L'Itinerario arabo-normanno, percorso di tolleranza, partecipazione e civiltà

Riconosciuto dall'UNESCO Patrimonio dell’Umanità, oggi conta 21 splendidi tesori monumentali

30 luglio 2019
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Il sito seriale arabo-normanno, riconosciuto dall'UNESCO - nel 2015 - Patrimonio dell'Umanità con il nome di "Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale", è diventato più vasto.

Inizialmente composto da nove monumenti, l'itinerario si è arricchito di altri tredici Beni culturali che ampliano e valorizzano il circuito turistico e culturale.

Un percorso dove luoghi e monumenti, con i loro caratteri unici ed eccezionali, frutto della commistione di linguaggi artistici eterogenei (islamici, bizantini, latini) mirabilmente fusi, rappresentano le testimonianze materiali più rilevanti e straordinarie del sincretismo culturale del regno normanno di Sicilia (1130-1194) e si inseriscono di fatto nella storia dell'arte e dell'architettura del Medioevo mediterraneo, all'interno delle quali occupano una posizione di assoluto prestigio.

Le tappe dell'itinerario arabo-normanno

TappaPalazzo Reale e Cappella Palatina

Palazzo Reale - ph Archeologo
Foto di Archeologo - Opera propria, CC BY-SA 4.0

Il Palazzo Reale di Palermo, meglio noto come Palazzo dei Normanni, è la sede dell'Assemblea regionale siciliana. Il palazzo è la più antica residenza reale d'Europa, dimora dei sovrani del Regno di Sicilia e sede imperiale con Federico II e Corrado IV. Al primo piano sorge la Cappella Palatina.

Palazzo Reale, lato palatino

Il palazzo sorge sopra i primi insediamenti punici, le cui tracce sono tuttora visibili nei sotterranei. La prima costruzione, è attribuita al periodo della dominazione islamica della Sicilia. I sovrani Normanni ampliarono e trasformarono l'edificio arabo in un centro complesso e polifunzionale che esprimeva tutta la potenza della monarchia, così realizzarono una struttura di edifici.

Cristo Pantocratore della Cappella Palatina

Nel 1132 sotto il regno di Ruggero II venne costruita la "Cappella Palatina", una basilica a tre navate dedicata ai santi Pietro e Paolo.
La cupola, il transetto e le absidi sono interamente decorate nella parte superiore da mosaici bizantini, tra i più importanti della Sicilia, raffiguranti il Cristo Pantocratore benedicente, gli evangelisti e scene bibliche varie. I mosaici di datazione più antica sono quelli della cupola, risalenti alla costruzione originaria del 1143.

La Cappella Palatina

Il soffitto in legno della navata centrale e le travature delle altre navate sono decorate con intagli e dipinti di stile arabo. In ogni spicchio sono presenti stelle lignee con rappresentazioni di animali, danzatori e scene di vita della corte islamica. Il soffitto è a cassettoni e muqarnas del 1143 circa e presenta, oltre ai dipinti, iscrizioni in cufico.

TappaSan Giovanni degli Eremiti

San Giovanni degli Eremiti

«Una chiesa normanna vicino al palazzo reale e alla Porta di Castro... riparata in un incavo, è del tutto orientale, e con le sue cinque cupole starebbe benissimo a Baghdad o a Damasco. Accanto, il campanile gotico a quattro ordini di logge è sormontato da un'altra cupola, singolare adattamento di costruzione araba ad un costume cristiano.» - F. Elliot, Diary of an Idle Woman in Sicily (1881)

Le cupole di San Giovanni degli Eremiti

La chiesa di San Giovanni degli Eremiti è un monumento nazionale situato nel centro storico di Palermo. La chiesa, caratterizzata all'esterno dalle cupole di colore rosso, appoggiata con un fianco ad un corpo quadrato anteriore (forse una moschea), è realizzata a croce latina divisa in campate quadrate su ciascuna delle quali poggia una semisfera. Il presbiterio, terminante in nicchia, è sormontato da una cupola, come quella dei due corpi quadrangolari che la fiancheggiano e di cui quello di sinistra si eleva a campanile.

San Giovanni degli Eremiti. Sullo sfondo Palazzo dei Normanni

Il chiostro, abbellito da un lussureggiante giardino, è la parte meglio conservata del primitivo monastero; spiccano per bellezza e leggerezza le colonnine binate con capitelli a foglie d'acanto che reggono archi ogivali a doppia ghiera. Vi si trova inoltre una cisterna araba.
Oggi l'edificio presenta una nuda cortina muraria fatta con conci di tufo squadrati; l'interno ha tre absidi semicircolari ed è suddiviso in cinque campate quadrate coperte da cupolette che si raccordano alle pareti tramite nicchie.

