Ad Alia, le grotte della Gurfa

Monumento di architettura rupestre è la tomba a tholos più grande del Mediterraneo

20 giugno 2016
ad-alia-le-grotte-della-gurfa

Sul versante sud-occidentale delle Madonie, sorge Alia, piccolo centro agricolo della provincia di Palermo, conosciuta con l'appellativo di 'Città Giardino'. A qualche chilometro dal centro abitato e a 752 m sul livello del mare, si trovano le spettacolari grotte della Gurfa, inestimabile quanto raro esempio di architettura rupestre, adagiate sulla collina della Gurfa.
Leggenda vuole che il re cretese Minosse, giunto in Sicilia sulle tracce del fuggitivo Dedalo, fu ucciso da re sicano Cocalo e sepolto in territorio di Camico. Sembra che questo territorio si estendesse sino alle grotte della Gurfa, dove probabilmente fu sepolto. Solo molto tempo dopo il tiranno di Agrigento Terone distrusse l'interno di questa tomba e restituì i resti mortali di Minosse a Creta. I riferimenti storici invece, sono pochi e scarsi e la carenza di documentazione, unita alla mancanza di evidenze archeologiche, hanno spinto gli studiosi a formulare le più svariate ipotesi sull'origine del complesso che sembra risalire all'età del rame (circa 5000 a.C.) e probabilmente svolgeva le funzioni di un tempio - tomba.
Bisogna chiarire, comunque, che non si tratta di grotte naturali adattate dall'uomo. Il complesso infatti è interamente scavato a mano nell’arenaria rossastra che compone il nucleo della collina. Come sia stato possibile, senza l'odierna tecnologia, scavare a mano e tirar fuori una simile quantità di materiale roccioso, trasformando un grosso tratto rupestre in un insediamento abitativo suddiviso in piani ed ambienti, non ci è dato sapere. Possiamo solo fare ipotesi.

Il Tesoro (Tomba) di Minosse - Come abbiamo già, detto manca una documentazione certa sull'origine delle grotte e la datazione del complesso è reso ancora più difficile dalla mancanza di reperti fittili che possano orientare nella datazione, essendo gli ipogei ininterrottamente abitati fino agli anni ’90 del ‘900, con uso agricolo. L'unico dato certo e incontestato rimane il fatto che, già durante l'età del rame, nel luogo esisteva una necropoli. Anche l’uso cui era destinato ancora oggi rappresenta un affascinante mistero che attende d’essere svelato. Certa è anche l'origine araba del nome infatti Gurfa, dall’arabo Gurfah, equivarrebbe al termine ‘stanza ai piani superiori’ per il resto si possono fare solo delle ipotesi. I recenti studi dell'architetto e storico dell'arte Carmelo Montagna hanno provato a svelare i millennari segreti di questa misteriosa struttura sostenendo che il complesso altro non è che la tomba del leggendario re cretese Minosse, giunto in Sicilia per catturare Dedalo. Re Minosse infatti, sarebbe stato seppellito nella valle del fiume Halykos/Platani in Sikania. Gli storici antichi datavano tale evento a "tre generazioni prima della guerra di Troia" che, stando alle datazioni più attendibili, sarebbe da collocare tra il 1334 e il 1136 a.C.
Sempre secondo le fonti antiche, quella tomba-tempio venne distrutta dal tiranno di Agrigento Terone nel 480 a.C., che la ritrovò, quasi un millennio dopo la sua costruzione, risalendo il fiume Platani per andare a fare la guerra ad Imera. Da allora non è più stata identificata.  Montagna è convinto inoltre, che il complesso sia stato realizzato da un progettista/costruttore molto colto che conosceva bene i modelli di case-tombe a thòlos ciprioti di Choirokotia e del Megaron ligneo anatolico-frigio di Gordion. Inoltre, proprio perché la thòlos della Gurfa è la più grande del Mediterraneo, con caratteri simbolici unici ed originari perfino rispetto alla celebrata thòlos di Atreo a Micene, bisogna pensare alla sapienza architettonica di un costruttore che, in assenza di altri riferimenti certi, possiamo chiamare "dedalico".

Partendo dal capoluogo siciliano, Palermo, l'itinerario ci condurrà sino ad Alia, alle splendide grotte della Gurfa. Possiamo raggiungere le cavità, immortalate, nel 1995, dal regista Giuseppe Tornatore in alcune sequenze del suo film 'L'uomo delle stelle', in moto o anche in auto.

