Miccichè e il credito difficile

Il ministro accusa il sistema bancario meridionale di non aiutare le imprese siciliane

07 febbraio 2003
Nella presentazione del V Rapporto sul Mezzogiorno, redatto dal Dipartimento per lo sviluppo e le politiche di coesione, il viceministro dell´Economia con delega per il Sud, Gianfranco Miccichè, ha accusato, e i toni erano sostenuti, il sistema bancario meridionale, imputandogli di non aiutare le imprese e di impiegare altrove la raccolta ottenuta.

In difesa, l´Associazione bancaria italiana ha ricordato di aver finanziato il 90 per cento delle 45 mila piccole e medie imprese nate recentemente nel Mezzogiorno.
È fondata la critica di Miccichè con riferimento, in particolare, all´economia siciliana?

Prima di rispondere, occorre ricordare che il mercato del credito ha sue leggi basate sul cosiddetto razionamento in base al merito. Se il normale funzionamento di queste leggi crea, e in Sicilia così avviene, fenomeni di "credit crunch" (bisogno di credito insoddisfatto), occorre comprendere bene gli elementi di distorsione che eventualmente agiscono. Il tema è complesso. Ha fatto bene oggi Miccichè a sollevarlo; ha fatto male ieri il centrosinistra a ignorarlo o a pensare di risolverlo con ingenue scorciatoie (l´uniformità dei tassi attivi per legge).

Ora, la Sicilia, rispetto all´inquisitoria di Miccichè ha delle peculiarità negative che vanno poste nel giusto rilievo. Si è andato rarefacendo un sistema diffuso di piccole banche con un alto grado di "fidelizzazione" da parte della clientela.

L´ingresso di nuove banche nazionali non ha inciso - come veniva promesso - sulla concorrenza: il differenziale positivo dei tassi d´interesse sul credito (almeno un punto percentuale in più) rispetto ad altre regioni del paese non sempre rispetta un "rischio territorio"; non si è diffuso alcun sistema di partecipazione al capitale di rischio dell´impresa attraverso merchant bank o altri intermediari finanziari.

Tutta colpa quindi delle banche?

Sarebbe davvero ingeneroso, pur addebitando, in generale, alle banche una mission relativamente debole per lo sviluppo locale, dimenticare che gli imprenditori spesso preferiscono sottocapitalizzare le proprie imprese; scegliere strumenti di credito costosi perché di più facile accesso; adottare un modello di "azienda povera, famiglia ricca" che li pone in oggettiva difficoltà sul mercato dei capitali; autofinanziare addirittura i propri progetti.

Ma, oltre l´accusa di Miccichè e la difesa dell´Abi, quasi uno scambio di colpi senza vincitori né vinti, vanno affermati a chiare lettere tre aspetti della questione credito. È vero che oggi il credito rappresenta un problema per l´economia siciliana; ancor più lo rappresenta in mancanza di chiare indicazioni sul sistema di incentivi e sulla ristrutturazione delle agenzie che lo erogano; sulle politiche di sviluppo regionale, sul modello di crescita scelto per la Sicilia.

E soprattutto lo rappresenterà per le piccole e medie imprese non produttive e assistite quando entreranno in vigore, entro il 2006 cioè, le regole del cosiddetto Trattato di Basilea 2. In base alle quali le imprese otterranno finanziamenti grazie a un rating assegnato, tanto più alto quanto maggiore sarà il loro merito creditizio e basso il rischio d´insolvenza che le connota. Così che le banche potranno ridurre i propri costi eliminando gradualmente i crediti in sofferenza; in sostanza radiando addirittura i clienti (non solo razionandoli come oggi avviene) ritenuti non meritevoli. Con un fenomeno di mortalità che svelerà impietosamente la debolezza del sistema Sicilia.

O, al più, incrementerà il credito parallelo, quello dell´usura, cioè. Per una risposta opportuna all´esternazione di Miccichè (sarà ripresa, e come, dal capo dello Stato Ciampi nella sua prossima visita a Palermo?) il sistema bancario, le istituzioni, le associazioni di categoria potrebbero impegnarsi nel preparare le imprese a un cambiamento di non poco conto. E l´opposizione, ma questa è solo una battuta a mo´ di conclusione, a non farsi rubare spunti preziosi per il suo programma di sviluppo del Sud.

MARIO CENTORRINO

Fonte: ildito.it

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07 febbraio 2003

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