Pasqua in Sicilia

I Segni e i Simboli popolari nelle rappresentazione pasquali in terra siciliana

07 aprile 2017
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La Pasqua, tra le più importanti feste dell'anno liturgico, in Sicilia ha dato origine a molte feste che sottolineano, sfidando le epoche, gli usi e i costumi, ancora in maniera molto sentita, i momenti salienti dei tre passaggi fondamentale di questa ricorrenza: la Passione, la Morte e la Resurrezione di Gesù Cristo.
In moltissime parti della Sicilia è ancora viva la ritualità popolare, le cui origini affondano in tempi antichissimi, e che nelle forme espressive, a volte teatrali e drammatiche, a volte di serafico simbolismo, si presentano in maniera sempre articolata e complessa.
Quello che colpisce delle feste pasquali in Sicilia è principalmente la grande e appassionata partecipazione popolare, che si manifesta non solo nei classici cortei, pellegrinaggi e processioni, ma anche nell'alternanza del sentire: il lutto per la morte del Redentore che si trasforma in allegrezza per la Resurrezione, e che si riconosce nel risveglio della natura, nella primavera dell’anima. Delle tantissime manifestazioni pasquali che nelle nove province siciliane ogni anno rinnovano il sentimento della Resurrezione, abbiamo scelto quelle che rappresentano il particolare sentire di cui sopra si parlava.

Le tappe del nostro itinerario

TappaLa Processione dei Misteri a Trapani

Devozione, fede e folklore si fondono nella processione dei misteri che si svolge, ogni anno, a Trapani ogni Venerdì Santo. La processione, che vanta la presenza di 20 gruppi statuari, prevede un lavoro particolare che riguarda tutto il periodo della Quaresima. Il periodo che precede la Settimana Santa è preceduto, infatti, da "I Scinnuti", un rito risalente al 1600.
Nei sei venerdì quaresimali, il Gruppo che rappresenta il mistero di turno, viene spostato al centro della chiesa dove verrà celebrata la Santa Messa.
I Misteri sono sei: la Caduta al Cedron, Gesù dinanzi ad Hanna, la Flagellazione,  l'Ecce homo, l'Ascesa al Calvario, Madre pietà dei Massari, Madre pietà del popolo e infine l'Addolorata.
Ogni mistero è affidato ad una particolare maestranza di artigiani e lavoratori. Durante questi venerdì di Quaresima i ragazzi trasportano a spalla dei fercoli con le immagini sacre e poi vanno in giro per la città a raccogliere le offerte dei fedeli. Già dai primi giorni della settimana santa si hanno delle processioni: il Martedì Santo si ha la processione della Madonna dei Massari, organizzata dai discendenti dei portatori delle masserizie, che in passato erano pagati dai contadini più agiati per trasportare i misteri e che poi furono esclusi dalla processione ufficiale del venerdì; il Mercoledì Santo è il turno dei fruttivendoli che organizzano la processione in onore della Madonna della Pietà per le vie cittadine fino alla rituale visita alla Madonna dei Massari. Il Venerdì Santo si ha la processione più imponente di questi misteri con la partecipazione dei 18 gruppi lignei più l'urna del Cristo morto e dell'Addolorata. La processione inizia nel primo pomeriggio del venerdi,  e termina la mattina del sabato.

La realizzazione dei Gruppi Sacri che compongono la processione sono risale alla scuola artigiana trapanese del XVII secolo. Ogni statua è composta da uno scheletro in legno relativamente alle teste, busti, mani e piedi dei personaggi, internamente sostenuti da ossature in sughero, sui quali si modellava la tela e la colla, permettendo così una maggiore naturalezza degli abiti e maggiore plasticità espressiva, secondo una tecnica tipicamente trapanese, detta "carchèt". Le statue sono fissate su basi lignee dette "vare" alcune delle quali sono state intagliate dagli artigiani trapanesi con le raffigurazioni di putti, simboli del ceto di appartenenza o vedute di Trapani. Durante le soste le vare, apoggiate sui dei cavalletti, si coprono con un sontuoso mantello nero (a' manta), sul quale è impresso il nome del ceto di appartenenza. La ricostruzione storica è ambientata nel medioevo e non durante l'occupazione romana della palestina infatti, si possono notare soldati dalla divisa spagnoleggiante o elmi sostituiti da immaginari penacchi.

