Itinerarium Rosaliae

Sulle orme della 'Santuzza', un cammino a metà tra un trekking e un pellegrinaggio

18 aprile 2017

Foto di Giuseppe Geraci

Immerso nella natura, tra esperienze di riflessione e silenzi meditativi, l’Itinerarium Rosaliae ripercorre la strada che la 'Santuzza' percorse quando lasciò la città di Palermo per rifugiarsi nella grotta della Quisquina e collega quindi, i due principali luoghi di Sicilia dove Santa Rosalia visse realmente: il Santuario di Monte Pellegrino e l’Eremo di Santo Stefano Quisquina.
La storia della Santa, tra realtà storica, leggenda e fede, si muove proprio tra la città di Palermo e il Monte Quisquina ed è la vita di una giovane che si dedica alla fede rinunciando alla sicurezza di un’esistenza comoda e lussuosa accanto a un principe, che era stato scelto per lei come futuro sposo. Della sua breve vita si sanno poche cose certe: la grotta dove trascorse dodici anni della sua esistenza (dal 1150 al 1162), e quella in cui morì pochi anni dopo.
L’Itinerarium Rosaliae vuole collegare proprio questi due luoghi attraverso un percorso di circa 160 km. Si tratta di un cammino a metà tra un trekking e un pellegrinaggio, che si ispira al Cammino di Santiago di Compostela e si snoda su una rete di sentieri, regie trazzere, mulattiere e strade ferrate dismesse e che attraversa le province di Palermo e Agrigento, attraverso il Parco dei Monti Sicani e Riserve Naturali.


Foto di Giuseppe Geraci

Nove le tappe dell'itinerario di circa 15-30 km ciascuna, che toccano diversi centri siciliani: Monreale, Piana degli Albanesi, Ficuzza, Campofiorito, Chiusa Sclafani, Burgio, Palazzo Adriano, Santo Stefano Quisquina e l'Eremo di Santa Rosalia.
Il Gruppo CAI di Catania, Presidio di Santo Stefano Quisquina, in collaborazione con il Gruppo trek "Amici del Trekking sui Sicani", nell'ambito di Vie Sacre, sta organizzando dal 22 aprile al 1° maggio il primo Cammino "Apripista" in gruppo. Il Cammino in Gruppo verrà riproposto anche dall'1 al 10 settembre. Pernottamenti sono previsti in Agriturismo, B&B, Hotel ed Albergo Diffuso.

INFO
Giuseppe Adamo - 347 596 3469
info@quisquins.com

Giuseppe Geraci - 339 200 9857
giuseppe.ger@alice.it

Giuseppe Traina - 328 429 7536
giuseppe.traina.ssq@gmail.com

Le tappe dell'itinerario

Raduno a Monte Pellegrino (Sabato 22 Aprile)

Raduno dei camminatori a Palermo e visita a Monte Pellegrino, dove incontreranno il Rettore del Santuario, Don Gaetano Ceravolo, per un momento di preghiera ed una speciale benedizione, prima di intraprendere il cammino.
Monte Pellegrino"Il promontorio più bello del mondo", come lo definì lo scrittore tedesco Goethe durante il suo viaggio in Sicilia, è un promontorio roccioso che sovrasta il capoluogo siciliano e chiude a nord il golfo di Palermo e a sud il golfo di Mondello. Il massiccio si protende sul mar Tirreno con i suoi fianchi ripidi, segnati da grotte e fratture millennarie. Sul fianco nord-orientale si aprono alcune cavità, abitate, nel Paleolitico e nel Mesolitico, la cui importanza è dovuta, alla presenza di uno straordinario complesso d'incisioni che costituiscono un caso unico nel panorama dell’arte rupestre preistorica. In una delle tante grotte che ospita il monte trascorse gli ultimi anni della sua vita e morì Santa Rosalia. Nel 1624, anno in cui le ossa furono ritrovate e portate in processione per le vie di Palermo, liberando la città dalla peste, fu riconosciuta ufficialmente la sua santità e, successivamente, nominata patrona di Palermo. La grotta dove visse e morì Rosalia oggi è stata trasformata in un santuario, al cui interno è presente una grossa quantità d'acqua che esce dalle crepe delle rocce e viene canalizzata verso l'esterno. Entrando a sinistra si trova una grande urna di cristallo che racchiude una statua raffigurante la santa e dove i devoti depongono ex voto e offerte.

