Randazzo, la Città nera

Alle falde dell'Etna la città dalle 100 chiese risparmiata dalla furia del vulcano

11 novembre 2016
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In una zona montuosa, a 765 metri sul livello del mare, tra i fiumi Alcantara e Simeto sorge Randazzo, uno dei centri più grandi e popolosi del Parco dell'Etna (circa 11.670 abitanti). La città - da molti considerata miracolata per non essere mai stata toccata da colate laviche - è in assoluto la più vicina al cratere centrale dell'Etna, da cui dista appena 15 km, e domina tutto il versante settentrionale del vulcano.
Randazzo è stata definita 'città nera' per il colore della lava utilizzata per lastricare le strade, per decorare archi, porte e finestre, monumenti come per esempio la splendida Chiesa di Santa Maria. Le origini del suo nome sono incerte e mentre per alcuni il termine deriva dall'antico Rannazzu, che significa grosso borgo, per altri deriva dal nome del governatore bizantino di Taormina Randaches. In ogni caso il primo nucleo abitato risale ad epoca bizantina, durante la quale venne edificata una roccaforte circondata da un imponente cinta muraria di circa tre chilometri con otto torri di guardia al centro. Nel 1535 per la sua importanza strategica, Randazzo fu proclamata città dall'imperatore Carlo V e sino al 1500 rimase divisa in tre quartieri nei quali si parlavano tre diversi dialetti: il greco, il latino e il lombardo. In seguito assunse l'attuale struttura urbanistica medioevale con viuzze suggestive, che mantenne nonostante i bombardamenti anglo americani della II guerra mondiale.
Oggi dell'antica città rimangono parte della cinta muraria, una delle otto torri, il castello svevo e quattro delle dodici porte esistenti un tempo.

Le tappe del nostro itinerario

TappaCastello Svevo

Arroccato su una roccia lavica, visibile da Piazza San Martino c'è il Castello del XIII sec., detto anche mastio perchè fortificato. Il castello è provvisto di una stanza della tortura e di un'altra stanza detta 'dei sepolti vivi' in cui i prigionieri venivano calati con una carrucola da un'apertura praticata nel tetto. Le sue finestre con inferriate nel lato nord si affacciano addirittura sulla Timpa di San Giovanni, dove un tempo s'innalzava il patibolo. Il maniero esisteva già ai tempi di Federico II di Svevia, dopo alterne vicende divenne sede del Giustiziere di Valdemone, poi passò alle famiglie Romeo e Vagliasindi, che ne assunsero il titolo, sino ad essere destinato a carcere mandamentale. Oggi, dopo un'attento restauro, il monumento gode di una luce tutta nuova, con il suo nobile prospetto, il portale sovrastato dall'aquila sveva e la torre merlata, ed è diventato un vero e proprio centro culturale che ospita il Museo delle Arti Contadine, un'interessante collezione di Pupi siciliani e, dal 1998, il Museo Archeologico Paolo Vagliasindi.

TappaPorta di San Martino

Tra le porte della città rimaste in buone condizioni ricordiamo quella orientale 'Aragonese' del 1282, detta anche Porta di San Giuliano, che deve il suo nome al fatto che Re Pietro d'Aragona restaurandola, fece apporre accanto allo stemma del paese anche il proprio e quello della moglie Costanza. Nella zona occidentale invece, si apre la Porta di San Martino del XIII secolo che sorge di fronte alla scalinata dei cappuccini. Fu chiamata originariamente Porta di San Cristoforo per via dell'immagine del Santo che un tempo vi era affrescata e sostituita nel 1983 da una composizione in ceramica. Incendiata dai soldati spagnoli nel 1539, l'arco fu ricostruito nel 1753. Da ricordare ancora la Porta Pugliese che si affaccia sull'Alcantara e che fu chiamata anche porta dei Martinetti, dal nome della contrada vicina o la Porta San Giuseppe, sulla sommità della scalinata dove un tempo sorgeva la chiesa omonima. Da non perdere inoltre, la deliziosa Via degli Archi coronata, come suggerisce il nome, da una serie di archi lavici finemente decorati.

TappaBasilica di Santa Maria

Si dice che anticamente Randazzo ospitasse almeno 100 bellissime chiese. Quelle che sono rimaste oggi di sicuro sono di notevole interesse architettonico, come la Basilica di Santa Maria costruita tra il 1217 e il 1239 di fattura normanno-sveva, anche se nel 1863 fu rifatto il campanile, mentre i restauri si sono susseguiti sino ai nostri giorni. La Chiesa custodisce autentici capolavori come la tavoletta della 'Salvezza di Randazzo' di Girolamo Alibrandi, le tele della 'Dormizione, Assunzione e Incoronazione di Maria Vergine' di Giovanni Caniglia, il 'Martirio di San Sebastiano' di Daniele Monteleone, sei tele di Giuseppe Velasques ('Annunciazione, Assunzione, Incoronazione di Maria Vergine, Martirio di Sant'Andrea, Martirio dei SS. Filippo e Giacomo, Sacra Famiglia'), un Crocifisso in legno scolpito da Frate Umile da Petralia (sec.XVII), mentre il soffitto è stato finemente affrescato da Filippo Tancredi con scene della vita della Vergine. L'esterno è interamente realizzato in blocchi neri di pietra lavica che contrastano con il bianco delle finestre e dei portali. Oltre al campanile bicromo che svetta sulla facciata, movimentata da archetti, sculture e rosoni di arenaria, interessanti ci sono i due portali quattrocenteschi di nord a sud.