Sono pochi i gruppi rimasti pressoché originali; molti di essi, a causa dei danni patiti a seguito delle accidentali cadute dei portatori o per le bombe del secondo conflitto mondiale, hanno subito modifiche o notevoli interventi di restauro ed in alcuni casi una totale ricostruzione. Nel dopoguerra furono tanti trapanesi amanti della processione che si prodigarono a far rivivere quel pezzo di storia cittadina. Negli anni scorsi si è provveduto ad una pulitura delle superfici dei gruppi. Dopo tanti anni, nei quali la polvere, il fumo delle candele e le pennellate di vernice avevano scurito le colorite espressioni ed i drappeggi, si è così pervenuti ad una immagine nuova nella colorazione delle statue. [www.unionemaestranzetrapani.com]

TappaLabballu de li Diavuli di Prizzi

Pasqua è un evento religioso molto sentito anche a Prizzi che vive la settimana Santa in maniera intensa e con grande partecipazione. Una settimana di manifestazioni che culminano nella processione della Domenica di Pasqua quando le statue del Cristo risorto e di Maria Addolorata si incontrano.
La settimana Santa inizia con la Domenica delle Palme, quando si rievoca l'ingresso di Gesù a Gerusalemme. Il sacerdote più giovane del paese, nei panni del Salvatore, in groppa ad un asino, viene accompagnato dalla folla e tiene in mano foglie di ulivo e palme magnificamente intrecciate. Il Giovedì Santo si procede con la rappresentazione nelle Chiese dell'ultima cena e il sacerdote effettua il lavaggio dei piedi  agli apostoli, seduti attorno al tavolo. Si prosegue quindi con la visita ai "sepolcri" che in realtà non sono altro che gli altari della deposizione allestiti nelle chiese, col tabernacolo aperto e l'eucaristia esposta. Per l'occasione si preparano scenografie spettacolari con addobbi di pane, arance e fiori bianchi.
Il Venerdì Santo ha luogo la rappresentazione della crocifissione e a Prizzi la gente è solita visitare tutte le chiese del paese.
Il Cristo viene adagiato su un lettino riccamente addobbato di fiori, il cosiddetto "littirinu", sul monte Calvario per poi essere crocifisso e sorvegliato dalle guardie romane. Dopo la deposizione del Cristo, inizia la processione vera e propria che parte dalla chiesa di San Calogero (dove si trova il monte calvario) e gira per le vie del paese, fermandosi di tanto in tanto per raccogliere le offerte. Secondo la tradizione il "littirinu" farebbe fermare i portantini nel momento in cui deve ricevere l'offerta.
Tra religiosi silenzi, canti e il suono della banda si alternano diverse figure caratteristiche: quello che regge la scala con la quale il Cristo è stato deposto, un altro che porta un cuscino con i chiodi, il martello e la tenaglia usati per la crocifissione. Segue una piccola statua raffigurante Maria Maddalena, sdraiata e straziata dal dolore, che viene trasportata da alcune ragazze chiamate "Pie Donne" e la statua della Madonna con un pugnale conficcato nel cuore e con addosso un mantello nero in segno di lutto. La processione ha termine nella Chiesa del Crocifisso.

La Domenica di Pasqua è il giorno della resurrezione e in paese c'è un'atmosfera di gioia e letizia. Già all'alba, gli abitanti vengono svegliati dal bussare alle  porte di gruppi di ragazzi che indossano un abito rosso (i diavuli) tranne uno che ne indossa uno giallo ocra  e rappresenta la morte.
Questi scorrazzano su e giù per le vie del paese agitando delle catene, chiedono a parenti, amici e a tutti quelli che incontrano, piccole somme di denaro oppure uova fresche o dolciumi come pegno  per liberarsi dalla loro chiassosa  presenza. Indossano un abito di tela rosso che ricorda il  fuoco dell'inferno, mentre sul viso portano una maschera di ferro con una larga bocca dalla quale fuoriescono la lingua e i grossi denti mentre gli occhi sono due piccole fessure che contrastano col grande naso. Sulla testa ci sono due corna mentre una pelle di caprone copre le spalle.
La morte invece, indossa un abito di tela giallo ocra con una maschera  in cuoio e porta in mano uno strumento stilizzato che simula, nelle fattezze, una balestra.
Nel pomeriggio, lungo il corso pricipale di Prizzi, si svolge il vero e proprio "Abballu de li Diavuli" che viene anche chiamato "u'ncontru" (l'incontro) delle statue del Cristo risorto e di Maria Addolorata, scortata da due angeli armati di lancia. Mentre la banda suona allegramente, i diavoli e la morte scorrazzano in mezzo alla gente catturando i partecipanti, (simbolicamente le loro anime) e trascinandoli "all'inferno" dove previo pagamento di un obolo, che serve anche alla loro liberazione, possono gustare i tipici "cannateddi", elaborati lavori di pasta pasticcera con un uovo sodo al centro, oppure un "bicchierino". Spesso i "catturati" vengono costretti dai diavoli a danzare insieme a loro e così ci si può ritrovare in circolo con le maschere a saltellare sulle note della banda. Il compito dei diavoli è quello d'impedire l'incontro tra il Cristo risorto e la Madonna.
Il "ballo dei diavoli" inizia con le note cadenzate della banda. Le statue iniziano ad andare incontro l'una all'altra mentre i diavoli e la morte corrono e ballano fino a quando restano incastrati tra le due statue senza via di fuga, venendo trafitti dalle spade di due angeli e consentendo finalmente l'incontro. Nella lotta tra le forze del Bene e del Male si nasconde il significato profondo della manifestazione. La morte è legata alle forze del male ma è il Bene a vincere attraverso l'uccisione dei diavoli. [www.comune.prizzi.pa.it]

TappaSettimana Santa a Caltanissetta

Pasqua è uno dei momenti dell'anno più importanti per Caltanissetta, che durante la Settimana Santa, è pervasa da un'atmosfera di fede che coinvolge tutti. Gli appuntamenti più suggestivi si svolgono il Giovedì Santo, quando le Vare con 16 statue lignee maestose, che rappresentano le fasi della passione e della morte di Cristo, vengono trasportate in spalla dai fedeli, e la processione del Cristo Nero il Venerdì Santo.