Le tappe del nostro itinerario

TappaCefalà Diana

Partendo da Palermo, imbocchiamo l'autostrada l'A20 in direzione Messina, per immetterci allo svincolo di Villabate, sulla SS 121, scorrimento veloce, in direzione Agrigento. Superati i centri di Misilmeri e Bolognetta proseguiamo verso Cefala Diana dove si può fare una sosta per visitare i ruderi del vecchio castello.

TappaAlia

Continuiamo sullo scorrimento veloce fino al bivio Manganaro. Da qui si prosegue in direzione Catania, lungo la vecchia SS 121, in direzione Roccapalumba - Alia. In questo tratto si possono vedere le tabelle che indicano la 'via dei formaggi'. I più golosi possono fare qualche piccola deviazione per non farsi sfuggire l'opportunità di visitare le piccole masserie che praticano l'attività casearia.
Finalmente giungiamo ad Alia, entriamo nell'abitato, lo attraversiamo e percorriamo la S.P. 53 per circa 4 chilometri, sino ad una trazzera, sulla sinistra, che porta ad uno spiazzale. Qui lasciamo la moto o l'auto e proseguiamo a piedi per pochi metri fino all'ingresso del complesso trogloditico.

TappaGrotte della Gurfa

Le abitazioni, scavate a mano nell'arenaria, si articolano su due piani collegati da un grandioso ambiente campaniforme, detto appunto grotta a campana (tholos). Tale ambiente circolare, dal diametro di circa 16,40 metri ed altezza di 15,83 metri, per le sue dimensioni uniche nel Mediterraneo, somiglia molto alla tomba a thòlos di Atreo, a Micene (Tesoro di Atreo). A differenza di questa, però è un pò più alta e presenta un foro alla sua sommità che ne permette l'illuminazione. Per la sua particolare conformazione, l’ambiente consente di assistere a due fenomeni eccezionali: la pioggia, che non cade mai perpendicolarmente al terreno, entra dal foro e si disperde sulle pareti, lasciando asciutto il piano di calpestìo; mentre un singolare effetto acustico fa sì che anche un bisbiglio nella parte più bassa, possa essere percepito su in alto.

Accanto all’entrata della thòlos è stata trovata l’incisione profonda e marcata di un tridente capovolto (cm.21x30 circa), che, probabilmente, era il supporto di un bassorilievo metallico asportato successivamente, che simboleggia senza dubbio il simbolo di Nettuno/Poseidone, divinità del mare all’apice del pantheon minoico-miceneo. Tale simbolo venne inciso evidentemente dai navigatori che arrivarono in quest’area dopo i rischi e la fatica della navigazione. Sempre al piano terra è presente un 'vano a tenda', col soffitto a falde e pareti e pavimento ben squadrati, destinato a ospitare diverse sepolture, utilizzate dai pastori, nel secolo scorso, come mangiatoie per gli animali. Gli ambienti sono collegati da corridoi, scale, cisterne, pozzo di discesa, camminamenti, mentre il piano superiore del complesso è raggiungibile attraverso una scala esterna scavata nella roccia e conserva quattro piccoli ambienti destinati ad uso funerario. L'architettura ipogeica, era inizialmente rivestita con legname e tavolati colorati e decorati, come testimoniato dagli spessi strati di nero fumo catramoso depositati sulle sue pareti, segno sicuro di un definitivo grande incendio distruttivo. Quello che noi vediamo adesso è quindi lo scheletro, in negativo, di cui ci mancano tutte le parti interne ed esterne in legno.

TappaCaccamo

Visitate le grotte finalmente possiamo rientrare. Abbiamo due alternative: quella di ripercorrere a ritroso la strada verso Roccapalumba da dove si imboccherà la SS 285 per giungere attraverso una bella strada panoramica a Caccamo, poi a Termini Imerese, attraverso la SS 185, dove si può imboccare l'A20 per rientrare a Palermo. Oppure...

TappaCerda

... Oppure ripercorrere a ritroso la strada fino ad Alia da dove si imboccherà la SS da dove si giungerà a Cerda, attraversando i comuni di Montemaggiore Belsito e Aliminusa. Una volta arrivati a Cerda si prosegue sulla SS fino ad imboccare la SS 113 che vi condurrà fino a Termini Imerese, dove si deciderà se proseguire lungo la SS o imboccare l'autostrada A20

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