Silvana Grasso, autrice de ''La pupa di zucchero'' ha vinto il Premio Flaiano

04 giugno 2002
"Sono un orso. Vivo nascosta nella mia tana e non ho contatti con nessuno. Non so mai a quali premi concorro e non mi aspetto mai dei premi perché sono abituata ad essere castigata. Un premio per me è uno schiaffo".

Così Silvana Grasso commenta la vittoria del Premio Flaiano insieme allo svedese Per Olov Enquist e l'australiano Peter Carey per la sezione narrativa. Mentre però si prepara per andare a ritirare il Premio "Grazia Deledda" a Nuoro, la Grasso ripensa a quella mattanza della vita umana tracciata nel suo quinto libro "La pupa di zucchero" e commenta un successo iniziato con quattordici traduzioni nel mondo.

"Racconto le parole mai dette di chi sta morendo. A differenza dei libri passati, qui sono presente con tutta la mia nudità e narro il dolore e il rammarico che non mi furono mai confessati".

In una parola, la morte di suo marito, il dramma che l'ha recentemente segnata. "Non solo. Dopo cinque anni ho deciso di parlare al posto di mio marito che morì in 38 giorni. Forse è tutta una menzogna. Chi lo sa? Ma allo stesso tempo ho raccontato una morte che non è quella del letterato ma di tutti: del ricco e del povero, di chi sa leggere e scrivere e degli analfabeti".

E dopo i premi? "Non so se vivrò domani. Lavoro, certo, con altre storie ma non so mai se le pubblicherò. Quando scrivo i romanzi sono sciagurata, e ancor di più lo sono quelli che li comprano".
La Grasso è l'unica donna che concorre al Flaiano. "È vero, sono l'unica donna e racconto il perdente. Mi sono offerta nuda nel mondo con molto coraggio. Hanno premiato uno strazio da scimitarra".

Fonte: La Repubblica

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04 giugno 2002

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