Palma di Montechiaro, la città del Gattopardo

Da questi luoghi trasse ispirazione Giuseppe Tomasi di Lampedusa per scrivere il suo capolavoro

03 gennaio 2017
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A pochi chilometri da Agrigento sorge Palma di Montechiaro, piccolo centro agricolo fondato nel 1637 dalla famiglia Tomasi di Lampedusa, ai tempi signori di Montechiaro. La città fu progettata seguendo un piano urbanistico di forte valenza simbolica. Il ragusano Giovan Battista Hodierna, astronomo e primo arciprete di Palma, si occupò di redigere il progetto del nuovo centro, sulla base di complessi calcoli astronomici relativi alla posizione degli astri nel giorno e nell’ora della fondazione del paese. La "Città del Gattopardo", come è stata soprannominata,  fu inoltre il luogo da cui trasse ispirazione Giuseppe Tomasi di Lampedusa per scrivere il suo capolavoro (che ritrae la decadente aristocrazia siciliana del Risorgimento ) e divenire così uno dei più grandi scrittori italiani del '900. Nel romanzo gli eventi si svolgono a Donnafugata ma la ricostruzione rimane nella sostanza fedele a questi luoghi...

Le tappe del nostro itinerario

TappaCastello di Montechiaro

Chi volesse visitare Palma di Montechiaro potrebbe iniziare dal Castello che si trova a metà strada tra Punta Bianca e la foce del fiume Palma, su un terrazzo roccioso a strapiombo sul mare. Qui ci sono ancora i ruderi imponenti di un castello appartenuto alla famiglia Tomasi di Lampedusa. Il maniero aveva scopo difensivo infatti il nuovo insediamento urbano nasceva per il bisogno di un controllo amministrativo e militare che proteggesse l’entroterra dalle scorribande dei pirati. 
Il castello risale al 1358 e fu fatto costruire probabilmente da Federico III Chiaramonte, Conte di Modica. Quando il nipote Andrea fu decapitato dagli Aragonesi nel 1392, fu consegnato da Re Martino di Aragona a Raimondo Montecatino da Messina, conte d'Augusta, detto "Moncada". Da allora prese il nome di  Castello di Montechiaro. Nel 1580, la fortezza,  passò a Mario Tomasi, capostipite dei Lampedusa e dei Gattopardi e rimase di proprietà della famiglia fino al 1957, quando si spense Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957).


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Il maniero veniva utilizzato come punto di avvistamento. La sua planimetria irregolare infatti, si sviluppa attorno a un torrione dalla forma quadrata che fa da vedetta sul mare e attorno a una corte centrale.
Purtroppo della struttura oggi, rimangono solo i ruderi esterni però un tempo l'edificio sorgeva su tre piani, con copertura a volte, diverse terrazze, magazzini, carceri e un sotterraneo che conduceva fuori dalla fortezza. L'edificio, in origine, aveva mura perimetrali compatte, torri corredate di merli, piccole finestre quattrocentesche aperte sulle torri e sul bastione. Alla torre si giungeva dagli alloggi signorili, passando da una porticina archiacuta mentre l'entrata del castello era costituita da un sentiero scavato nella roccia lungo la scogliera,  a sud. Di tutto ciò oggi rimane poco, l'unico ambiente  cui si può accede è la cappella con una sola navata e con copertura a botte sostenuta da quattro poderose arcate. Il presbiterio invece, ha una volta a crociera ed è arricchito dall'altare. La luce arrivava all'interno per mezzo di cinque finestrelle archiacute rivolte a nord. La cappella ha custodito per secoli l'affascinante Madonna con bambino, in marmo, scolpita dall'artista palermitano Antonello Gagini (1478-1536).

TappaPalazzo Ducale

Dopo aver visitato ciò che resta del castello si potrebbe fare un salto al Palazzo Ducale che si trova all’ingresso dell’abitato, davanti la Villa comunale. Il palazzo fu costruito tra il 1653-1659, presenta una  facciata semplice mentre l'interno è decorato con splendidi soffitti a cassettoni dipinti. Un altro monumento da non perdere è l'elegante Chiesa Madre risalente al 1666, dedicata a Maria Santissima del Rosario, posta sulla sommità di una scalinata, con prospetto in stile barocco completato da due torri campanarie gemelle con cupole a bulbo. All’interno sono conservate le tele di Domenico Provenzani e il sarcofago dell’astronomo Giovanni Battista Hodierna (1579-1660).

TappaTorre di San Carlo

Nella zona della Marina di Palma è possibile ammirare invece, la Torre di San Carlo fatta edificare dai Tomasi nel 1639. Acquisita dal demanio comunale e recentemente restaurata dopo anni di grave degrado, mostra un esterno semplice e compatto con due grandi facciate, una verso il mare e l’altra a oriente, unite al livello del piano nobile da un balcone angolare. L’edificio è tuttavia noto e caratterizzato dalla notevole successione delle sale nei cui soffitti lignei sono dipinti numerosi stemmi. Tra i molti si distingue quello recante l’emblema dei duchi di Palma.

TappaMonastero Benedettino

In Piazza Provenzani si trovano la Chiesa e il Convento benedettino del SS. Rosario. Nato prima come palazzo dei Tomasi e trasformato in convento solo nel 1657 per volere del duca Giulio. Nel Monastero Benedettino le monache stanno ancora dietro le grate della clausura a confezionare i "mandorlati rosa e verdognoli", eccellenti per dolcezza, forme e colori, a raccontare le storie della "beata Corbera", mostrando la lettera ed il sasso del diavolo, prove inconfutabili di uno straordinario prodigio avvenuto in questi luoghi. La lettera e il sasso infatti, sarebbero stati inviati dal demonio in persona per tentare Suor Maria Crocifissa della Concezione (Isabella Tomasi, figlia di Giulio, noto come il Santo Duca). Anche l’autore de"Il Gattopardo", giunto qua in visita nel 1955, ricevette una profonda impressione dalla visita al Monastero tanto da nascondere l’estatica figura della suora sua antenata dietro la Beata Corbera del suo romanzo. La Beata Suor Maria Crocifissa è sepolta nella chiesetta del Monastero.

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