Messina, che contese a Palermo il ruolo di capitale siciliana

Distrutta quasi per intero dal terremoto del 1908, il Comune dello Stretto è oggi un città moderna e piena di potenzialità

08 febbraio 2017

Messina sorge nei pressi dell'estrema punta nordorientale della Sicilia (Capo Peloro) sullo Stretto che ne porta il nome. Il suo porto, scalo dei traghetti per il Continente, è il primo in Italia per numero di passeggeri in transito.
Fondata come colonia greca col nome di Zancle e poi Messana, Messina raggiunse l'apice della sua grandezza fra il tardo medioevo e la metà del XVII secolo quando contendeva a Palermo il ruolo di capitale siciliana.
Stretta tra le coste ionica e tirrenica ed i monti Peloritani, si affaccia con il suo grande porto naturale (militare e commerciale), chiuso dalla penisoletta a forma di falce di San Raineri, di fronte a Villa San Giovanni e poco più a Nord rispetto a Reggio Calabria. Capo Peloro, nella zona nord della città, è invece dirimpettaio a Scilla. In queste acque è localizzato il mito di Scilla e Cariddi, i cui gorghi sono paragonati alla pena delle anime dell'inferno che girano in tondo e si urtano in eterno ("qui la gente riddi").

Nel 1908 un disastroso terremoto (di magnitudo 7.1) distrusse la città quasi per intero, provocando la morte di circa metà della popolazione. Il terremoto di Messina è considerato uno degli eventi più catastrofici del XX secolo. Si verificò alle ore 05:21 del 28 dicembre 1908 e in 37 "lunghissimi" secondi danneggiò gravemente l’intera città. Ai danni provocati dalle scosse sismiche ed a quello degli incendi si aggiunsero quelli cagionati dal maremoto, di impressionante violenza, che si riversò sulle zone costiere di tutto lo Stretto di Messina con ondate devastanti stimate, a seconda delle località della costa orientale della Sicilia, da 6 m a 12 m di altezza.
Ricostruita a partire dal 1912, la città moderna si presenta con una maglia ordinata e regolare con vie ampie e rettilinee in direzione nord-sud.

Le tappe del nostro itinerario

Basilica Cattedrale Protometropolitana

La Cattedrale, bizantina, è dedicata a Santa Maria Assunta. Ricostruita alla fine del XII secolo e con numerosi altri rifacimenti. Conserva numerose opere d'arte. Danneggiata nel prospetto dai terremoti del 1638 e del 1783, fu invece quasi interamente distrutta dal sisma del 1908, che lasciò in piedi la sola parte absidale. La ricostruzione degli anni venti ripristinò l'aspetto originario e recuperò parte delle opere d'arte e dei mosaici. Un altro duro colpo alla millenaria struttura venne inferto dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale che distrussero parte dell'interno. L'edificio attuale, che si è voluto il più possibile vicino all'originale, mantiene all'esterno parti pregevoli.
All'interno del Duomo di Messina, tripartito da una doppia fila di 13 colonne, si possono ammirare i mosaici, alcuni monumenti funebri, tra cui quello di Guidotto de Tabiatis, arcivescovo di Messina nel XIV secolo, ed alcune statue di santi (pregevole il San Giovanni Battista di Antonello Gagini del 1525). Inoltre è più che degno di nota l'organo Tamburini al suo interno: il secondo più grande d'Italia (il primo è quello del Duomo di Milano), e il terzo in Europa, con 5 tastiere, 170 registri, 16.000 canne distribuite nei due lati del transetto, dietro l'altare, sulla porta maggiore e sull'arco trionfale.
All'interno si contano ventitré altari, il maggiore è dedicato alla Vergine della Sacra Lettera Patrona principale della città e della diocesi con una cappella tutta di rame dorato e con pietre preziose incastonate. L'altare maggiore costituisce la sontuosa macchina che s'innalza con la sacra immagine di Nostra Signora della Lettera.

