Il settecentesco Presepe di Acireale

Indietro nel tempo, quando le donne indossavano gli scialli e portavano "le trusce"

09 dicembre 2016
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Situato in una grotta di pietra lavica, immerso nell'incanto di uno scenario naturale di incredibile bellezza, il settecentesco presepe di Acireale è sicuramente uno dei più suggestivi di Sicilia. Modellato dalle mani dei più abili artigiani locali, costituisce sicuramente una grande opera d'arte ed una pagina di storia siciliana di notevole interesse.
Custodito nella chiesetta di Santa Maria della Neve, è costituito da 34 personaggi a grandezza naturale. Lo sguardo del visitatore viene subito rapito dalla culla di Gesù bambino e dai personaggi che vi gravitano attorno: Maria e Giuseppe. I pastori sono abbigliati con costumi molto semplici come quelli che nell'800 utilizzava la gente del popolo, ma alla povertà di questi abiti si contrappone lo sfarzo delle vesti dei re Magi, realizzate con tessuti damascati e ricamati d'oro che, invece,  rispecchiano un gusto settecentesco.

Nel complesso l'atmosfera è di raccoglimento e dai volti di tutti traspare un sentimento di umiltà tipica dell'uomo, povero o ricco che sia, che diventa minuscolo dinanzi alla divinità. I personaggi sono realizzati in legno, ma le teste e i volti sono modellati in cera. Le scene sono stralci di vita quotidiana. Accanto ai pastori ed ai contadini con i loro attrezzi ed arnesi troviamo, infatti, diversi oggetti appartenenti alla tradizione siciliana come "u bummulu, a quartara e i fasceddi". Un tuffo nel nostro passato, dunque, quando le donne indossavano scialli, portavano "le trusce" e tornavano dai campi con "panari" pieni di frutta.

Il presepe, abbiamo detto, fu realizzato nel Settecento. Si narra, infatti, che un sabato di fine estate del lontano 1741 Don Valerio Mariano ed altri suoi confratelli, colti improvvisamente da un violento temporale furono costretti a rifugiarsi in un anfratto lavico, non lontano dalla chiesetta di Santa Maria dei Raccomandati. La "rutta"(grotta), fra l'altro, aveva una pessima fama dato che si diceva fosse frequentata da demoni e spaventose bestie. Ma il sacerdote come folgorato da un'illuminazione divina ed incantato dalla singolare bellezza del luogo pensò di dedicarlo alla Natività, allestendo in quella buia spelonca un presepe, in tutto e per tutto, simile a quello della grotta di Betlemme. Subito un gruppo di artigiani locali si mise all'opera ma il presepe fu completato solo nel 1752, quando la vigilia di Natale fu consacrato ed aperto ai fedeli.
Più tardi, nel 1820, un altro sacerdote, Don Pasquale Abate Pennisi, figlio del barone di Floristella, fece ampliare la chiesa costruendo l'attuale facciata e la volta in pietra pomice nera. Inoltre vari artisti come Mariano Cormaci (1812) e più tardi il romano Santi Gagliani arricchirono il presepe con altri personaggi e realizzarono le teste in cera. Fu proprio a causa della fragilità della cera, che il presepe, nel corso del tempo, subì gravi danni. Nel secolo scorso fu necessario restaurarlo per ben 2 volte: agli inizi del '900 se ne occupò il valente artista Giovanni Strano; fra il 1979 ed il 1984 la Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali di Catania.

Dopo l'ultimo restauro, il presepe, tornato agli antichi splendori, non è stato più smontato per evitare il rischio di eventuali danni ai fragili volti in cera. Nel periodo delle festività natalizie nella "rutta", aperta tutti i giorni ai fedeli, si svolgono emozionanti e suggestive cerimonie religiose.
Con le nenie che fanno da sottofondo, qui si respira ancora un atmosfera di tempi andati quando la vita era più semplice e venivano condivisi valori più profondi.

[Foto tratte da www.lafrecciaverde.it]

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