TappaChiesa di Santa Maria dellAmmiraglio (La Martorana)

Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio (La Martorana)

Santa Maria dell'Ammiraglio (1140 ca.), tra i monumenti dello strato arabo-normanno, rappresenta il livello più bizantino, con elementi di chiara derivazione islamica. La chiesa venne edificata alcuni anni prima il 1143 da Giorgio d'Antiochia, Grande Ammiraglio del Regno di Sicilia sotto Ruggero II.

L'interno della Martorana - ph Matthias Süßen
Foto di Matthias Süßen - Opera propria, CC BY-SA 4.0

In origine la chiesa era preceduta da un portico con atrio e dal campanile, visibile ancora oggi, che presenta due ordini inferiori ornati da tarsie in pietra lavica con poligoni stellati di derivazione islamica, e due ordini superiori arricchiti da numerose colonnine che ravvivano le volumetrie esaltando gli effetti chiaroscurali.

Il Cristo Pantocratore della Martorana

L'interno della chiesa antica è decorato con mosaici di eccellente fattura: il ciclo pittorico (1143-1148) costituisce infatti uno dei migliori esempi di mosaico bizantino del periodo comneno. Punto focale della composizione è il Cristo Pantocratore nella sommità della cupola, circondato da quattro angeli prostrati in adorazione.

Nel tamburo gli otto profeti e nelle nicchie angolari i quattro evangelisti. Il resto della decorazione celebra la figura della Vergine, alla quale la chiesa è dedicata. La pregevole pavimentazione marmorea in opus sectile, ben conservata, rispecchia fedelmente modelli bizantini, anche se, tuttavia, alcuni motivi ornamentali denunciano chiaramente l'influenza della cultura islamica.

TappaChiesa di San Cataldo

La Chiesa di San Cataldo

La chiesa di San Cataldo (1160 ca.), adiacente alla Martorana, rappresenta un compiuto capolavoro architettonico, notevole esempio di elaborazione formale sincretica concepita da maestranze islamiche secondo criteri romanico-occidentali.

Particolare delle cupole rosse di San Cataldo

L'edificio esternamente si presenta nella sua purezza volumetrica, animata da arcate cieche a rincasso che inquadrano le tre monofore aperte su ciascun lato. La sola abside maggiore è sporgente e alta quanto tutto l'edificio. Il coronamento della chiesa è costituito da una cimasa a traforo di tipo fatimide al di sopra della quale spiccano le tre cupolette che coprono la nave centrale, impostate su di un basso tamburo continuo in cui si aprono piccole finestre.

L'interno della chiesa di San Cataldo

L'interno rettangolare, vagamente centralizzante per la presenza di quattro colonne, è scandito dalle tre cupole che individuano le tre campate quadrate della navata centrale. Le brevi navatelle laterali sono coperte da volte a crociera. Le pareti nude, prive di qualsiasi decorazione, esaltano la nitidezza architettonica della chiesa, ingentilita dalle colonnine angolari del santuario e dagli archi a sesto acuto retti da colonne e capitelli dei quali alcuni di spoglio.

La cupola ovest della chiesa di San Cataldo

A rendere ancor più preziosa la chiesetta contribuisce il pavimento in opus sectile: unico esempio dell'epoca di Guglielmo I, esso manifesta l'affermarsi della nuova corrente promossa da Ruggero II, assicurata dalla presenza di artigiani islamici capaci di interpretare in modo nuovo ed originale la tradizione orientale di matrice bizantina.

TappaCattedrale di Palermo

La chiesa Cattedrale di Palermo, dedicata a Maria Santissima Vergine Assunta, sorge in un'area a ridosso delle antiche mura punico-romane che chiudevano il luogo del primo insediamento fenicio. Trasformata in moschea del venerdì al tempo della dominazione islamica, la basilica fu restituita al culto cristiano nel 1072 da Roberto e Ruggero d'Altavilla.

Il campanile della Cattedrale di Palermo - ph Salvatore Di Venuto
Foto Salvatore Di Venuto

All'arcivescovo Gualtiero si deve la ricostruzione dell'edificio normanno, collocata dagli studiosi tra il 1169 ed il 1185, anno della consacrazione della chiesa. L'edificio ha un impianto basilicale a tre navate sul quale s'innesta un ampio santuario, costituito da un transetto sporgente e triabsidato, ampliato da una spaziosa campata antistante.

All'esterno, il fianco meridionale della costruzione si distingue per l'ampio portico in stile gotico-catalano eretto intorno al 1465. La facciata sud-occidentale, che guarda l'arcivescovado, risale ai secoli XIV-XV, mentre il gruppo di campanili in stile neogotico svettanti sopra la torre campanaria, sono stati realizzati tra il 1840 e il 1844.