L’orologio astronomico di Messina, parte del Duomo, fu costruito dalla ditta Ungerer di Strasburgo nel 1933. È integrato nel campanile della chiesa (ricostruito all'inizio del secolo dopo il terremoto), di cui costituisce l'elemento più caratteristico.
La parte tecnica è stata concepita da Frédéric Klinghammer, mentre dal punto di vista artistico si basa su piani di Théodore Ungerer. I meccanismi riprendono in parte quelli dell'orologio astronomico di Strasburgo. Fu commissionato dall'arcivescovo della città (Angelo Paino) in occasione del rifacimento del campanile di Messina, sotto consiglio di papa Pio XI, che gli regalò un modello funzionante dell'orologio di Strasburgo.

È articolato in parecchie parti distribuite ai diversi livelli della torre campanaria. Alcune sono costruite sul lato del campanile che dà sulla piazza, altre si trovano sul lato rivolto verso la facciata della chiesa. L'orologio astronomico di Messina è considerato il più grande orologio astronomico del mondo e il più complesso.

Chiesa della Santissima Annunziata dei Catalani


ph. www.geoplan.it

La chiesa della Santissima Annunziata dei Catalani fu fondata nel XII secolo sulle rovine di un antico tempio di Nettuno. Un crollo avvenuto nel XIII secolo ne arretrò la facciata di 12 metri. In età aragonese fu cappella reale e sul finire del Quattrocento fu ceduta a cortigiani e ricchi mercanti catalani da Pietro d'Aragona, da qui il nome di Santissima Annunziata dei Catalani. La pianta della chiesa è a basilica di tipo bizantino divisa in tre navate con un'alta cupola.


Foto di I, Sailko, CC BY-SA 3.0

L'esterno è incorniciato da due ordini di colonne con eleganti capitelli ed archi intarsiati a due colori. Sui lati della navata due camminamenti conducono sopra il transetto passando attraverso eleganti bifore. All'interno sono visibili le influenze arabo-bizantine.
La chiesa si presenta parzialmente interrata a causa delle macerie causate dal sisma del 28 dicembre 1908 che vennero spianate innalzando così il piano stradale di circa tre metri.

Sacrario di Cristo Re

Il Sacrario di Cristo Re, possiede la "Campana di Cristo Re" posta in cima alla torre ottagonale (XII secolo) del santuario. Venne fusa a Padova (fonderia Colbachini) e inaugurata nel 1934. Ha un diametro di 2,66 m, pesa oltre 13 tonnellate ed è la terza campana d'Italia per grandezza. Ha suonato fino a qualche tempo fa a mezzogiorno, per poi far sentire i suoi rintocchi al tramonto (varia l'orario a seconda dei periodi dell'anno) in memoria dei caduti messinesi della prima e seconda guerra mondiale le cui spoglie sono conservate nel sacrario; per via di alcuni guasti nel sistema elettromeccanico non esegue i rintocchi. Si trova sul viale Principe Umberto.

Chiesa Santa Maria del Carmine

Progettata dall'architetto Cesare Bazzani (1873 - 1939), dopo che il terremoto aveva distrutto la città, venne inaugurata il 15 luglio 1931. In stile eclettico e neo-barocco, e a forma di croce greca, la Chiesa ha un vano centrale dalla forma ottagonale ed è coperta da una cupola, affrescata dal pittore messinese Adolfo Romano. La Chiesa, elevata alla dignità di Santuario nel 1956, contiene sette cappelle con relativi altari. Nell'altare maggiore si trova la statua del Settecento che raffigura la Madonna del Carmelo nell'atto di porgere il Santo Abitino a San Simone Stock.

Palazzo Zanca

Sede del municipio, in piazza Unione Europea, una volta era posto al centro della Palazzata che faceva da continuum di edifici del XVII sec. che faceva da cornice al porto falcato. L'edificio subì gravi danni dal terremoto del 1783, e distrutto dal terremoto del 1908, venne arretrato nella posizione attuale. I lavori di ricostruzione iniziarono il dicembre del 1914 sotto la direzione dell'architetto palermitano Antonio Zanca e si conclusero nel 1924. La costruzione è in stile neoclassico. Sulla facciata si possono vedere alcune sculture legate alla simbologia cittadina e numerose lapidi che ricordano gli eventi più importanti.

Galleria Vittorio Emanuele III

È uno dei pochi esempi di architettura con uso del ferro del Sud Italia, l'unica con Napoli, Galleria Umberto I. Realizzata nel 1929 da Camillo Puglisi Allegra per completare piazza Antonello. Il portico che dà sulla piazza è caratterizzato da un grande arco che segna l'accesso alla Galleria, riccamente decorata al suo interno con bellissimi stucchi ed un pavimento a mosaico bianco e nero. Due rampe di scale da una parte ed un portico dall'altra, conducono ad uscite secondarie.

