisi di laboratorio hanno invece confermato una tesi da sempre sostenuta da alcuni storici dell'arte: ossia, che  il dipinto, custodito al museo Mandralisca di Cefalù, ha subito nell'Ottocento un grave danneggiamento che è stato successivamente restaurato. Una leggenda vuole infatti che la tavola  fosse stata sfregiata da una donna convinta che dietro il sorriso enigmatico dell'uomo rappresentato si nascondesse addirittura il diavolo.
Il ''Ritratto d'uomo'' è aderente in tutto e per tutto all'opera definitiva, ma la Tac ha rivelato lo sfregio, ''immaginato'' dagli storici e ora per la prima volta visibile, che rovinò la parte superiore del viso.
L'opera, utilizzata come anta di un mobile da farmacia a Lipari, venne poi acquistata dal barone Piraino di Mandralisca per la sua collezione privata e donata al Comune di Cefalù.

E' la prima volta che indagini così accurate (oltre alla Tac sono state eseguite radiografie, riflettografie multispettrali e infrarossi) vengono effettuate sulle due opere di Antonello da Messina. ''Sono indagini di carattere innovativo e sperimentale per le quali sono stati adoperati macchinari ad alto contenuto tecnologico: è infatti la prima volta che una Tac viene effettuata su un dipinto su tavola'', ha spiegato il direttore del Centro di Restauro, Guido Meli.

Le indagini sui due dipinti sono state effettuate dalle riprese RGB, nell'ultravioletto e nel vicino infrarosso, con sistema multispettrale CPS 100 Artist. Questo tipo di analisi sui dipinti è possibile grazie alla fluorescenza ultravioletta, che permette di individuare i ritocchi eseguiti da precedenti restauri, documentati e non, e di valutare lo stato di conservazione delle vernici.
L'infrarosso a falsi colori valuta la distinzione dei vari materiali pittorici e la riflettografia infrarossa permette di individuare i disegni preparatori, ridipinture o intergrazioni pittoriche. Alla fine si prosegue con la Tac, l'indagine di certo più accurata.
Le due tavole, dopo le radiografie, le riflettografie multispettrali, gli infrarossi e la Tac hanno presentato molti ''fori da sfarfallamento'' nel legno e gallerie di tarli, anche se complessivamente sono giudicate ''in buona salute''. Il Centro di Restauro ne ha infatti redatto quelle che possiamo tranquillamente chiamare ''cartelle cliniche'', con l'ausilio dei radiologi Giuseppe Salerno e Daniela Lo Sasso (Tomografia assiale computerizzata), e di Riccardo Carmicio, ingegnere informatico, Giovanni Bruno e Fernanda Prestileo per le indagini multispettrali, e Cosimo Di Stefano per la fluorescenza RX.

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13 dicembre 2006

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