Il tetto della Cattedrale di Palermo

Il sistema decorativo a tarsie laviche con motivi ornamentali di gusto islamico che ricopre i muri esterni della cattedrale e le absidi è in buona parte quello originale del XII secolo. La chiesa risulta oggi divisa in tre navate da pilastri che sostengono volte a botte, e presenta una cupola nel punto di incrocio tra il transetto e la navata centrale.

Le tombe di Federico II e Ruggero II

Nelle prime due cappelle della navata meridionale si trovano le tombe degli imperatori e dei reali normanno-svevi di Sicilia: Costanza II d'Aragona, moglie di Federico II; Enrico VI; Federico II; Pietro II d'Aragona; Ruggero II.

La corona di Costanza dìAltavilla

Alcuni ambienti dietro il lato destro del transetto ospitano dal 2006 il Tesoro della Cattedrale dove si conserva, tra le altre opere di valore, la corona di Costanza d'Aragona, splendido esempio di gioielleria medievale con smalti, ricami, gemme e perle.

TappaPalazzo della Zisa

Il Palazzo della Zisa

Il palazzo della Zisa (dall'arabo al-Azīz, "il glorioso", "lo splendido"), fondato dal re Guglielmo I nel 1165 e portato a compimento dal successore Guglielmo II (1190 ca.), costituisce un sorprendente esempio di architettura palaziale ifriqena. Sorgeva fuori le mura dell'antica città di Palermo, costituendo il monumento più importante e rappresentativo del Genoardo (dall'arabo jannat al-ar, "giardino" o "paradiso della terra") che, ispirandosi ai giardini di ascendenza islamica, caratterizzava il territorio immediatamente fuori della Palermo normanna.

Mosaico della "Sala della Fontana"

L'edificio, a pianta rettangolare, si sviluppa su tre livelli, marcati all'esterno da sottili cornici e da archi ciechi a rincasso che inquadrano le finestre. L'edificio è concluso in alto da una fascia con epigrafe in arabo, oggi frammentaria a causa dei tagli realizzati in epoca moderna per ottenere la merlatura.

La lapide quadrilingue della Zisa

All'interno della Zisa, oggi Museo d'Arte Islamica, sono custoditi ed esposti diversi manufatti, tra cui uno di straordinaria importanza: una lapide marmorea di forma esagonale con una croce centrale in opus sectile intorno alla quale è ripetuta un'iscrizione in tre diverse lingue (latina, greca, araba) e con quattro differenti caratteri (l'arabo anche in carattere ebraico), eseguita per il sepolcro di Anna (morta nel 1149), madre di Grisanto, prelato di corte, che costituisce una significativa testimonianza del sincretismo culturale che caratterizzò la civiltà della Sicilia normanna.

TappaPonte dellAmmiraglio

Il Ponte dell'Ammiraglio, costruito nel secondo quarto del secolo XII (1132 ca.) costituisce un'importante testimonianza dell'architettura civile di età normanna. Rappresenta uno dei massimi prodotti d'ingegneria medievale in area mediterranea, interamente costruito in pietra da taglio, notevole per dimensioni, straordinarie per l'epoca.

Passeggiata sul ponte, percorrendo le antiche vestigia - ph Mario Giambanco
Foto di Mario Giambanco - Opera propria, CC BY-SA 4.0

Deve il suo nome al fondatore Giorgio di Antiochia, ammiraglio del regno al servizio del re Ruggero II dal 1125 e altresì fondatore della chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio. Il ponte, oggi in Corso dei Mille (Piazza Ponte Ammiraglio), fu eretto fuori dalla cinta muraria della città normanna, in prossimità della porta di Termini e in origine attraversava il fiume Oreto.

Lo sguardo corre, tra Passato e Futuro - ph Mario Giambanco
Foto di Mario Giambanco - Opera propriaCC BY-SA 4.0

La costruzione, a "schiena d'asino", è parzialmente interrata e circoscritta in un'area recintata, depressa di circa tre metri rispetto all'attuale piano stradale. L'intera struttura è realizzata in conci regolari di calcarenite, e richiama per tecnica costruttiva e morfologia una tipologia diffusa in area maghrebina.

"Battaglia sul Ponte dell'Ammiraglio" di Renato Guttuso

Sul Ponte dell'Ammiraglio, il 27 maggio dell'anno 1860, nel corso della Spedizione dei mille, le truppe garibaldine provenienti dalle pendici di Gibilrossa si scontrarono con le truppe borboniche, lì posizionate per opporsi all'ingresso del nemico in città.

TappaCattedrale di Cefalù

Cattedrale di Cefalù

La Cattedrale di Cefalù venne fondata, insieme alla relativa diocesi, da re Ruggero II nel 1131. Essa è il risultato di travagliate vicende architettoniche, per via delle quali l'edificio non venne mai realizzato secondo il progetto originario.

