Cefalà Diana tra storia e natura

Dai bagni arabi al castello normanno, fino alla Riserva di Cefalà Diana e Pizzo Chiarastella

06 ottobre 2016
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A circa 36 Km da Palermo, Cefalà Diana (Cifalà Ddiana in dialetto) è un piccolo paesino adagiato su un'alta propaggine di roccia arenaria, a circa 540 metri s.l.m., il cui primo insediamento, stando a quanto testimoniano i ritrovamenti archeologici in zona, risalirebbe al periodo romano. Il paese però, fu fondato molto tempo dopo e precisamente nel 1755, a seguito dello Ius populandi ricevuto dal Duca Diana.
Il centro, abitato da circa 700 persone, si è, a poco a poco, esteso su un declivio a ridosso del castello. Nella piazza del paese, principale, punto di riferimento degli abitanti, sorge la Chiesa madre e si trovano delle interessanti sculture in bronzo di Biagio Governali, artista contemporaneo, originario di Corleone. In posizione dominante rispetto al paese, il Castello che guarda alla lussureggiante vallata del fiume Eleuterio e a Rocca Busambra. Il castello fu edificato tra la fine del XIII e la prima metà del XIV secolo, presumibilmente dopo l'abbandono del più antico castellum Cephalas, una vecchia costruzione di età normanna, sito sul monte Chiarastella.

Di questo antico edificio, il nuovo ha ereditato le funzioni strategiche e militari. Dell'edificio oggi rimangono solo una torre quadrangolare e i ruderi delle mura di cinta. Le fonti storiche riportano che intorno al 1329 il maniero divenne parte della triade di fortezze che fecero costruire la famiglia Chiaramonte (con il castello di Icla su monte Ciarastella e la rocca di Sant'Angelo) per controllare i suoi possedimenti. Dopo, in corrispondenza, con la fine della potente famiglia che ne volle la costruzione, la fortezza perse il suo ruolo militare. Divenne così, nei secoli successivi, deposito di granaglie e infine nel XVIII sec. residenza nobiliare. Di fronte al Castello nel 1967 fu edificato il "Santuario di Maria Addolorata", eretto per la devozione dei cittadini di Cefalà Diana nei confronti della Madonna Addolorata che sembra sia apparsa, avvolta in un fascio di luce, nel vano della finestra più alta della torre del maniero. I primi a vederla sarebbero stati quattro bambini che giocavano nei pressi del castello, poi diversi abitanti del luogo avvisati dai piccoli, che spaventati erano corsi in paese. Per settimane fu un pellegrinaggio di devoti, giornalisti dei quotidiani del capoluogo e inviati speciali di periodici a carattere nazionale che riportarono ampie cronache dell'evento. Se si sia trattato di vere apparizioni o di fenomeni di suggestione collettiva però, non è mai stato chiarito.

Le tappe del nostro itinerario

TappaPizzo Chiarastella

In territorio di Cefalà Diana e Villafrati si trova la Riserva Naturale di Cefalà Diana e Chiarastella, istituita dalla Regione Siciliana il 20 novembre del 1997 allo scopo di tutelare la serie di sorgenti termali che sgorgano alle falde di Pizzo Chiarastella e la componente algale termofila dei condotti e dei serbatoi delle acque. La Riserva, che è affidata alla gestione della Provincia Regionale di Palermo, si estende per complessivi 137, 08 ettari, suddivisi in 45,81 ettari di riserva in zona A e 91, 27 ettari di preriserva in zona B.
L'area protetta si sviluppa su un'aspra prateria sulla quale svetta Pizzo Chiarastella, un rilievo calcareo ai piedi del quale sono sistemati i Bagni di Cefalà Diana, che costituiscono un esempio lampante, in Sicilia, dell'amore della cultura araba per l'acqua.
Pizzo Chiarastella, nella zona A della riserva, con i suoi 668 s.l.m., interrompe la monotonia del paesaggio agrario circostante. La vegetazione insediata sulle rocce è caratterizzata da specie rupicole e semirupicole tipiche della macchia mediterranea come l'ampelodesma e l'asfodelo. Si incontrano anche la scilla Marittima, una liliacea dai fiori a lunghi grappoli, e la ginestra spinosa. Il territorio ospita inoltre, diverse specie di orchidee come la serapide maggiore e l'ofride gialla. Sulla fiancata est del Pizzo Chiarastella vivono lecci, euforbie, asparagi spinosi e i trifoglio bituminoso. Per quanto riguarda la fauna è quella tipica del territorio siciliano. L'avifauna è rappresentata degnamente dal coloratissimo gruccione, dal barbagianni, dalla cappellaccia, dalla passera sarda, dal passero solitario, dal saltimpalo e dallo zigolo nero. In inverno poi si trovano anche la pispola, la ballerina bianca. Sul terreno vivono il biacco, la biscia d'acqua, il ramarro e la nautrice, un innocuo rettile che svolge un importante ruolo ecologico all'interno della riserva. Fra i mammiferi, conigli e piccoli roditori, come ad esempio il moscardino, sono impegnati a sfuggire alle battute di caccia di volpi e donnole.

