Nella Valle del Belìce

Terra devastata dal tragico sisma del '68 e risorta dalle sue macerie più bella di prima

29 giugno 2016
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La Valle del Belice è un grande triangolo di terra che si sviluppa, territorialmente ed economicamente, intorno a Castelvetrano, attraversando interamente l'area in cui scorre il fiume Belice.
Nella notte tra il 14 e 15 gennaio del 1968, la zona fu colpita da un tragico terremoto che devastò la maggior parte dei comuni del comprensorio, seminando distruzione e morte e cancellando le speranze di un'intera popolazione. Dei quattordici centri colpiti dal sisma, Gibellina, Poggioreale, Salaparuta e Montevago furono completamente rasi al suolo, gli altri subirono danni ingenti. Le vittime furono 370, un migliaio i feriti e circa 70.000 i senzatetto. A distanza di oltre 40 anni, la ricostruzione è terminata ma nonostante le opere faraoniche e l'enorme dispendio di fondi pubblici, gli ingenti danni provocati dal sisma, non sono stati completamente sanati.

Il percorso che vi proponiamo si snoda appunto per i comuni della Valle del Belice e attraversa un periodo storico di circa 2.500 anni, dalle vicende storiche della greca Selinunte fino a nostri giorni. Una tre giorni dedicata a chi ama l'arte e la cultura, ai single e alle famiglie, a chi ama lasciarsi incantare dai paesaggi naturali come le enormi distese sabbiose di Marinella di Selinunte, Menfi e Sciacca.

Le tappe del nostro itinerario

TappaPrimo giorno - Castelvetrano

Siamo nel cuore della Valle del Belice, a Castelvetrano, una florida area agricola con una storica produzione olivicola, vitivinicola e del frumento duro. Castelvetrano è il luogo ideale per trascorrere una vacanza culturale perchè possiede un patrimonio architettonico e artistico di tutto rispetto. La città ha origini molto antiche e sorge su insediamenti preesistenti, come testimonia una necropoli ellenica in piazza Umberto I, nota come sistema delle piazze, ma raggiunge il massimo sviluppo nel XVI secolo, quando fu costruita la Chiesa Madre. Dopo una lauta colazione possiamo subito iniziare a visitarla. Si presenta con un portale cinquecentesco in pietra mentre l'interno, a tre navate, è arricchita da stucchi nell'arco trionfale attribuibili ad artisti del calibro di Gaspare Serpotta ed affreschi del Borremans. Sulla piazza Umberto I si leva il campanile con bifore architravate e si può ammirare la fontana della Ninfa, realizzata nel 1615 da Orazio Nigrone.

Di ritorno, nell'ex piazza Garibaldi, facciamo un salto alla Chiesa del Purgatorio (1642-44) e al Teatro Selinus, con un pronao neoclassico di stile dorico, realizzato secondo gli schemi di Giuseppe Patricolo. Notevole il Palazzo Pignatelli, edificato nel XIII secolo ma soggetto a numerosi rimaneggiamenti, che fu residenza delle famiglie Pignatelli e Tagliavia-Aragona, interessante il Museo Civico, in via Garibaldi, con numerosi reperti archeologici di origine selinuntina che ospita l'Efebo di Selinunte, statua bronzea della prima metà del V sec A.C. In piazza regina Margherita troviamo la Chiesa di S.Domenico, realizzata nella seconda metà del '400 ad opera dei Tagliavia, successivamente alterata in seguito al terremoto del '68. Splendida la Chiesa di San Giovan Battista, realizzata a partire dal 1589 e rimaneggiata a seguito del terremoto del '68. L'interno, a tre navate, ospita capolavori di Antonello Gagini e Pietro Novelli. La campagna a ovest di Castelvetrano conserva un autentico gioiello architettonico che è la Cuba della SS. Trinità di Delia, chiesa eretta secondo i canoni dell'architettura normanna durante la prima metà del XII secolo.

TappaPomeriggio - Campobello di Mazzara

Dopo aver pranzato in un ristorantino locale, aver gustato lo squisito pane nero impastato con la farina di tumminia e l'olio Dop della varietà Nocellara del Belice, e assaggiato gli squisiti dolci di mandorla e fichi, accompagnati dall'ottimo vino locale, riprendiamo il nostro cammino. Procediamo in auto in direzione Campobello di Mazara, percorrendo lo stesso itinerario che facevano gli schiavi selinuntini per portare la pietra dalle Cave di Cusa sino a Selinunte. Fondata nel 628 a.C., 'Selinon' fu dapprima colonia di Megara Hyblea, poi alleata di Cartagine, infine di Siracusa. Raggiunse il suo massimo sviluppo nel V sec., ma durante uno scontro con la vicina Segesta, fu distrutta dai cartaginesi, alleati di quest'ultima. Il parco archeologico di Selinunte è, in assoluto, il più vasto del Mediterraneo e ospita il Tempio G, una delle più colossali costruzioni dell'architettura greca, l'Acropoli, il Santuario di Demetra e le mura di recinzione ancor oggi visibili. Terminata la visita al Parco Archeologico, è possibile raggiungere le splendide spiagge poco distanti.