Foto crocifissidisicilia.com

Il Cristo Nero ha il grande potere di fermare letteralmente la città nelle tre ore in cui, lasciato il Santuario del Signore della Città dove viene custodito da sempre, si mostra al popolo implorante. Processione davvero seria e toccante, nata e cresciuta nella parte più antica della città (da San Francesco alla Saccara, attraversando i corsi principali) dove si snoda un corteo lungo e solenne seguito da una moltitudine di fedeli a piedi scalzi, gente che ha fatto voti o ha ricevuto la grazia da un minuscolo e prezioso Crocifisso per il quale i nisseni nutrono una profonda venerazione, mai scalfita dal tempo.

TappaPashkët Arbëreshe

Particolari i riti pasquali di Piana degli Albanesi (Pa), dove si parla ancora la lingua degli antichi fondatori provenienti dall'Albania e si celebra la Pasqua con il rito greco ortodosso.
La Settimana Santa di Piana degli Albanesi (Java e Madhe) comprendone una serie di celebrazioni, in modo particolare nella cattedrale di San Demetrio Megalomartire.
La Pasqua Albanese (Pashkët Arbëreshe) di Sicilia, per la complessità dei riti, la sontuosità e la raffinatezza dei paramenti sacri e degli abiti femminili, le manifestazioni folcloristiche, costituisce la ricorrenza centrale della comunità albanese dell'isola, dalla cui data dipendono le altre feste; occasione in cui ogni arbëreshë ritrova le proprie radici, consapevole del valore del patrimonio religioso e culturale della comunità d'appartenenza.

Il solenne pontificale si conclude con uno splendido e folto corteo di donne in sontuosi costumi tradizionali albanesi, che, dopo aver partecipato ai sacri e solenni riti, sfila per il Corso Kastriota raggiungendo la piazza principale. Al termine del corteo, in un tripudio di canti e colori, viene impartita dai papàdhes la benedizione (bekimi), seguita dalla distribuzione al popolo e ai turisti delle uova rosse (vet të kuq), simbolo della passione di Cristo, della nascita e della resurrezione.

TappaProcessione degli incappucciati

Ad Enna ha luogo la famosa Processione degli incappucciati. I riti della Settimana Santa di Enna risalgono al periodo della dominazione spagnola, quando le confraternite, che già esitevano come corporazioni di arti e di mestieri, vennero autorizzate a costituirsi liberamente come organizzazioni religiose per promuovere il culto, ricevendo dai sovrani norme precise e privilegi. Queste partecipavano alla vita della città con ruoli ben definiti: alcune si occupavano del sostentamento dei poveri, altre dell'assistenza agli ammalati ed altre ancora dei condannati a morte.
Nel 1740 ad Enna esistevano 34 tra confraternite, compagnie e collegi; oggi ne sopravvivono solo 15 che, regolamentati da statuti, oltre ad animare la Settimana Santa provvedono a solennizzare attivamente gli eventi religiosi più significativi della città. I confraterni odierni, ovviamente, non sono più i minatori e gli agricoltori di una volta, bensì professionisti, studenti e impiegati. Unica preclusione rimasta è il sesso: infatti sono ammessi solo gli uomini.

TappaFesta dei Giudei

A San Fratello si rinnova ogni anno il rito pasquale della  Festa dei Giudei. A questa manifestazione partecipano tutti i cittadini: all’alba del Mercoledì Santo fino al venerdì, suggestivi personaggi con costumi variopinti detti "Giudei", invadono le vie con suoni e balli. I Giudei, percorrendo le strade del paese, suonano - muovendosi in maniera impertinente - trombette dal suono stridulo e fastidioso. Il Giudeo in questa rappresentazione simboleggia il crocifissore, il flagellatore, e il soldato che affonda la lancia sul costato di Gesù. Il Giudeo è anche il volto folle dell'uomo che sa di commettere un abominio e nonostante questo lo compie. Tutto questo viene nettamente dichiarato, e nello stesso tempo reso astratto dalla messinscena surreale del rito.

I costumi variopinti che vengono indossati dai Giudei sono molto preziosi ed antichi, infatti le famiglie li possiedono e conservano gelosamente da molte generazioni. I personaggi vestono una giubba e calzoni di mussola rossa con strisce di stoffa di altri colori, la testa è coperta da una maschera ed il  cappuccio termina con un lungo cordoncino come fosse una coda. Altri elementi rendono la maschera grottesca, come la pelle lucida che forma una lingua, le sopracciglia lunghe e arcuate, le scarpe di cuoio o stoffa, delle catene nella mano sinistra e la tromba sull’altra.

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