Il Duomo di Cefalù dall'alto - ph Salvatore Di Venuto
Foto Salvatore Di Venuto

L'edificio si erge sull'alto di una scalinata costruita nel 1851 ed è preceduto da un ampio sagrato a terrazzo che svolgeva la funzione di cimitero. Il prospetto è caratterizzato da due possenti torri, alleggerite da eleganti bifore e monofore e sormontate da cuspidi piramidali aggiunte nel Quattrocento: una a pianta quadrata l'altra a pianta ottagonale.

L'interno basilicale è a tre navate scandite da 16 colonne di granito (8 per lato) che sostengono slanciati archi a sesto acuto a doppia ghiera. Le coperture sono costituite da soffitti lignei, di cui quello centrale conserva resti della originaria decorazione pittorica con motivi vegetali e figurativi di carattere profano, realizzati da maestranze islamiche.

Il Cristo Pantocratore del Duomo di Cefalù

L'abside centrale, le pareti del presbiterio e la volta costolonata del coro sono rivestite da mosaici realizzati da maestranze bizantine tra il regno di Ruggero II e il regno di Guglielmo I: nel catino dell'abside centrale, la figura del Cristo Pantocratore benedicente; nella fascia sottostante, la Vergine e quattro Arcangeli; nelle due zone inferiori, ai lati della finestra ogivale, i Dodici Apostoli. Sulle due pareti del bema, figure di Santi e Profeti, allineati su quattro fasce sovrapposte; nella volta a crociera, Angeli e Serafini. Tutte le figure sono accompagnate da scritte, in greco o in latino, che indicano il nome del personaggio.

TappaCattedrale di Monreale

Il Duomo di Monreale

La costruzione di questo splendido complesso che comprende, oltre al duomo, anche un'abbazia benedettina ed il palazzo reale (trasformato alla fine del '500 e i Seminario Arcivescovile), venne iniziata da Guglielmo II, nipote di Ruggero II, intorno al 1172.

La costruzione doveva essere grandiosa, per eguagliare le cattedrali delle più grandi città europee e superare in bellezza la Cappella Palatina, edificata dal nonno Ruggero. E così vennero sicuramente impiegate le migliori maestranze, senza risparmio di fondi.

Colonnato e chiostro del Duomo di Monreale

La chiesa è il risultato della mescolanza delle maestranze e quindi degli stili che sono impegnati nella sua realizzazione. Normanne sono le due torri massicce che inquadrano la facciata, l'alta abside fiancheggiata dalle due absidiole, la pianta basilicale e quindi la struttura del duomo. Di chiara impronta islamica è invece la decorazione delle absidi delle quali si gode la vista migliore da via dell'Arcivescovado.

Il Cristo Pantocratore che si trova nell'abside centrale del Duomo di Monreale
Foto di Tango7174 - Opera propriaGFDL

I mosaici - Su un fondo dorato prendono vita i personaggi della Bibbia, dai colori più smorzati rispetto ai contemporanei della Cappella Palatina, ma dai tratti più personalizzati ed espressivi. Vennero realizzati a cavallo tra il XII ed il XIII sec. da maestranze veneziane e siciliane.

La presentazione delle scene, gli elementi utilizzati e le immagini simboliche sono spesso le stesse utilizzate nella Cappella Palatina.

Nel racconto musivo si ripropone il piano divino di salvezza universale, a partire dalla creazione del mondo e dell'uomo che, con il peccato originale, è costretto al lavoro ed all'espiazione, fino all'intervento di Dio che sceglie il suo popolo per prepararlo alla salvezza (navata centrale). Nell'abside centrale troneggia, imponente, il Cristo Pantocratore con, sotto, la Vergine col Bambino affiancata da angeli ed apostoli.

TappaMaredolce-La Favara

Castello di Maredolce-La Favara

Abbandonato per anni, occupato abusivamente, è da poco tempo un luogo restituito alla città ed inserito nel sito seriale Unesco di Palermo arabo-normanna.

Retro del Castello di Maredolce - ph Jean-Pierre Dalbéra
Foto di Jean-Pierre Dalbéra from Paris - Le palais de la Favara (Palerme), CC BY 2.0

La storia del castello è affascinante. Sfruttando la vicina sorgente della Fawwarah ai piedi del monte Grifone, i re normanni dotarono il castello dell'emiro di un'enorme peschiera di acqua dolce, addirittura navigabile (Mare Dolce appunto), piena di pesci di vari colori e razze, portati anche da Paesi lontani.

Agrumento nel giardino del Castello di Maredolce-La Favara

Un giardino di delizie, particolarmente amato da Costanza d'Altavilla che adorava trascorrervi l'estate con il piccolo Federico, futuro imperatore illuminato. Al centro della peschiera, Ruggero aveva fatto impiantare un isolotto a forma di Sicilia rovesciata, quasi una voliera per la grande quantità di uccelli ospitati.