Gli appassionati di trekking inoltre, possono visitare la splendida Riserva naturale della foce del fiume Belice e dune limitrofe che si sviluppa lungo il tratto costiero che va da Marinella di Selinunte al promontorio di Porto Palo, per una lunghezza di quattro chilometri e una superficie complessiva di 214 ettari. Il paesaggio della riserva è caratterizzata dal fiume Belice, dal Mediterraneo e dalle formazioni dunali, rilievi formati da sabbia trasportata dal vento. Si tratta di ambienti quasi del tutto scomparsi nel resto della Sicilia, inghiottiti per sempre dal cemento e dalle strade costruite lungo le zone costiere. Qui nidificano moltissime specie di uccelli rari e si configura come ambiente ideale per la deposizione delle uova delle testuggini caretta caretta. Torniamo a Castelvetrano, dove pernottiamo in uno dei tanti alberghi del luogo.

TappaSecondo giorno - Partanna

Ci alziamo di buon ora e dopo aver fatto colazione, ci accingiamo a visitare alcuni tra i comuni che maggiormente hanno risentito del tragico sisma del '68. Cominciamo da Partanna, situato fra le valli del Modione, a ovest, e del Belice, a est. Qui visitiamo il normanno Castello Grifeo, oggi sede del Museo Civico della Preistoria del Basso Belice, attorno al quale si sviluppò il centro abitato di Partanna, secondo canoni medioevali. Facciamo un salto anche, alla seicentesca Chiesa Matrice che, pur avendo perduto alcune decorazioni in seguito al terremoto del '68, conserva ancora un notevole patrimonio artistico.

Dopodichè prendiamo l'auto e percorriamo i sette chilometri che separano Partanna da Santa Ninfa, piccolo paesino conosciuto soprattutto per i fenomeni carsici e le grotte che la rendono ambita meta turistica. In tarda mattinata possiamo fare un'escursione alla Riserva Naturale Grotta di Santa Ninfa, istituita nel 1996 per preservare l'ambiente carsico, che si estende per quasi un chilometro e mezzo ed è composto da grotte, gallerie, corsi d'acqua sotterranei e stalattiti. All'interno della stessa riserva una necropoli di origine protostorica, testimonia la presenza qui dell'antica civiltà degli Elimi. Anche Santa Ninfa fu colpita dal disastroso terremoto della Valle del Belice, che fece crollare le abitazioni costruite con tecniche strutturali molto scadenti, tufo e malta, in assenza totale di strutture in cemento armato. Dopo molti anni, il paese fu completamente ricostruito con abitazioni antisismiche.

TappaPomeriggio - Gibellina

Dopo pranzo raggiungiamo in auto Gibellina, interessante fulcro dell'arte contemporanea belicina, riscontrabile in ogni angolo del paese. Gibellina, fondata su cinque colline, aveva uno stile arabo-medievale con viuzze strette, case povere e fatiscenti che diedero luogo ad un'effetto valanga: le case in alto, crollando, abbatterono le altre più in basso, precipitando le une sulle altre. Oggi Gibellina è una città nuova che ha saputo risorgere dalle macerie grazie all'impegno dell'allora sindaco Ludovico Corrao e dei suoi amici pittori, architetti e poeti: Alberto Burri, Mario Schifano, Franco Angeli, Andrea Cascella, Pietro Consagra, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Palladino e intellettuali come Leonardo Sciascia e molti altri. Della città vecchia, distrutta totalmente dal terremoto, oggi rimangono solo i ruderi. La seconda, quella nuova invece, si sviluppa in modo fantastico e originale essendo stata progettata da numerosi artisti contemporanei, con sculture disseminate per le vie ed edifici che sono autentiche opere d'arte.

Il paese si raggiunge uscendo allo svincolo per Salemi dell'autostrada A29 Palermo-Mazara del Vallo e passando sotto la Porta del Belice, cioè sotto la stella in acciaio di Pietro Consagra. Tra gli edifici da visitare ricordiamo la Chiesa sferica di Ludovico Quaroni, il Giardino Segreto di Francesco Venezia che racchiude la facciata della cattedrale terremotata, Meeting, la scultura-edificio polivalente di Pietro Consagra, il Sistema delle piazze (cinque per l'esattezza collegate tra loro) di Laura Thermes e Franco Purini, il Municipio di Vittorio Gregotti e Giuseppe Samonà. Da non perdere poi, il Cretto di Alberto Burri, esempio di 'land art' che sorge sulle macerie dell'antica città. Si tratta di un enorme lenzuolo sepolcrale che ricopre interamente le rovine dell'antica Gibellina distrutta dal terremoto. Consiste in una colata di cemento e calce contrassegnata da alcune fenditure. Cena e pernottamento in uno degli hotel della città.