I Tappa - Monreale (Domenica 23 Aprile)

All’alba si partirà dai Quattro Canti di Palermo alla volta della cittadina normanna di Monreale. Alle pendici di Monte Caputo, Monreale è un autentico scrigno d'arte a cielo aperto, famosa in tutto il mondo e meta di innumerevoli turisti, che la raggiungono per ammirare il maestoso Duomo, capolavoro dell'arte arabo-normanna, dedicato a Santa Maria La Nova e fatto erigere da re Guglielmo II d'Altavilla, tra il 1172 e il 1174. La pianta della chiesa è a tre navate, separate da colonne, che terminano nei tre absidi in fondo. Il tetto è in legno policromo, le pareti arricchite da meravigliosi mosaici che esprimono la storia della salvezza dell'uomo. Grandioso il Cristo Pantocratore che benedice col segno classico delle icone bizantine. A destra della facciata del Duomo, in piazza Guglielmo II, si trova il Chiostro del Convento dei Benedettini, della fine del XII secolo, esempio stupendo di architettura bizantina, al cui centro è adagiata una fontana. Di particolare pregio sono i capitelli, con scene sacre e profane tratte da Vecchio e Nuovo Testamento e le bellissime colonne, lisce, intagliate, decorate a rilievo con foglie, fiori, uccelli e altri animali.

II Tappa - Piana degli Albanesi (Lunedì 24 Aprile)

Un territorio delimitato da alte montagne e immerso nel verde, Hora e Arbëreshëvet, Piana degli Albanesi si specchia nelle acque di uno splendido lago artificiale. Incorniciata da quattro imponenti montagne (Pizzuta, Kumeta, Maganoce, Xëravulli) e dalla Riserva naturale orientata Serre della Pizzuta, gode di una suggestiva posizione geografica. Il patrimonio artistico di Piana degli Albanesi è fortemente legato alla cultura barocca e a quella bizantina. In alcuni periodi i due stili si sono sovrapposti ma, tra la fine del '500 e la prima metà del '600, sotto l'influenza della forte personalità artistica di Pietro Novelli, la città fu arricchita da chiese, fontane e palazzi che hanno dato la forma attuale al centro storico. Fondata nel 1488 col nome di Hora da un gruppo di esuli albanesi, in fuga dalla patria in seguito all'avanzata turca, Piana ottenne presto dal sovrano di Spagna, Giovanni II, il permesso di conservare il proprio culto greco, insieme alla lingua, ai costumi e alle tradizioni.

III Tappa - Ficuzza (Martedì 25 Aprile)

Nel silenzio delle montagne, immerso nell'incanto di una fitta vegetazione sorge il piccolo borgo di Ficuzza, un gruppetto di case all'ombra dell'imponente Palazzo Reale, dimora di Re Ferdinando IV di Borbone. Il sovrano fuggito da Napoli, dove erano scoppiati tumulti popolari seguiti alla Rivoluzione francese, arrivò a Palermo nel dicembre del 1798. Grande appassionato di caccia realizzò in questi luoghi una riserva venatoria e, per avere una dimora degna di ospitarlo durante le sue frequenti battute di caccia, nel 1799, commissionò all'architetto regio Carlo Chenchi il progetto della 'Real casina di caccia', poi portato a termine dal famoso architetto G. Venanzio Marvuglia. In uno dei boschi più estesi di Sicilia (oltre 7 mila ettari di vegetazione), il palazzo segue linee neoclassiche, con una pianta rettangolare e un tetto dalle falde inclinate, sovrastato da un gruppo scultoreo raffigurante il dio Pan e la dea Diana con al centro il blasone borbonico. Si racconta che il luogo prediletto del sovrano fosse una radura verdeggiante immersa nel bosco, denominata 'marcatu di li porci' perché verso il tramonto qui si radunavano decine di cinghiali. Il sovrano era solito sistemarsi su uno scranno scavato nella roccia, con lo schioppo nelle mani, e sparare a tutti gli animali che gli capitavano a tiro. Questo posto, che oggi si chiama 'Pulpito del Re', è sicuramente il meno nobile dei ricordi lasciati dai Borbone in questa splendida riserva naturale.

