Caccamo e il suo castello

La ricca città medioevale che ospita il castello più grande della Sicilia

20 ottobre 2016
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Arroccata su uno sperone roccioso alle pendici di Monte San Calogero, a circa 521 metri sul livello del mare, sorge Caccamo, una graziosa cittadina dall'aspetto medioevale di circa 8.500 abitanti. Caccamo è una città ricca d'arte e di storia, dominata dall'imponente Castello turrito e impreziosita da 32 chiese e conventi che ospitano le opere di artisti del calibro di Borremans, Gagini, Stomer, Wobreck e di altri artisti siciliani. La storia di Caccamo è comunque legata a filo doppio a quella del suo maestoso castello che domina il centro abitato e il paesaggio mozzafiato che si apre sulla vallata del fiume San Leonardo. Il maniero è in assoluto il più grande di Sicilia e per l'alternarsi, nel corso dei secoli, di diverse famiglie signorili, si presenta oggi con un insieme di corpi costruiti in varie epoche. Le prime notizie storiche sulla fondazione del castello risalgono al medioevo epoca in cui si può far risalire il primo impianto fortificato, probabilmente di origine normanna. Si accede al palazzo mediante un'ampia rampa di scale in cima alla quale si trova il primo cancello d'ingresso che introduce in una corte con costruzioni quattrocentesche. Proseguendo per il secondo cancello invece, si giunge in un cortile che immette nel teatro, di fronte al quale anticamente doveva esserci l'alloggio delle guardie. Sul lato destro, un'apertura porta ad un terrazzo in cui è sistemata la piccola chiesa di corte e l'ingresso alle prigioni. Si tratta di luoghi orribili con tetti bassi, pareti umide e annerite, giacigli in muratura in cui i detenuti in attesa di giudizio passavano il tempo a disegnare sui muri o a scrivere terribili frasi che ci danno solo una pallida idea del loro stato d'animo.

Attraverso un piccolo vestibolo si accede ad un vasto cortile con varie porte tra cui quella che immette nei saloni del castello, sulla quale c'è ancora la lapide che ricorda la sconfitta inflitta dai caccamesi agli angioini nel 1302. Dal portale del cortile si giunge nel salone detto 'della congiura' chiamato così perchè fu proprio qui che nel 1160 si riunirono i baroni del reame di Sicilia che si erano ribellati a re Guglielmo, capitanati dal signore di Caccamo Matteo Bonello. Sulle pareti sono appesi armi da guerra come scudi, pugnali, spade e altri mentre il soffitto è fatto a cassettoni dai disegni tardo rinascimentali. Da questo salone si arriva alle camere private del castellano, alla sala dei convegni, alle stanze da letto ed infine ad un ampio terrazzo. Nell'ala opposta del castello vi sono invece, la sala da pranzo con affreschi del '600 e pavimenti a mosaico e le sale della foresteria. Un'apertura immette in una piccola stanza che un tempo funzionava da cappella, in cui si trova una botola, utilizzata per eliminare i personaggi più scomodi che venivano fatti precipitare in una sorta di pozzo profondo alle cui pareti e al fondo erano infisse lame che avevano la funzione di infilzare il povero malcapitato. Nella zona opposta del castello invece si aprono due grandi balconi uno dei quali offre un panorama spettacolare sulla vallata sottostante e sul fiume San Leonardo. Attraverso una scaletta scavata nella roccia si scende invece ai locali destinati alla servitù e a quelli che ospitavano i magazzini. Durante il Medioevo si accedeva al maniero dal lato sud-ovest, dove si innalzavano le quattro torri dominanti l'antico quartiere Terravecchia.

Il Castello e le sue leggende - Il Castello di Caccamo ha un suo fantasma o almeno così dice una conosciuta leggenda. Si tratta del castellano Matteo Bonello, caduto vittima di una congiura ordita dalla corte normanna di Guglielmo il Malo, che in seguito ad un agguato, lo fece arrestare e morire di fame e di sete, nei sotterranei del maniero, dopo avergli fatto tagliare i tendini dei piedi e cavare gli occhi. Oggi lo spettro di Matteo Bonello si trascina per le stanze del castello e chi ha avuto la sfortuna di incontrarlo sostiene che abbia un aspetto spaventoso: volto sfigurato, di media statura, indossa abiti di cuoio e pantaloni aderenti e tutt'intorno alla sua figura aleggia una sorta di aura, sinistra di odio e di rivalsa. Un'altra leggenda riferisce di una monaca bellissima che a mezzanotte del giorno di luna piena, vestita di bianco, allo scoccare del primo dei 24 rintocchi dell'orologio, si dirige dal castello verso la torre con un melograno in mano. Chiunque riuscirà a mangiarne senza toccarlo con le mani e senza farne cadere un chicco a terra troverà un tesoro. Ancora una volta è un castellano il protagonista della prossima  leggenda. Il signore dal castello aveva condannato a morte due prigionieri, che in attesa della condanna erano rinchiusi in cella. Giunta l'ora dell'impiccagione, i due chiesero come ultimo desiderio due lenzuola per coprirsi. I prigionieri scortati si avvicinarono al terrazzo dove sarebbero stati giustiziati ma ad un segnale convenuto si lanciarono nel vuoto utilizzando le lenzuola come paracadute. Uno morì schiantandosi al suolo, mentre l'altro riuscì a sopravvivere ma fu ricatturato dalle guardie del castellano che sbalordito per la temerarietà lo lasciò libero.

Le Chiese - Piazza Duomo è un vero e proprio gioiello architettonico disposto su tre livelli: sul lato nord si affacciano il Palazzo del Monte di Pietà (XVII sec.) affiancato, a sinistra, dall'Oratorio del SS. Sacramento e, a destra, dalla Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio. L'insieme è adagiato su una sorta di terrazza che si affaccia sul livello inferiore della piazza e sulla cui balaustra sono sistemate le quattro statue del Beato Giovanni Liccio, di Santa Rosalia, San Nicasio e Santa Teotista. Sul lato ovest della piazza, addossata alla rupe del castello da un lato e sostenuta a valle da possenti arcate, si trova invece la Chiesa Madre che custodisce una bella tela di Mattia Stomer raffigurante il Miracolo di Sant'Isidoro Agricola (1641) e nella cappella del SS. Sacramento un altare in marmo con pietre dure incastonate. Proseguendo su Corso Umberto I, si incontra in basso a destra la piazza San Marco circondata dall'ex-convento dei francescani, dalla Chiesa dell'Annunziata, fiancheggiata da due torri campanarie, dalla Chiesa della Badia e dalla ex-chiesa di San Marco, di origini trecentesche (se ne vede ancora il portale a sesto acuto). La Chiesa della Badia, a unica navata, conserva uno splendido pavimento in maiolica realizzato nel XVIII sec. del palermitano Nicolò Sarzana. Notevoli anche gli stucchi dell'abside, di Bartolomeo Sanseverino (XVIII sec.). Proseguendo per Corso Umberto I e svoltando a sinistra in piazza Torino ci si trova dinanzi la Chiesa di Sante Maria degli Angeli (o di San Domenico), a due navate con un pregevole soffitto ligneo a capriate che reca dipinte figure di santi domenicani. Nella cappella di S. Maria degli Angeli (a destra) sono da ammirare una bella Madonna col Bambino di Antonello Gagini (1516).

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