TappaTerzo giorno - Menfi

Oggi visitiamo Menfi che sorge tra i Templi di Agrigento e Selinunte, immersa in una natura incontaminata e famosa per le tante cantine vinicole presenti sul suo territorio. Adagiata su un pianoro collinare a 119 metri sul livello del mare, si tratta di un grosso centro agricolo dell'agrigentino, il cui territorio è attraversato dai fiumi Belice e Carboj. Menfi è il luogo ideale per chi ama stare a contatto con la natura e fare passeggiate all'aria aperta perchè mette a disposizione un notevole patrimonio ambientale come per esempio la Riserva Naturalistica Foce del fiume Belice e zone limitrofe, il lago artificiale dell'Arancio, al confine con il territorio di Sambuca di Sicilia e il lungo litorale sabbioso. Interessante, dal punto di vista naturalistico, è pure la marina di Menfi che si estende sull'ampio golfo delimitato ad ovest da Capo Granitola e ad est da Capo San Marco.

La costa ora piana e sabbiosa, ora rocciosa selvaggia e frastagliata ospita il piccolo borgo di Porto Palo. Qui hanno trovato il loro habitat il pino marittimo, i capperi, l'agave e la palma nana 'giummara', da cui gli abili artigiani locali ancora oggi ricavano scope, corde, ceste, ecc. Su queste spiagge, di finissima sabbia grazie alla tranquillità, alla limpidezza delle acque e all'esposizione al sole, avviene la deposizione delle uova della tartaruga marina 'Caretta Caretta', specie protetta in tutto il Mediterraneo. Poco a monte dune sabbiose, ricoperte da vasti canneti, creano un ambiente unico e d'inestimabile bellezza, uno dei paesaggi più affascinanti della costa mediterranea. Per gli appassionati di archeologia inoltre, sarà entusiasmante visitare la cittadella sicana di Inyco, sede dell'antico regno di Kokalos, il re Siculo che accolse Dedalo quando fuggì da Minosse, re di Creta, e si rifugiò in Sicilia.

TappaPomeriggio - Sciacca

Da Menfi si prosegue in direzione di Sciacca, antico avamposto dello Stato selinuntino e chiamato dai romani Thermae Selinuntinae per le vicine sorgenti termali di Monte San Calogero. Qui scegliamo uno dei ristoranti sul lungomare per gustare uno squisito menù di pesce fresco, pescato in giornata.
Sciacca sorge sul canale di Sicilia, tra le foci del fiume Platani e Belice ed è un grosso comune noto per le sue acque termali sulfuree che ogni anno attraggono migliaia di turisti. La cittadina è adagiata proprio di fronte all'isola di Pantelleria e a Tunisi, e in prossimità dei grandi Parchi archeologici di Selinunte, Segesta, Eraclea Minoa e Agrigento. Alla città si accedeva mediante tre porte: Porta Palermo nei pressi di Piazza Sturzo, riedificata nel 1753, la Porta San Salvatore, del XVI secolo, che si trova in Piazza Carmine e la Porta San Calogero del 1536, nell'omonima piazza.

Splendido il Castello dei Luna, di origine trecentesca e ristrutturato nel XVI secolo, nella zona orientale della città, con la cinta muraria formata da alte e robuste mura, la torre grande a pianta quadrangolare di cui resta solo la base, la torre cilindrica a due piani che invece è in buono stato di conservazione. Poco resta anche del Palazzo del conte, dalle cui finestre si può ammirare un bel panorama che si apre sull'abitato. La città inoltre, è ricca di chiese come quella di San Giovanni Battista, che contiene meravigliose opere d'arte tra cui un'icona marmorea del 1581 di Antonio Gagini; un fonte battesimale del 1495 sempre del Gagini; un crocifisso ligneo del 500. Suggestiva la grotta di San Calogero, nella quale il santo tornato dall'Africa, visse per 35 anni e che, dopo la sua morte, fu adibita a chiesa. Altre chiese da vedere sono quella del Carmine (1089), la chiesa di Santa Margherita del 1342, la chiesa di S.Michele del 1620, quella del Purgatorio del 1330, quella di San Nicolò la Latina, edificata sotto la dominazione normanna tra il 1100 e il 1136, che è la chiesa più antica di Sciacca. Il nostro itinerario si conclude in un bar del centro dove gustiamo uno squisito gelato, prima di rientrare alle località di origine.

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