Castello di Maredolce-La Favara - ph Vps
Foto di Vps at it.wikipedia, CC BY-SA 3.0

Nel 1328 il castello viene ceduto da Federico d'Aragona ai Cavalieri Teutonici che lo trasformarono in ospedale. Per due secoli appartenne alla famiglia dei Bologna con cui divenne un'azienda agricola, per poi passare al duca di Castelluccio.
Dagli inizi dell'800 inizia il declino e l'abbandono di Maredolce, "castellaccio" ad uso del quartiere, utilizzato dagli abitanti per ricoverare le bestie, addirittura occupato come abitazione.

TappaCastello a Mare

Fortezza San Pietro, Castello a Mare

Il castello a Mare si trova nel Parco archeologico del Castellammare, nei pressi della Cala, nel quartiere la Loggia, a nord del porto di Palermo. È stato il più importante baluardo difensivo del porto di Palermo fino al XX secolo. Costruito nel IX secolo, in età arabo-normanna, venne restaurato e ingrandito progressivamente nel corso dei secoli, a seconda delle esigenze espresse dai vari governi e dalle diverse dominazioni.

Rappresentazione pittorica del Castello a Mare

Nel XVI secolo diventa la residenza dei viceré di Sicilia, poi sede siciliana del Tribunale dell'Inquisizione, trasferito successivamente a Palazzo Steri. Il suo abbandono e declino iniziano in età borbonica, perché non sussisteva più la necessità di un polo difensivo di quella modalità, anche se durante l'insurrezione di Palermo fu uno dei punti da cui partivano i bombardamenti alla città e le truppe regie lo smantellarono in parte.

Videomapping sulla Fortezza San Pietro durante un evento

Tra gli anni Venti e la Seconda Guerra Mondiale venne demolito e ciò che ne rimase venne danneggiato dai bombardamenti. Nel 2009, in occasione di scavi iniziati nel 2006 per restituire alla città i resti di un insediamento arabo in piazza XIII Vittime, è stato rivalutato, riportato parzialmente alla luce per diventare il nucleo del Parco archeologico del Castellammare. Il sito è oggi sede di concerti e grandi eventi legati al territorio di Palermo.

TappaChiesa di Santa Maria Maddalena

Chiesa di Santa Maria Maddalena - ph Paolo Piano CRICD
Foto di Paolo Piano, CRICD

La chiesa di Santa Maria Maddalena è un edificio di epoca normanna, di culto cattolico, situato nel centro storico di Palermo e appartenente all'insieme monumentale del quartiere militare di San Giacomo.

Con la denominazione di Santa Maria Maddalena di Xalca o Alga, la chiesa sorse nella zona fortificata ad occidente della città, nota col nome di "Galka" (da al-Halqah, ovvero il "recinto"), l'antica cittadella fortificata difesa da mura di origine epoca punica e dominata dal Kasr, il castello degli emiri arabi divenuto poi residenza dei re normanni.

Interno della Chiesa di Santa Maria Maddalena - ph Stendhal55
Foto di Stendhal55 - Opera propria, CC BY-SA 4.0

Con la lenta trasformazione della "Galka" e la fusione col resto della città, la chiesa fu inglobata nel quartiere militare di San Giacomo o "degli Spagnoli". La chiesa e il seicentesco convento francescano occupano l'area delimitata a sud dalla strada del Cassaro (corso Vittorio Emanuele) vicino a Porta Nuova.

Il Quartiere militare di San Giacomo non è facilmente accessibile, la chiesa non visibile all'esterno è stata fino ad ora difficilmente visitabile se non in particolari ricorrenze.

TappaPalazzo della Cuba

Palazzo della Cuba

La Cuba, Palazzo della Cuba, o Castello della Cuba, è un padiglione di delizie, in origine all'interno di uno dei "Sollazzi Regi" dei re normanni di Sicilia. Si trova a Palermo all'interno dell'omonimo quartiere.

Decorazioni murarie del Palazzo della Cuba - ph Sebastian Fischer
Foto di Sebastian Fischer - Opera propria, CC BY-SA 3.0

Si chiama anche "Cuba sottana" per distinguerla dalla Cuba soprana, oggi inglobata nella settecentesca Villa Napoli e dalla Piccola Cuba, situate nell'antico parco reale del Genoardo.

L'interno del Palazzo della Cuba - ph Loredana Maggiore
Foto Loredana Maggiore

Proprio alla Cuba, tra le acque e gli alberi che la circondavano, Boccaccio ambientò una delle novelle del suo Decameron. La sesta della quinta giornata. È la vicenda d'amore tra Gian di Procida - nipote dell'omonimo grande eroe del Vespero Siciliano - e Restituta, una ragazza bellissima di Ischia rapita da «giovani ciciliani» per offrirla in dono al allora re di Sicilia: Federico II d'Aragona.

