Savoca, il paese dalle sette facce

Città d’arte e di affascinante bellezza, è stata scelta come set di numerosi film di grande successo

23 marzo 2017
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Foto di Tatiana Berestova - Savoca, CC BY-SA 2.0

Savoca è un borgo arroccato sopra un colle bivertice roccioso. È anche nominata "paese dalle sette facce" perché da qualsiasi parte si guardi, l’orizzonte offre scenari sempre nuovi, un detto popolare infatti descrive così il borgo: Supra na rocca Sauca sta, setti facci sempri fa. Città d'arte, dal 2008 è inserita nel circuito dei Borghi più belli d'Italia. Ha un'economia prevalentemente agricola che però si sta votando al turismo culturale. Conserva, nel suo territorio, antiche vestigia di origine medioevale, rinascimentale e barocca. È famoso anche perché possiede una cripta in cui sono custodite ed esposte le salme imbalsamate di alcuni notabili del paese risalenti ai secc. XVIII e XIX e, per essere stato scelto come set di numerosi film di grande successo, come il Padrino di Francis Ford Coppola del 1972. Conserva, nel suo centro storico, i ruderi di un'antichissima sinagoga medioevale, trasformata in civile abitazione dopo il 1470. Savoca fa parte del comprensorio turistico della Valle d'Agrò ed è altresì comune aderente all'Unione dei comuni delle Valli joniche dei Peloritani.

Le tappe del nostro itinerario

TappaChiesa di Santa Maria in Cielo Assunta


Foto di Eugenio Nicola Scarcella - Opera propria, Pubblico dominio

La chiesa di Santa Maria in Cielo Assunta venne edificata dai Normanni verso il 1130. Tra la fine del XV secolo e l'inizio del successivo, venne ristrutturata ad opera di don Pietro Trimarchi, facoltoso capomastro ed architetto savocese, con tale restauro si invertì l'orientamento del tempio (la struttura originaria era con le absidi rivolte verso Est, adesso sono rivolte verso Ovest), si edificarono le attuali abside e facciata e, si realizzarono ai lati del tempio due ampie cappelle. Insomma, si diede alla chiesa madre una struttura rinascimentale,abbandonando il preesistente stile normanno. A memoria di tale posticcio rifacimento, il portale centrale reca la seguente iscrizione marmorea: HOC OPUS M. PETRUS TRIMARCHI FIERI FECIT.
Tra il 1555 ed il 1736 vennero edificati il campanile e la canonica. Fu per secoli sede periferica dell'Archimandrita di Messina e sede di Arcipretura dalla quale dipendevano tutte le chiese delle frazioni e dei comuni contigui. Dal 1910 è monumento nazionale.


Foto di Eugenio Nicola Scarcella - Opera propria, Pubblico dominio

TappaChiesa di San Michele


Foto di Pinodario - Opera propria, Pubblico dominio

Edificata attorno al 1250 per volontà degli Archimandriti messinesi, era la chiesa del Castello di Pentefur. Inizialmente l'edificio era di esigue dimensioni e, secondo un antico manoscritto datato 1308, vi celebravano la Divina Liturgia numerosi sacerdoti di rito greco.
Verso il 1420 la chiesa venne ampliata e si procedette altresì ad impreziosirla con i due attuali portali in stile gotico-siculo. Durante tutto il Medioevo ed oltre, il non credente che si convertiva al Cristianesimo, secondo una documentata tradizione, doveva salire ginocchioni, in atto di penitenza, i suoi sette gradini, per poi ricevere il sacramento del battesimo.
Questo prezioso edificio, nel 2002, è stato dichiarato monumento nazionale. Nel mese di agosto 2015, su iniziativa di alcuni giovani savocesi, dell'Arciprete don Agostino Giacalone, dell'amministrazione comunale guidata dal sindaco dott. Antonino Bartolotta, e di varie associazioni, è partito il crowdfunding finalizzato a reperire i fondi necessari a salvare dal degrado gli interni barocchi della chiesa.


Foto di Eugenio Nicola Scarcella - Opera propria, Pubblico dominio

Vicino alla chiesa di San Michele si trova il Museo Storico ed Etnoantropologico. Nel 1984, nel palazzo municipale, fu allestita una mostra permanente sulla civiltà contadina ed il 4 agosto 2001 è stato inaugurato l'odierno museo. La struttura è ubicata sul sito ove sorgevano (fino al 1997) i ruderi del sontuoso palazzo rinascimentale della Famiglia Trischitta. Il museo consta di due piani e comprende anche un'area esterna molto panoramica. Al museo è annesso l'auditorium comunale, utilizzato, per conferenze, convegni e momenti culturali. Al primo piano, sono riprodotti alcuni cicli del mondo contadino (panificazione, unità di misura, il boscaiolo, il pastore, la filanda, ecc.); inoltre sono stati trascritti, in lingua siciliana, i proverbi e le poesie popolari riguardanti la cultura orale locale. Al secondo piano del museo, viene proposta la storia locale a partire dal Medioevo con l'esposizione di preziosi manoscritti, ritratti, costumi, mappe e stemmi araldici. Una sezione tratta le famiglie notabili di Savoca. Nel mese di ottobre 2013, il museo di Savoca è stato inserito nel registro del patrimonio immateriale della Sicilia.

