Volalibro si è concluso con Oliviero Beha. "Ragazzi tocca a voi risveglaire l'Italia dal suo coma profondo"

23 novembre 2010

«Questo Paese ha una grande cura per il prodotto sportivo e nessuna cura per la mentalità sportiva dei ragazzi». E' partito dal suo campo preferito, lo sport, per parlare del "pianeta Italia" il giornalista Oliviero Beha, segnando subito il perimetro tra vita reale e vita massmediatica e chiudendo il festival della cultura per ragazzi Volalibro 2010. «Magari qualcuno di voi non sa chi sono - ha scherzato il giornalista con il suo accento fiorentino - ma è comprensibile perché dovreste vedere trasmissioni e leggere libri che raramente alla vostra età sono a voi accessibili. Occorrono manifestazioni come queste per mettere in contatto chi scrive e chi legge. So che oggi l’obiettivo principale della vostra età è diventare famosi, ma state attenti, questo meccanismo porta a non creare discrimine tra il bene e il male. Oggi Madre Teresa di Calcutta e Fabrizio Corona sono entrambi famosi allo stesso modo».
La provocazione verso i ragazzi si è fatta via via sempre più incalzante: «Cosa sareste disposti a fare per diventare famosi? Sareste disposti a cedere una parte della vostra salute?». La riflessione si è dunque spostata su quali i valori che questa società sta perdendo e che vanno valorizzati proprio dai ragazzi: salute, memoria, consapevolezza. «Il sistema mediatico di cui parlo nel mio libro fa esattamente il contrario di ciò che vi invito a fare: ricordate e sappiate chi siete, e fate dei programmi per il futuro. Ricominciate a farvi domande, non vi affidate alla tv che vi propinano, fate leva su una televisione personale, quella che avete negli occhi».

E le nuove tecnologie? «Internet a volte è una lama senza impugnatura, tutto sta nell’uso che se ne fa. Una cosa è certa. La vostra è la prima generazione che può insegnare ai padri».
La requisitoria contro la società odierna non si è fermata qui, snodandosi tra le domande dei ragazzi. «Non abbiamo nessun merito delle nostre caratteristiche fisiche, eppure oggi ci insegnano a “pilotare” i nostri geni per "costruire" la persona umana nel miglior modo possibile».
I ragazzi hanno fatto molte domande a Beha, punzecchiando la professione del giornalista, a cui hanno ammesso di non credere perché «tante sono le notizie false pubblicate». Beha non solo non si è schermito, ma addirittura ha rilanciato: «La cosa peggiore non solo è la falsità delle notizie, ma l’utilizzo falso e tendenzioso fatto delle stesse. Per questo occorre sempre pensare con la propria testa. Dove sta il problema? Nella mancanza di libertà generalizzata che dal '94 affligge l'Italia». Di chi allora, hanno chiesto i ragazzi, ci possiamo fidare? «Di voi, innanzitutto, dei vostri occhi e dei vostri pensieri. Sai che diceva Aristofane? Abbiamo due orecchie e una bocca, occorre più stare a sentire che parlare».
L’omaggio è andato invece verso le caratteristiche più genuine dei ragazzi: il rossore sulle gote, la timidezza, la curiosità. «La timidezza e il pudore sono delle cose straordinarie, fanno parte del nostro istinto di conservazione, che vanno per questo salvaguardate».

Quale, dunque, il compito dei ragazzi in quest’Italia va a rotoli? «Non penso che questo Paese sia allo stato terminale, ma solamente in coma, lo dico e lo ripeto. Il vostro compito è questo, risvegliare l’Italia dal suo sonno profondo».
La chiusa è arrivata con l'irriverente ironia consueta del giornalista: «Pensate che fortuna ho avuto. State ascoltando in questo momento un signore che non ha mai avuto bisogno di dimettersi, ovunque è andato è stato sempre cacciato». L’etichetta, a questo punto, arriva inarrestabile: Oliviero Beha, concordano il moderatore Andrea Lodato e i ragazzi, è un "rompiscatole". «E noi - hanno sottolineato i ragazzi - siamo felici di averne conosciuto uno che sia veramente tale».

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23 novembre 2010

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