Ricostruzione della Cuba, Rocco Lentini, olio su tela (1922)
Ricostruzione della Cuba, Rocco Lentini, olio su tela (1922)

Quando Giovanni Boccaccio scrisse il Decameron, era già cominciato il declino dei parchi reali che erano l'orgoglio della città ormai in mani angioine. Era finita l'epoca di Palermo "felicissima" che secondo Idrisi era allora «la più grande e la più bella metropoli del mondo» con la sua vasta verdeggiante pianura e con i suoi luoghi di delizie (mustanaza). Ma la traccia che aveva lasciato quel periodo di splendore era così luminosa da impressionare Boccaccio ancora diversi secoli dopo.

TappaChiesa della Santissima Trinità del Cancelliere (La Magione)

Chieda della Magione - ph Matthias Süßen
Foto di Matthias Süßen - Opera propria, CC BY-SA 2.5

La costruzione della Chiesa della Santissima Trinità del Cancelliere, conosciuta anche - e soprattutto come Basilica La Magione -, è una delle più antiche chiese di Palermo, risalente al 1150 e sita nel quartiere Kalsa della città, davanti l'omonima piazza.

Dopo essere stata affidata ai Monaci Cistercensi, l'edificio passa alla gestione dei Cavalieri Teutonici, i quali avevano fra i loro affiliati anche lo stesso imperatore e che, arricchiti con rendite e privilegi, avevano il compito di sostenere le minoranza tedesche in Sicilia.

Il colonnato del chiostro della chiesa della Magione

Decaduta l'importanza dei Teutonici, nel 1492 fu loro tolta la chiesa e affidata per due secoli ad abati commendatari, fino a quando nel 1787 rientra sotto il patronato diretto della monarchia borbonica. Pur conservando l'austerità delle forme, vi si può ammirare un processo di raffinamento affidato negli anni successivi alle maestranze dei lapicidi.

Resti di un affresco nel chiostro della Magione, lato sud-est - ph Matthias Süßen
Foto di Matthias Süßen - Opera propria, CC BY 3.0

I restauri moderni hanno restituito le strutture essenziali della chiesa medievale e rappresenta uno dei ultimi esempi esempi di architettura normanna siciliana: la facciata possiede tre eccellenti portali con intensi motivi decorativi, mentre l'interno rimanda a motivi di decorazione tipicamente islamica, malgrado curiosamente i pavimenti conservino ancora qualche tomba di cavalieri alemanni.

TappaLa Cuba Soprana e la Cubula

La Cuba Soprana

I resti della Cuba Soprana (XII secolo) di cui parlano le fonti sono oggi inglobati nella settecentesca Villa Napoli. In età tardomedievale questo edificio per il soggiorno dei re normanni venne trasformato in torre agricola fortificata.

Villa Napoli - ph Von F.Lo Valvo
Foto di Von F.Lo Valvo - Opera propria, CC BY-SA 3.0

Oggi del palazzo normanno rimane solo un muro di conci ben connessi di tufo, in cui si apre ad una certa altezza un'arcata ogivale con doppia ghiera affiancata da finestre. In basso vi è un'altra arcata, forse posteriore e di dubbia funzione.
Il corpo rettangolare della villa settecentesca si protende con due ali verso l'esterno e racchiude al centro un bassissimo scalone a doppia rampa, sormontato da un fastigio a balaustra.

La Piccola Cuba (o Cubula)

Inserita all'interno del giardino della villa è la Cubula (o Piccola Cuba), l'unico rimasto dei molti chioschetti che arricchivano il Genoard. Costruita durante il regno di Guglielmo II (XII secolo) è caratterizzata da una struttura cubica (m 6 x 6 circa) sormontata da una cupola rialzata su un tamburo cilindrico e rivestita da cocciopesto idraulico, il cui colore rosato fu accentuato durante i restauri ottocenteschi del Patricolo.

La Cubula

Le aperture ogivali sui quattro lati, caratterizzate da una doppia ghiera liscia e una con bugne a guancialetto, favorivano il soffiare della brezza necessaria nella calura estiva.

TappaCappella di Santa Maria dellIncoronata

Cappella e Loggia dell'Incoronazione

La Cappella dell'Incoronata è un edificio di culto normanno situato in via Incoronazione, tra il prospetto settentrionale della Cattedrale di Palermo e il Papireto. Edificio composto da una cappella a navata unica monoabsidata con asse allineato nord - sud, da un portico - loggia detto "dell'Incoronazione" largo circa quanto la cappella e resti di un vestibolo.