TappaChiesa di San Nicolò


Foto di Clemensfranz - Opera propria, CC BY-SA 3.0

La chiesa di San Nicolò venne edificata in epoca normanna, nel XIII secolo e, come testimonia un antico documento datato 1308, vi officiarono la Divina Liturgia numerosi cappellani greci. Originariamente, gli interni erano riccamente adornati con affreschi in stile bizantino risalenti al XIII secolo. È stata oggetto di due importanti restauri: il primo alla fine del XV secolo e il secondo nei primi anni del XVIII secolo (forse perché danneggiata dal terremoto del 1693) che ne hanno profondamente modificato la fisionomia originaria; di conseguenza l'edificio sacro presenta oggi un'architettura settecentesca. La chiesa di San Nicolò ha avuto una grande valenza storico-sociale anche perché, a partire dal Medioevo e fino al XIX secolo, al suo esterno (nell'area del sagrato frontale e laterale) hanno trovato sepoltura i cittadini savocesi appartenenti ai ceti popolari. Ancora oggi, sotto il piano di calpestio della piazzetta che circonda la chiesa, esistono (ma non sono visibili) le cripte-ossuario che contengono i resti mortali di centinaia di popolani savocesi vissuti e deceduti tra il XIV ed il XIX secolo. Nell’agosto del 1970, sul sagrato di questo edificio sacro vennero girate alcune celebri scene del film Il Padrino di Francis Ford Coppola. L'ultimo restauro della chiesa risale al 1981.

TappaConvento dei Cappuccini


Foto di Eugenio Nicola Scarcella - Opera propria, Pubblico dominio

I frati cappuccini, su iniziativa di padre Girolamo da Montefiore e di padre Girolamo da Castello, fondarono in Savoca, nel 1574, il loro primo convento, edificandolo su di un terreno donato dal sacerdote don Giovanni Coglituri; era dedicato a sant'Anna. Si trovava ad una certa distanza dal centro abitato, in località Cucco-Santa Domenica. Ai primi del Seicento, però, questo sito dovette essere abbandonato, poiché estremamente soggetto a frane, si optò per un luogo più sicuro e più vicino al centro abitato.
L'odierno convento venne edificato tra il 1603 ed il 1614. Si costruì su un vasto terreno donato ai cappuccini dal nobile savocese Antonio Crisafulli. È una struttura imponente che domina il centro abitato e le valli che lo circondano. È composto da due piani fuori terra, al piano terra si trovano la biblioteca, il refettorio e la cucina, mentre al primo piano sono allocate le venti celle dei frati. Nella biblioteca rimane ben poco dell'immenso patrimonio letterario un tempo presente, tuttavia, nel refettorio, si possono ancora ammirare alcuni affreschi dipinti da Frà Gaetano La Rosa nel 1608.
Il convento è in ottimo stato di conservazione, è gestito da un'associazione religiosa ed è messo a disposizione di gruppi e di villeggianti.


Foto di Eugenio Nicola Scarcella - Opera propria, Pubblico dominio

Annessa al maestoso edificio del convento la chiesa dedicata a San Francesco d'Assisi. Al suo interno racchiude varie opere di grande pregio artistico e storico. L'opera più antica è sicuramente la tela ad olio della Madonna di Loreto, della prima metà del Cinquecento. Commissionata dalla nobile famiglia savocese dei Trimarchi, è attribuita ad Antonino Giuffré, anche se alcuni esperti ritengono sia opera di Antonio di Saliba nipote di Antonello da Messina.

Realizzata agli inizi del Settecento nel sottosuolo della piazzetta antistante la chiesa del convento, c’è la cripta dei Cappuccini. Racchiude 37 cadaveri mummificati appartenenti a patrizi, avvocati, notai, possidenti, preti, monaci, abati, medici, poeti, magistrati, una nobildonna e tre bambini, tutti appartenenti alla ricca e potente aristocrazia savocese.
La cripta dei Cappuccini di Savoca ha suscitato, nel corso del XX secolo, l'interesse di molti illustri scrittori, come Ercole Patti, Leonardo Sciascia e Mario Praz.

TappaCastello di Pentefur


Foto di Eugenio Nicola Scarcella - Opera propria, Pubblico dominio

Il castello Pentefur si trova su uno dei due colli su cui sorge l'abitato di Savoca. Il Maniero occupa il pianoro sulla sommità dell'omonimo colle; edificato in posizione strategico-difensiva, ha la base di forma trapezoidale. È ridotto ormai a pochi ruderi, consistenti in ampi tratti della cinta muraria merlata e dotata di feritoie, in alcune cisterne e nei resti di un mastio quadrangolare. Detto mastio era a due elevazioni, sito nella parte più alta del pianoro, al suo interno sono ancora visibili le tracce di una ripartizione in diversi ambienti e una piccola porzione della pavimentazione.
Potrebbe essere stato eretto su una preesistente fortificazione (o centro abitato) di epoca tardo-romana o bizantina, ma non ci sono certezze. Secondo un'antica leggenda, venne edificato dai leggendari e misteriosi Pentefur (si narra che i Pentefur fossero un gruppo di persone, forse di origine fenicia, venuto dalla città di Phoinix, in un periodo in cui, per un motivo o per un altro, la vita sul litorale non era più sicura e agevole. Il toponimo Pentefur deriverebbe quindi dal patronimico punico Punctifur che stava probabilmente a indicare il nome di un eroe o capopopolo o di un qualche gruppo sociale). Incerta appare altresì una riedificazione da parte degli arabi.

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