Teatro Vittorio Emanuele II

La sua costruzione venne ordinata il 2 ottobre del 1838 da Ferdinando II di Borbone ed ebbe inizio solo il 23 aprile 1842. Fu progettato dall'architetto Pietro Valente ed inaugurato il 12 gennaio del 1852, venne intitolato a Sant'Elisabetta, in onore della madre del sovrano. Il 13 settembre del 1860 con l'Unità d'Italia assunse l'attuale nome.
La facciata del teatro presenta un portico che consentiva il passaggio delle carrozze che accompagnavano gli spettatori. Sul loggiato d'ingresso un gruppo scultoreo del 1847 realizzato da Saro Zagari, raffigurante Il tempo che scopre la verità. L'esterno in pietra siracusana è in stile neoclassico, ed è ricco di decorazioni, sculture e bassorilievi dello Zagari che rappresentano scene della vita di Ercole e ritratti di sedici drammaturghi e musicisti famosi.
La sera del 27 dicembre 1908 fu rappresentata l'Aida di Giuseppe Verdi, e poche ore dopo il terremoto distruggeva la città risparmiando il perimetro dell'edificio e le parti decorative. Nel 1982 cominciò un restauro finito nel dicembre del 1985, l'inaugurazione avvenne il 25 aprile del medesimo anno con un concerto diretto dal maestro Giuseppe Sinopoli. La decorazione interna del soffitto porta il nome di Renato Guttuso, il Mito di Colapesce.

Palazzo Magaudda

Il palazzo è un esempio di edificio nello stile dell'eclettismo-liberty messinese, progettato dall'architetto genovese Gino Coppedè. Si trova a testata della via C. Battisti di fianco alla chiesa dei Catalani.
Il palazzo rimane tra le opere meglio conservate di Coppedè. Presenta decorazioni in cassaforma di cemento e disegni a graffito policromo, notevoli i fregi e le decorazioni.

Fontana di Nettuno

La fontana del Nettuno è la seconda fontana realizzata a Messina da Giovanni Angelo Montorsoli (scultore toscano e stretto collaboratore di Michelangelo), dopo la nota fontana di Orione, commissionata dal Senato cittadino.
L'originale della statua del Nettuno rimase sino al 1908 - anno del noto terremoto - all'interno della chiesa di S. Maria degli Alemanni e, successivamente, spostata presso il Museo Regionale di Messina, dove ancora è custodita. Al contrario della fontana di Orione, che venne danneggiata dal sisma, il complesso del Nettuno rimase pressoché integro.
Nel 1934 la fontana fu trasferita nell'attuale sito, poco più a nord, in piazza Unità d'Italia, per volere dell'allora prefetto Michele Adinolfi a ornamento della piazza antistante il palazzo della Prefettura, e ruotata di 180 gradi rispetto al verso originario cosicché oggi è rivolta verso il mare.
L'intero complesso monumentale del Nettuno esprime con genialità creativa il potente stile michelangiolesco dell'autore. Il dio Nettuno, come appena sorto dalle acque, calmo e invincibile, brandisce il suo temibile tridente e tiene incatenate ai suoi piedi le mostruose Scilla e Cariddi.

Forte Gonzaga

Il Forte (o Castel Gonzaga) è una fortezza posta in posizione dominante sulle alture di Messina. Sorge sulla cima del Colle del Tirone (o Monte Piselli) e fu fatto costruire intorno al 1540, dal condottiero Ferrante Gonzaga Viceré di Sicilia nell'ambito della realizzazione di un imponente sistema difensivo esteso all'intera città, ordinata dall'Imperatore Carlo V d’Asburgo quando aveva visitato la città nel 1535. La progettazione della fortezza è attribuita all'architetto militare Antonio Ferramolino che portò nell'isola le nuove forme della fortificazione alla moderna. La fortezza fu coinvolta in episodi bellici ed attacchi durante i secoli successivi, ma è rimasta sostanzialmente integra, resistendo anche ai vari sismi che hanno interessato Messina.

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