Scrigno di energia

La Sicilia e la sua grande potenzialità energetica. Tante risorse poco sfruttate e in alcuni casi impedite

23 settembre 2005

Che la Sicilia sia uno straripante scrigno di tesori artistici è cosa risaputa. Che questi tesori possono portare considerevoli vantaggi, in termini economici, per la popolazione siciliana sembra lo si stia capendo negli ultimi anni, anche se è ancora lunga la strada da percorrere per arrivare ad un traguardo ideale e possibile, seguendo lo ''sfruttamento sostenibile'' delle risorse culturali.
Altra grande risorsa riconosciuta che la terra siciliana potrebbe bene utilizzare, per arricchirsi ed arricchire i propri abitanti, è quella dello sfruttamento delle risorse energetiche.
La presenza di petrolio e metano nel sottosuolo, l'esistenza di zone particolarmente ventose e la costante presenza del sole, farebbero sì che la Sicilia, oltre a poter essere assolutamente autonoma energeticamente parlando, avrebbe la possibilità di diventare un'ottima esportatrice di energia.

Il vento agrigentino
La EGL Italia SpA, secondo operatore elettrico nel mercato libero e consociata del gruppo elvetico EGL, venderà energia verde prodotta con il vento della Sicilia. Nei giorni scorsi la società ha infatti siglato un contratto con Enpower e Windpower Sud, società del Gruppo Moncada Costruzioni, per l'acquisizione e la successiva commercializzazione dell'intera produzione di quattro importanti parchi di generazione eolica in costruzione nella provincia di Agrigento.
Saranno installati 113 aerogeneratori da 850 KW distribuiti nei siti di Monte Petrasi, Narbone, Malvizzo e Durrà. I siti avvieranno la produzione, per una potenza installata complessiva di circa 100 MW, nei primi mesi del 2006. Contestualmente EGL metterà sul mercato i certificati verdi attribuiti all'energia elettrica generata degli impianti. L'energia prodotta permetterà di evitare l'emissione in atmosfera di circa 250.000 tonnellate di CO2 all'anno.
Questo accordo pluriennale rientra a pieno titolo nella strategia di sviluppo della produzione da fonti rinnovabili che l'operatore svizzero ha portato avanti sin dalla sua nascita avvenuta, come produttore idroelettrico, nei primi anni cinquanta. Più recentemente sono stati proprio i progetti relativi alla generazione eolica ad essere oggetto di interesse e di investimenti da parte di EGL. Il gruppo infatti dal 2004 partecipa al capitale di Norsk Miljokraft la principale società norvegese per sviluppo e realizzazione di impianti di produzione eolica: 4 siti per complessivi 900 MW di potenza installata sono previsti entrare in funzione entro il 2007. Si tratta di uno dei maggiori parchi eolici del continente; EGL commercializzerà l'energia verde prodotta ed i relativi certificati.

Il sospiro blu del sottosuolo ragusano
[Articolo di Giuseppe Salmè. La Sicilia, 20/09/05]

La Panther-Eureka srl sta per completare la perforazione del secondo pozzo nelle campagne del Ragusano. La trivella alcune settimane fa, nel primo pozzo ubicato in contrada Maltempo, aveva raggiunto a 2200 metri di profondità lo strato minerarilizzato a gas metano
I tecnici hanno chiuso il pozzo con una valvola di sicurezza nell'attesa che la società sia autorizzata a immettere il gas nella rete siciliana dei metanodotti che passa a poca distanza.
Fra qualche giorno anche nel secondo pozzo dei tre in programma per quest'anno, la trivella toccherà i 2200 metri e come previsto raggiungerà il giacimento di gas naturale. Anche alla testata di questo pozzo verrà posta una valvola di sicurezza, nell'attesa che gli uffici della Regione preposti alla sorveglianza e controllo delle coltivazioni minerarie affidate ai privati costatino la coerenza dei lavori eseguiti col programma presentato, autorizzino la prova di produzione e ordinino l'immissione del gas in rete.

La Sicilia dal momento che sta per scoprire (finalmente) se stessa, le sue radici, la sua cultura, e attraverso questo processo di rivalutazione tenta di intraprendere faticosamente la lenta scalata all'evoluzione del suo sistema economico, può contestualmente ricorrere a quelle risorse energetiche endogene la cui utilizzazione è resa necessaria ed economicamente apprezzabile nel contesto di cui sopra?
Questo è un episodio relativamente piccolo, che ci riguarda, della grande questione che si stanno ponendo in ogni latitudine uomini di cultura, economisti, scienziati, politici. Non si crede di andare su di giri se si afferma che qui ed ora si decide il futuro dell'umanità. La fame di energia, che aumenta in modo esponenziale mano a mano che le popolazioni finora escluse dalla grande avventura del progresso tecnologico e dello sviluppo economico cominciano ad assaporarne il sapido gusto della sfida, e la fragilità dell'ambiente, inteso sia in senso reale che immateriale, in cui abbiamo avuto la ventura di vivere, possono dialetticamente comporsi e non elidersi vicendevolmente?

Questo è il secolo dalle drammatiche contraddizioni. Una metà del mondo, immerso nelle proprie ricchezze, blinda le frontiere ai margini della grande voragine entro cui l'altra metà sta rapidamente precipitando, sommersa dalla povertà, dalle malattie, dall'inedia, dalla ferocia sterminatrice che ha pervaso quei popoli come una follia suicida, e si assolve, devolvendo pochi centesimi di carità pelosa.
La società affluente, inventata due secoli fa, costretta a scalare la spirale infinita del progresso permanente, fra l'ansia di prevedere il futuro e il timore del baratro oltre l'ultimo anello, si rivolta nel benessere come in sudario. L'uomo affrancatosi dalla fatica, conquistata l'origine prima dell'energia e inventata l'industria, il modo cioè di come produrre beni in quantità sempre maggiori e a buon mercato, è costretto ai margini dei deserti e degli abissi marini a raccogliere goccia a goccia metro cubo per metro cubo quel che per due secoli ha ritenuto fosse la fonte energetica più versatile, più flessibile, rapidamente trasferibile dal luogo di produzione a quello della trasformazione e dell'impiego: il combustibile fossile chiamato idrocarburo, allo stato fluido o gassoso.

Le compagnie energetiche, in particolare quelle italiane che ci interessano da vicino, pagano amaramente la scelta della finanziarizzazione dei grandi profitti conseguiti in questi ultimi tempi, tralasciando la ricerca, l'innovazione, la diversificazione e, puntando tutta la posta su una presunta liberalizzazione dei mercati, facile ad enunciare ma difficile a realizzare fintanto che tali mercati saranno fra loro interconnessi da un rigido quanto fragile sistema di reticoli e di accordi oligopolistici.
Ecco. Forse il rimedio sarebbe quello di produrre energia dal giardino di casa, destrutturando il gomitolo di reti che abbiamo finito per porre come un cappio attorno al collo dell'umanità.
E' possibile? Come, quando e perché?
La discussione è aperta.

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23 settembre 2005

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