IV Tappa - Campofiorito (Mercoledì 26 Aprile)

Le origini storiche di Campofiorito vanno ricercate nelle zone archeologiche di Monte Castellaccio e di Conteranieri. Nel periodo romano la città, che fino ad allora si chiamava Thuryrium, cambiò nome in Villanovam, forse perchè popolata da servi della gleba. L'importanza goduta durante il periodo romano cessò con l'arrivo dei bizantini e durante la dominazione araba prese il nome di Ballanubah. Nel 1208 i Musulmani invasero il corleonese e la zona di Bellanova. Nel 1243 i Saraceni, irritati dai sopprusi subiti, risalirono i monti e si fortificarono a Jato e a Entella. L'assedio durò tre anni e infine furono presi per fame e si confusero col popolo abbracciando la religione cattolica. Da quanto pervenuto si può supporre che Bellanova venne distrutta da Federico II nel 1246 e che gli abitanti di religione cattolica si dispersero, alcuni verso Corleone, altri verso l'odierno Campofiorito, dando origine a Casale Bellanova.
Il paese è situato presso una collina denominata "Del Calvario". La sua fondazione come borgo è dovuta a Stefano Reggio che ottenne anche il privilegio di esser nominato primo principe di Campofiorito. Tale nobile famiglia governò la città per circa 200 anni fino a che passò sotto il dominio della famiglia Branciforte. Dal punto di vista turistico, il centro offre la possibilità di ammirare delle chiese, tra le quali spiccano quella dedicata a Santo Stefano e quella ottocentesca dedicata a San Giuseppe.


Foto di Giuseppe Geraci

V Tappa - Chiusa Sclafani (Giovedì 27 Aprile)


Foto di trolvag - Chiusa Sclafani, Palermo, Italy, CC BY-SA 3.0

Chiusa Sclafani sorge a 658 metri sul livello del mare, al margine sud-occidentale dei Monti Sicani e su di un pendio delimitato in parte dalla Serra dell'Omo Morto. Il territorio di Chiusa si estende nel corleonese, nello spartiacque tra la Valle del fiume Belice e quella del fiume Sosio. Pur essendo una zona collinare presenta, a volte, terreni accidentati e impervi che non consentono coltivazioni di alcun genere. Nella parte orientale ed in quella meridionale il territorio è delimitato dal fiume Sosio, che scorre qui tra profonde gole boscose, per aprirsi, oltre lo stretto di Chiusa e il Castello Gristia, verso la pianura di San Carlo, mentre sul limite occidentale scorre il torrente Maltempo. Nella parte settentrionale, il Monte Triona e il Monte Colomba separano il territorio di Chiusa Sclafani da quelli di Bisacquino, di Campofiorito e Prizzi. Per quanto riguarda il patrimonio artistico, arricchitosi notevolmente soprattutto nel '500, spiccano la Chiesa di San Sebastiano e il monastero di San Leonardo e la Chiesa Madre dedicata a San Nicola di Bari.


Foto di Giuseppe Geraci

VI Tappa - Burgio (Venerdì 28 Aprile)

A circa 60 km da Agrigento, poco distante da Sciacca sorge Burgio, antico borgo medioevale ricco di arte e di tradizioni. La città offre mille motivi per essere visitata ospitando un centinaio di portali in pietra, autentici capolavori realizzati da straordinari scalpellini, nell'800 e '900, con la pietra locale; un castello di epoca araba che si innalza possente sul promontorio che si affaccia sul fiume Verdura e ancora conventi del '500 e tante chiese. Tra questi spicca la Chiesa della Misericordia, risalente al 1175, che ospita il Museo delle Mummie, tornate alla luce grazie alla maestria dell'architetto Umberto Di Cristina, che le ha restaurate insieme a vestiti e monili originari. Burgio è inoltre, una delle 33 città appartenenti alla rete nazionale della "Città della ceramica" e ospita il "Museo della Ceramica" nell'antico chiostro dei Padri Riformati.