La loggia, gli archiponti e la Cattedrale - ph Σπάρτακος
Foto di Σπάρτακος - Opera propria, CC BY-SA 3.0

La cappella, la loggia, il portico e la porzione interessata della "via Coperta" sono incastonate nel vertice sud - occidentale dell'isolato denominato della "Badia nuova", adiacente al palazzo Agnello, sede degli uffici di direzione del museo Riso. A ovest fronteggia il Palazzo vescovile, a nord la chiesa di Santa Cristina la Vetere, all'angolo opposto ad est sulla stessa via Incoronazione sorge la chiesa della Madonna di Monte Oliveto detta "Badia nuova".

L'interno della Cappella di Santa Maria dell'Incoronata

La cappella dell'Incoronazione sotto il titolo di "Santa Maria Incoronata" era l'edificio di culto deputato all'incoronazione dei sovrani. In seguito assunse la funzione di archivio della cattedrale e delle scritture della Maramma (dall'arabo "Prefetto della fabbrica"). Custodiva l'inventario dei materiali e ospitava i controllori preposti a dirigere la "Fabbrica del duomo".

TappaChiesa di San Giovanni dei Lebbrosi

Chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi

La chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi è una chiesa normanna risalente 1071, mentre ancora i Normanni tenevano sotto assedio la città. Dopo aver conquistato il castello arabo Yahia, di cui restano solo tracce irrisorie nel pavimento della chiesa, i Normanni hanno eretto, su mandato di Roberto il Guiscardo, la chiesa stessa, dedicandola a San Giovanni come tributo alla conquista andata a buon fine.

Il campanile e il portico di San Giovanni dei Lebbrosi

Nel corso degli anni è stata utilizzata alle più diverse funzioni, da ospedale militare a lebbrosario, da cui deriva il nome attuale della chiesa. Il suo interno e l'aspetto esterno originali sono stati recuperati grazie ad un restauro nel corso dell'ottocento, a cura dell'architetto Francesco Valenti, allora soprintendente dei Monumenti, durante il quale fu costruito il campanile con una cupola simile allo stile di quelle della chiesa di San Giovanni degli Eremiti.

Le absidi di San Giovanni dei Lebbrosi

L'esterno dell'edificio si presenta spoglio perché privo di decorazioni, tranne quelle alle finestre. L'ingresso è piuttosto semplice ed è preceduto da un piccolo porticato, che consiste in un'unica colonna, su cui poggia il campanile.

Il crocifisso ligneo quattrocentesco all'interno di San Giovanni dei Lebbrosi - ph Igor Petyx
Foto Igor Petyx

L'interno ha forma basilicale divisa in tre parti da pilastri con copertura lignea e presbiterio cupolato. La luce filtra attraverso le finestre ai lati, monofore, di forma leggermente ogivale. Vi si può ammirare un bel crocifisso ligneo dipinto, risalente al Quattrocento.

TappaChiesa di Santo Spirito (del Vespro)

Chiesa di Santo Spirito - ph Fabio P.
Foto di Fabio P. - Opera propria, CC BY-SA 4.0

La chiesa di Santo Spirito fu costruita tra il 1173 e il 1178, sotto il regno di Guglielmo II. In particolare, è famosa per quello che vi accadde il 31 marzo 1282, martedì di Pasqua e anniversario della sua consacrazione. Mentre si stava cantando il Vespro, un soldato francese perquisì in modo poco decente una giovane siciliana. Il marito reagì e lo uccise. Ciò diede il via alla grande rivolta contro il dominio angioino, in seguito conosciuta con il nome di "Vespri Siciliani".

"I Vespri siciliani", Erulo Eroli (1854 - 1916)

Dal punto di vista architettonico la chiesa è il risultato, molto armonioso, di una mescolanza fra gli stili arabo-normanno e gotico. La chiesa è ubicata sulla sponda sinistra del fiume Oreto. L'impianto è a tre navate con sei colonne, otto archi e cappellone maggiore opera di Antonello Gagini.

Interno della Chiesa del Vespro

L'esterno della chiesa si presenta con combinazioni policrome ottenute dall'alternanza di conci di tufo e lava, che compongono delicate geometrie, una contaminazione di stili arabo - normanno e gotico.

Abside della Chiesa di Santo Spirito - ph Enzian44
Foto di Enzian44 - Opera propria, CC BY 3.0

Gli esterni delle absidi si presentano con finestre con cornici bugnate, intrecci di nervature, alte arcate ogivali e grata dai motivi arabeggianti. I prospetti laterali presentano decori con tarsie laviche nella realizzazione delle arcate cieche.

