Inyco, il leggendario regno di Kokalos

A Menfi, nell'Agrigentino, un ambiente unico e d'inestimabile bellezza

11 luglio 2016
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Tra i Templi di Agrigento e Selinunte, immersa in una natura incontaminata sorge Menfi, ridente cittadina sul mare, famosa per il pregiato vino di cui è produttrice. Menfi è adagiata su un pianoro collinare a 119 metri sul livello del mare, a circa 100 km da Agrigento, ed è un grosso centro agricolo dell'Agrigentino, il cui territorio è attraversato dai fiumi Belice e Carboj. Il comune, oltre che per la produzione degli ottimi vini, basa la sua economia sulla fiorente coltivazione di agrumi, frutta, cereali e ortaggi ma anche l'artigianato ha un peso, per la produzione di oggetti che si ottengono intrecciando foglie di palma nana e legno, o la produzione di merletti lavorati a mano. Menfi è il luogo ideale per chi ama stare a contatto con la natura e fare passeggiate all'aria aperta perchè mette a disposizione un notevole patrimonio ambientale come per esempio la Riserva Naturalistica Foce del fiume Belice e zone limitrofe, il lago artificiale dell'Arancio, al confine con il territorio di Sambuca di Sicilia e il lungo litorale sabbioso.

Le tappe del nostro itinerario

TappaPorto Palo

Interessante, dal punto di vista naturalistico, la marina di Menfi che si estende sull'ampio golfo delimitato ad ovest da Capo Granitola e ad est da Capo San Marco. La costa ora piana e sabbiosa, ora rocciosa selvaggia e frastagliata ospita il piccolo borgo di Porto Palo. Qui si potranno ammirare il pino marittimo, i capperi, l'agave e la palma nana 'giummara', da cui gli abili artigiani locali ancora oggi ricavano scope, corde, ceste, ecc. Su queste spiagge, di finissima sabbia grazie alla tranquillità, alla limpidezza delle acque e all'esposizione al sole, avviene la deposizione delle uova della tartaruga marina 'Caretta Caretta', specie protetta in tutto il Mediterraneo. Poco a monte dune sabbiose ricoperte da vasti canneti creano un ambiente unico e d'inestimabile bellezza, uno dei paesaggi più affascinanti della costa mediterranea.

TappaIl regno di Kokalos

Il regno di Kokalos - Per gli appassionati di archeologia sarà entusiasmante visitare la cittadella sicana di Inyco, sede dell'antico regno di Kokalos, il re Siculo che accolse Dedalo quando fuggì da Minosse, re di Creta, e si rifugiò in Sicilia. Secondo Philipp Cluverio (1580-1623), storico e geografo tedesco, proprio nel territorio di Menfi, a Montagnoli (a circa 3 Km dalla foce del fiume Belice, sulla riva sinistra, a 111 metri sul livello del mare) sorgeva infatti Inyco. L'area archeologica ha dato diverse testimonianze del suo glorioso passato. Per esempio all'interno di un recinto capannicolo del diametro di circa 10 metri, che molto probabilmente delimitava l'area del villaggio, sono stati ritrovati reperti e ceramiche risalenti ad un'antica civiltà del Ferro (IX-VIII secolo a.C.) nello stile di Sant'Angelo Muxaro-Polizzello.
Intorno al VII secolo infatti, Inyco era una fiorente cittadella, importante snodo commerciale di prodotti che dai villaggi interni arrivavano sino ai centri commerciali costieri attraverso il fiume Belice. L'insediamento legò il proprio sviluppo a quello della vicina e potente polis greca Selinunte, con la quale condivise anche il suo destino subendo la distruzione di Cartagine e divenendo un 'phrurion punico' (avamposto fortificato) in virtù dei trattati greco-punici del 407 a.C. La monumentalità della porta d'accesso all'acropoli, le decine di tombe a forno sparse sui balzi collinari e sulla contigua altura di Santa Caterina, sono significativi componenti di un insediamento indigeno a carattere agro-commerciale influenzato dal dominio elimo-punico. Allo stesso modo le ceramiche greche, la piccola necropoli di nord-est e le fortificazioni poste a sud-est della città testimoniano il controllo politico-militare e commerciale di Cartagine su Inyco. Il sito di Montagnoli fu anche abitato, nel periodo pre-arabo, da una comunità dedita all'agricoltura e alla pastorizia, come si evince dalla scoperta di due nicchie ad arco, che dovevano contenere dei sarcofaghi, risalenti al primo periodo del Cristianesimo.

TappaPiazza Vittorio Emanuele

Minitour per la città - Sorto nel 1638, il borgo rurale di Menfi si sviluppò nel tempo mantenendo l'impostazione originaria di insediamento feudale dove chiese e palazzi nobiliari emergono ogni tanto dall'abitato. Originariamente il paese si chiamava Menfri, ma solo nel 1658 il nome venne semplificato in Menfi da Diego Aragona Principe di Castelvetrano, fondatore, nel 1638, del primo nucleo urbano sull'antico casale arabo di Burgimilluso. Il monumento più antico del territorio è il Castello Svevo, edificato nel 1238 da Federico II di Svevia, di cui oggi rimane - visibile da Piazza Vittorio Emanuele - solo la Torre Federiciana, di forma irregolare a quattro piani con un'altezza di metri 18.58, completamente distrutta dal terremoto del 1968 e successivamente ricostruita. Vicino alla torre il Palazzo baronale Pignatelli che domina la piazza del paese e si sviluppa attorno ad un cortile. All'interno di un altro cortile sorge Palazzo Ravidà con la sua facciata costituita da un portico a colonne doriche di pietra arenaria.

Per quanto riguarda le chiese la più importante è la Chiesa Madre, dedicata a Sant'Antonio da Padova, a tre navate, in corso di ricostruzione dopo il terremoto del 1968. La chiesa costituiva assieme allo torre Federiciana ed al palazzo dei Pignatelli gli elementi architettonici principali della piazza del paese. Da non perdere inoltre la Chiesa di S.Giuseppe, eretta nel 1715, la Chiesa del Purgatorio costruita tra il 1739 e il 1769, la Chiesa dell'Addolorata, sorta intorno al 1813, la Chiesa e Collegio di M. SS. Annunziata caratterizzato dallo torre con l'orologio, lo Chiesa di San Rocco, costruita intorno al 1851, la Chiesa di SS. della Provvidenza.

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