TappaBagni di Cefalà Diana

Bagni di Cefalà Diana - L'edificio, situato nella zona B della Riserva, rappresenta un luogo di sosta obbligatorio durante le visite guidate condotte dal personale dell'ente gestore. Di incerta datazione, la struttura originaria dei bagni è sicuramente di epoca araba o addirittura romano-imperiale, definita poi in età normanna e precisamente nella seconda metà del XII secolo, quando sarebbe stata aggiunta la bellissima volta a botte e i tre archi ogivali. Si tratta di un vero e proprio stabilimento termale, situato a circa un km a nord dell'abitato del paese di Cefalà Diana, vicino il torrente Cefalù, le cui acque sulfuree, sin dall'antichità, venivano utilizzate per curare o attenuare alcune malattie dermatologiche e reumatiche. Le terme si trovano all'interno di un suggestivo baglio del 1570, recentemente restaurato. L'edificio è a pianta rettangolare e le caratteristiche ornamentali della sala dei bagni sono di stile arabo, come i resti del fregio e dell'incisione che ornano la parete del manufatto. L'interno è caratterizzato dalla presenza di un elegante tribelon, triplice arcata ad arco rialzato del tipo arabo, retto da sottili colonnine in marmo, con capitelli in terracotta e pulvino, che separa nettamente l'ambiente in due zone: quella anteriore, oggi suddivisa in tre vasche di diversa profondità (anticamente ce n'era una sola più grande), coperta da volta a botte e provvista di fori di areazione, quella posteriore comprendente un'unica vasca nella quale si raccoglieva l'acqua termale che sgorgava direttamente dalla sorgente in attesa d'essere convogliata alle altre vasche. Lungo le pareti invece, erano disposte le nicchie che servivano a custodire gli indumenti dei bagnanti, utensili e cosmetici. La sorgente di tipo intermittente ed attualmente non attiva, sgorgava all'interno dell'edificio termale ad una temperatura di circa 37 gradi centigradi, oggi restaurato dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Palermo.

TappaBosco di Ficuzza

A due passi dal centro abitato di Cefalà Diana, si trova il Bosco di Ficuzza che con i suoi settemila ettari di vegetazione è uno dei boschi più estesi di Sicilia. Immerso nel verde sorge il piccolo borgo di Ficuzza, un gruppetto di case all'ombra della Real Casina di Caccia, dimora di Re Ferdinando IV di Borbone. Il sovrano fuggito da Napoli, dove erano scoppiati tumulti popolari e giunto a Palermo nel 1798, era un grande appassionato di caccia, quindi acquistò e riunì gli ex feudi di Ficuzza, Lupo, Lupotto e Cappelliere per realizzare una riserva venatoria e in seguito a questi annesse per enfiteusi i sette feudi della Baronia di Godrano. Si racconta che il luogo prediletto del sovrano fosse una radura verdeggiante immersa nel bosco, denominata 'marcatu di li porci' perché verso il tramonto qui si radunavano decine di cinghiali. Il sovrano era solito sistemarsi su uno scranno scavato nella roccia con lo schioppo nelle mani e sparare a tutti i malcapitati animali che gli capitavano a tiro.

Questo posto, che si chiama 'Pulpito del Re', e che secondo gli recenti studi potrebbe essere anche un altare preistorico, è sicuramente il meno nobile dei ricordi lasciati dai Borbone in questa splendida riserva naturale.
All'interno del bosco si trovano anche diversi gorghi o stagni, laghetti naturali dove avviene la riproduzione di anfibi, tartarughe palustri ed insetti. I gorghi più conosciuti sono il Gorgo Lungo ed il Gorgo Tondo, noto anche come Gorgo del Drago, adesso asciutto nella maggior parte dell'anno ma, un tempo, utilizzato da Re Ferdinando IV di Borbone per dilettarsi nella pesca. Il Gorgo Lungo invece è tutt'oggi regolarmente alimentato, anche nel periodo estivo e ospita una ricca flora e fauna acquatica. Il paesaggio è suggestivo perchè il gorgo è incassato in una conca boscosa e vi si accede attraversando una piccola valle  umida, ricca di muschi e licheni.

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