TappaChiesa di Santa Cristina La Vetere

Chiesa di Santa Cristina La Vetere - ph Stendhal55
Foto di Stendhal55 - Opera propria, CC BY-SA 4.0

La chiesa normanna dedicata a Santa Cristina La Vetere fu fondata nel 1171 per volere dell'Arcivescovo Gualtiero Offamilio (al quale si deve la costruzione, qualche anno più tardi, della Cattedrale) per conservare le spoglie, che in questo luogo una nave trasportò, di quella che era la protettrice di Palermo già prima dell'avvento di Santa Rosalia.

Vicolo dei Pellegrini, Palermo

Nel Cinquecento la chiesa venne concessa alla compagnia della SS. Trinità, detta dei "Rossi" per via del colore della tela che indossavano, i quali, presso l'attiguo Oratorio (oggi non più esistente) offrivano ristoro e cure ai cavalieri e pellegrini che da qui passavano. Il vicolo dei Pellegrini su cui la chiesa si trova era, infatti, parte dell'antico tratto della "Via Francigena" che conduceva in Terra Santa.

Interno di Santa Cristina La Vetere

L'esterno si presenta con una forma cubica fatta di conci di tufo. Il portale, posto sul lato meridionale, fu ristrutturato nel 1500. Sul prospetto occidentale un grande arco a sesto acuto. L'interno della chiesa è caratterizzato dalle forme genuine dell'architettura normanna. Una sala quadrata a croce greca con quattro pilastri centrali che reggono la volta centrale e le piccole volte angolari a crociera.

Santa Cristina La Vetere - ph www.terradamare.org
Foto www.terradamare.org

Sulla parete a sinistra si trova un tabernacolo e, sempre su questo lato, in fondo alla piccola navata, una nicchia con gli affreschi di S. Pietro e S. Paolo, posti sotto quello dello Spirito Santo.

Affresco all'interno di Santa Cristina La Vetere

L'abside, aggiunto nel '600, presenta una volta a botte con stucchi seicenteschi, mentre sul pavimento, le numerose lapidi tombali testimoniano l'uso antico di seppellire nelle chiese i nobili defunti.

TappaQanat

Qanat Gesuitico alto
Qanat Gesuitico alto

Qanat di Palermo sono un'enorme opera di ingegneria idraulica costruita sotto la città, a partire dall'epoca araba nel capoluogo siciliano. Si tratta di canali (in arabo: قنات‎, qanāt)i che, seguendo le particolari conformazioni del terreno e la morfologia friabile della roccia, vennero costruiti per portare acqua in superficie, intercettando le falde naturali del terreno. Questa tecnica, di origine persiana, veniva eseguita da particolari professionisti, chiamati muqanni.

Anche se ci si riferisce a tutti come qanat, in realtà esistono vari qanat a Palermo di diversi periodi lungo un grosso arco temporale che parte dalla dominazione araba ed arriva fino alla fine della dominazione normanna, i quali impararono molto dai loro predecessori.

Qanat gesuitico alto e basso - ph Archipenzolo
Qanat Gesuitico alto (sx) e basso (dx) - Foto di Archipenzolo - Opera propria, CC BY-SA 3.0

Attualmente sono tre i canali visitabili e vengono organizzate visite guidate da parte di speleologi. La differenza tra i qanat palermitani e orientali è l'assenza di un vero e proprio pozzo alimentatore, sostituito da un'estesa galleria ubicata a monte. Oltre a costituire una primaria fonte d'acqua molti qanat venivano utilizzati anche per rinfrescare gli ambienti durante i caldissimi giorni dello scirocco che affliggeva anche allora la città. Grazie ai particolari flussi d'aria, convogliati opportunamente, si poteva ottenere in essi una temperatura inferiore a quella dell'ambiente esterno.

TappaI Bagni di Cefalà Diana

I Bagni arabi di Cefalà Diana - ph Filippo Barbaria
Foto Filippo Barbaria

I Bagni di Cefalà Diana, ovvero le terme arabe risalenti al basso medioevo, si trovano all'interno della Riserva Naturale istituita nel 1997 per la salvaguardia di una zona di 137 ettari tra i comuni di Cefalà Diana e Villafrati. La Riserva si estende su un vasto territorio, nel quale spicca Pizzo Chiarastella.

L'edificio esterno dei Bagni di Cefalà - ph Loredana Maggiore
Foto Loredana Maggiore

L'edificio dei Bagni di Cefalà si presenta come una robusta costruzione di forma quadrangolare, addossata ad uno sperone roccioso da cui sgorga una fonte d'acqua calda (35,8°-38°), sfruttata fino a tempi recentissimi per le sue virtù terapeutiche.

Decorazioni murarie dei Bagni di Cefalà Diana

La presenza di una rara iscrizione araba in caratteri cufici che decora le sue facciate ha fatto pensare che l'edificio risalisse all'età islamica, tanto che ancora oggi, si parla di "terme arabe". Studi recenti hanno riportato la datazione tra l'età romana e quella tardo-normanna.

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