Tyndaris, tra storia e leggenda

Un importante santuario mariano, un parco archeologico e i laghetti di Marinello

31 agosto 2017
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Su un promontorio che si affaccia sul mare a 230 metri di altitudine sorge Tindari, sede di uno dei santuari mariani più famosi di Sicilia e del quinto parco archeologico siciliano, istituito da pochissimo tempo.
L'odierna Tindari è una frazione di Patti e si trova in una posizione attigua all'antica area archeologica di Tyndaris, fondata nel 396 a.C. dal siracusano Dionigi il vecchio dopo aver sconfitto i Cartaginesi. La città divenne subito un avamposto d'importanza strategica perché si affacciava direttamente sull'antica Mylae (Milazzo) e le isole Eolie, e il suo controllo era fondamentale per il monarca che voleva dominare lo Stretto di Messina e affermarsi nella Magna Grecia.

Tyndaris fu abitata dai Messeni provenienti dalla Laconia, regione del Peloponneso, arrivati in Sicilia in seguito alla guerra fra Sparta e Siracusa. I Messeni erano devotissimi ai Dioscuri Castore e Polluce, ma anche ad  Hermes, Artemide, Zeus, Apollo, Poseidone e Dioniso e vivevano di pesca, caccia e agricoltura coltivando cereali, ulivi e vite. La città servì fedelmente Siracusa e durante la prima guerra punica, nel 257 a.C., nelle sue acque si combatté una decisiva battaglia nella quale la flotta romana mise in fuga quella cartaginese. Successivamente passò nell'orbita romana insieme a Siracusa e nel 36 a.C., conquistata da Augusto e trasformata in una delle cinque colonie siciliane, la 'Colonia Augusta Tyndaritanorum', che fu citata da Marco Tullio Cicerone come una nobilissima civitas.
Nel I sec. d.C. cominciò un periodo buio di declino a causa di una grande frana che la danneggiò notevolmente e nel IV secolo fu soggetta a due distruttivi terremoti. Divenuta sede vescovile, fu conquistata dai bizantini nel 535 e dagli arabi che la distrussero nell'836. La tradizione tramanda che a queste catastrofi sopravvisse il santuario dedicato alla Madonna Nera di Tindari, che fu ingrandito nel 1979 perchè diventato incapace di accogliere i tanti pellegrini che qui arrivavano da ogni parte della Sicilia e non solo.

Tindari e le sue leggende - Leggenda vuole che la statua della Madonna Nera impedì ad una nave che la trasportava di ripartire dopo che si era rifugiata nella baia di Tindari per sfuggire ad una tempesta. I marinai alleggerirono la nave dal carico, pensando che era quello che ne impediva il movimento, ma soltanto quando scaricarono la statua riuscirono a riprendere il largo. In realtà la scultura, in legno di cedro, oggi ospitata nel nuovo santuario, molto probabilmente giunse a Tindari dall'Oriente intorno al VIII-IX secolo. Inolte, alla base del promotorio sulla cui cima sorge il santuario si possono ammirare i Laghetti di Marinello, piccoli specchi d'acqua che il mare crea insinuandosi nella baia sabbiosa e che sono raggiungibili a piedi dalle spiagge di Oliveri. La spiaggia è conosciuta con il nome di Marinello o 'il mare secco' e vi sono legate diverse leggende. Secondo una di esse la spiaggia si sarebbe formata miracolosamente in seguito alla caduta di una bimba dalla terrazza del santuario, ritrovata poi sana e salva sulla spiaggia appena creatasi per il ritiro del mare. La madre della bimba, che aveva dubitato della natura miracolosa della statua a causa della sua carnagione scura, si dovette così ricredere.

L'area archeologica di Tyndaris - A due passi dal santuario è possibile visitare la zona archeologica di Tyndaris, in discreto stato di conservazione, venuta alla luce in seguito a diverse campagne di scavi dal 1838 al 1998. Parte dei reperti ritrovati tra mosaici, sculture e ceramiche sono state conservate nel museo locale, altre custodite presso il Museo Archeologico di Palermo.
Tyndaris ha un impianto urbanistico con tracciato regolare a scacchiera, articolato su tre decumani, strade principali larghe circa 8 metri, che corrono in direzione sud-est-nord-ovest, incrociandosi ad angolo retto e strade secondarie e in pendenza La città era dotata anche di sistema fognario e di una strada principale (il decumano superiore) che costeggiava il teatro greco del IV sec. a.C. Quest'ultimo fu scavato su una collina  rivolta verso il mare e le isole Eolie, sfruttando la particolare conformazione della cavea sulla quale furono scavate le gradinate che potevano ospitare sino a 3000 persone. Durante il periodo romano subì una serie di trasformazioni che dovevano servire ad adattarlo ai combattimenti dei gladiatori.

La strada principale portava pure all'agorà oltre la quale oggi si trova il santuario mentre un tempo sorgeva l'acropoli. Dentro l'agorà ci sono i resti della basilica, bell'edificio ad arcate, costruito con grandi massi squadrati di pietra arenaria, che presentava, sul fronte, cinque archi. Quello centrale, più ampio, costituiva l'accesso ad un passaggio coperto con volte a botte che fungeva da galleria sulla strada principale. A sud del decumano superiore c'era l'insula romana, un intero quartiere completo di terme, tabernae, abitazioni e di una grande casa patrizia adornata da mosaici.
A causa della pendenza del terreno, i diversi edifici che la componevano erano costruiti su terrazze a diversi livelli. La città era dotata inoltre, da cinta muraria a doppia cortina, con due muri paralleli in arenaria separati da uno spazio di circa due metri riempito di terra e sassi (ognuno largo circa 70 cm, che si sviluppava per una lunghezza di circa 3 km ed un'altezza di circa 6,85). La porta principale, sul lato sud-occidentale, era fiancheggiata da due torri e protetta da un antiporta a tenaglia di forma semicircolare.

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