TappaChiesa di San Nicolò

La Chiesa di San Nicolò del XIII secolo, è in assoluto la più grande di Randazzo e conserva numerose sculture di scuola gaginiana come la statua marmorea di San Nicola di Bari del 1523, un trittico di scuola antonelliana con la Madonna tra Santa Lucia e Sant'Agata, un fonte battesimale di stile gotico e la 'Trinità' di Giuseppe Tomasi del 1651. Nella parte esterna il campanile del '700 non è mai stato ultimato, le absidi sono del XIII secolo, la facciata è tardo-rinascimentale, mentre la cupola è stata ricostruita nel dopoguerra.

TappaChiesa di San Martino

Bellissima anche la Chiesa di San Martino, anche questa del XIII secolo, che fu più volte rimaneggiata e ampliata soprattutto in seguito ai disastrosi bombardamenti della II Guerra mondiale. All'interno si possono ammirare il fonte battesimale in marmo di Angelo Riccio del 1447, il Crocifisso del Matinati del 1530, una statua della Madonna della Misericordia di scuola gaginiana del sec. XVI, una delicata Madonna delle Grazie in marmo attribuita a Vincenzo Gagini del 1535, il Ciborio gotico di marmo bianco traforato. La Chiesa è fiancheggiata da un bellissimo campanile che risale al XIII-XIV sec., coronato da merlatura.

TappaConvento di San Giorgio

Sulla collina dove un tempo sorgeva il quartiere ebraico, è visibile l'ex Monastero benedettino e la Chiesa di San Giorgio, con il suo abside massiccio, la torre slanciata, il prospetto su cui si possono ancora ammirare le finestre ed il portale secentesco in pietra lavica. Il centro storico ospita la Chiesa di Santa Maria della Volta del XIV sec., costituita da un vano rettangolare ad una navata, con due portali a sesto acuto di diversa grandezza. Splendida anche la Chiesa di Maria SS.Annunziata (XIV-XIX sec.) con il suo maestoso portale lavico ed all'interno il pregevole gruppo scultoreo dell'Annunciazione, due tele di Onofrio Gabriele e una tavola dipinta con la scena dell'Annunciazione del sec. XVI.

TappaChiesa dei frati Cappuccini

Altre Chiese da vedere sono la Chiesa dei Cappuccini, collegata al Convento francescano, la Chiesa di San Francesco di Paola, la Chiesa di San Pietro, il cui impianto originario risale forse al XIII secolo che oltre a una statua di San Pietro (1766) ospita quella dell'Addolorata del '700 ed  un Crocifisso ligneo del '600. Nei pressi vi sono i resti del Convento dei Minori Osservanti e della Chiesa di Santa Maria di Gesù, la Chiesetta di San Gregorio fuori le mura, la Chiesa del Sacro Cuore, il Santuario di Maria SS. del Carmelo dove visse e operò nel XVI sec. il Beato Luigi Rabatà, e in cui si venera una statua in marmo della Madonna del Carmine di scuola gaginiana  (XVI sec.).

TappaIl Lago Gurrida

Agli amanti della natura e delle gite all'aria aperta consigliamo di fare un'escursione lungo la riva del Lago Gurrida che si trova ad appena 2 km a sud da Randazzo, sul versante nord-ovest dell'Etna. Lo specchio d'acqua costituisce l'unico esempio in Europa di lago a sbarramento lavico, originatosi in seguito all'ostruzione di una parte della valle sottostante per una colata lavica del 1536. Il lago si trova a circa 835 metri sul livello del mare e raccoglie le acque piovane e soprattutto quelle del fiume Flascio. Sulla riva si possono percorrere dei comodi sentieri naturalistici fruibili anche da portatori di handicap e osservare gli uccelli migratori e non in alcune casette di legno proiettate sul lago e adibite ad osservatorio. L'avifauna locale comprende l'anatra moretta, il falco cuculo, il tuffetto, la ballerina gialla e l'averla capirossa, l'airone cenerino, il germano reale, le garzette, le folaghe e l'airone rosso. Le pavoncelle cercano il cibo sui prati umidi, mentre i pivieri, i beccaccini, le pettegole, i combattenti e i piovanelli sorvolano l'acqua poco profonda alla ricerca di qualcosa da mangiare. Infine, si osservano specie ittiofaghe quali il cormorano, la cicogna bianca, la cicogna nera ed il falco pescatore, che si nutrono dei pesci (tinche, carpe, gambusie, ecc.) introdotti da alcuni anni nelle acque del lago.

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