Foto di Giuseppe Geraci

VII Tappa - Palazzo Adriano (Sabato 29 Aprile)

A 83 km da Palermo, su un altopiano alle falde del Monte delle Rose, sui Sicani, sorge Palazzo Adriano, piccolo paesino medievale nel cuore della provincia di Palermo e ai confini con quella di Agrigento. Il paesino è immerso nel verde dei boschi e attraversato da diversi corsi d'acqua, fra cui il più importante è il fiume Sosio. Il centro è abitato da due diversi gruppi etnici: i Latini che seguono il rito romano ed i Greco-Albanesi che seguono quello Bizantino. Entrambi conservano gelosamente i propri usi, costumi e tradizioni. Questo delizioso centro è stata la location del film premio Oscar di Giuseppe Tornatore 'Nuovo Cinema Paradiso'. L'antica piazza Umberto I è ancora oggi identica a quella del film con la sua fontana ottagonale del 1600, con la Chiesa della Madonna del Lume (di rito latino), la Chiesa di Maria SS. Assunta (di rito greco-bizantino), entrambi del XVIII secolo, e il Circolo dei reduci di guerra. Sempre sulla piazza si affaccia il Palazzo comunale all'interno del quale, al piano terra, si trova un museo diviso in due sezioni che ospitano il Museo geonaturalistico del Permiano del Sosio e la Galleria foto 'Nuovo Cinema Paradiso' e il Museo della cultura Arbëreshë nelle vecchie stalle del castello borbonico.


Foto di Giuseppe Geraci

VIII Tappa - Santo Stefano Quisquina (Domenica 30 Aprile)

A 732 metri s.l.m., incorniciato dai monti Sicani, sorge Santo Stefano Quisquina. Immerso nel verde dell'entroterra agrigentino è il luogo ideale per staccare la spina e trascorrere qualche giorno di relax, gustando magari gli squisiti prodotti locali tra cui spiccano i formaggi, la ricotta, gli insaccati, pane, olio, i dolci. Nel centro storico del paese si possono ammirare la Chiesa Madre del XIV secolo che riassume la storia di tutta la comunità stefanese poiché conserva le maggiori opere artistiche e soprattutto custodisce il gran patrimonio spirituale legato alle tradizioni e alla devozione verso i suoi Santi; la bellissima Villa Comunale che ospita numerose varietà botaniche come tigli, cipressi, salici, pini, palme, tassi, un attrezzato parco giochi per i bimbi e un campo da tennis. Fuori dal centro abitato, imboccando il bivio che porta a Castronovo di Sicilia, è possibile raggiungere la Fattoria dell'arte dello scultore e pastore Lorenzo Reina, che custodisce il suggestivo Teatro di Andromeda e un Museo che raccoglie alcune opere dell'artista.

IX Tappa - Eremo di Santa Rosalia (Lunedì 1 Maggio)

Sul Monte Quisquina, tra secolari boschi di querce, sorge a 936 m sul livello del mare, l'imponente Eremo della Quisquina, eretto in onore di Santa Rosalia. L'edificio comprende, oltre alla grotta, la chiesa, la cripta e gli ambienti conventuali come le celle, la cucina ed il refettorio. La storia dell'eremo ha inizio nel 1624, quando, poche settimane dopo la scoperta dei resti della Santa nella grotta del monte Pellegrino, a Palermo, fu trovata l'altra grotta nel secolare bosco della Quisquina, nelle cui vicinanze fu subito costruita una cappella. All'ingresso della spelonca della un'iscrizione in latino arcaico, attribuita alla stessa Santa Rosalia, così recita: «Ego Rosàlia Sinibaldi Quisquinae Et Rosarum Domini Filia Amore D.ni Mei Iesu Christi In Hoc Antro Habitari Decrevi (Io Rosalia Sinibaldi, figlia delle Rose del Signore, per amore del mio Signore Gesù Cristo, ho deciso di abitare in questa grotta)». Rosalia conosceva bene la Serra Quisquina perchè faceva parte dei possedimenti paterni e probabilmente anche la grotta dove trovò pace per circa 12 anni (dal 1150 al 1162). Mimetizzata da una vegetazione fitta e rigogliosa, è il luogo ideale per chi, fuggendo da una vita mondana, cerca un posto tranquillo dove trovare Dio. Non bisogna però, pensare che la Santa abbia vissuto in assoluta solitudine perchè in quei secoli di fiorente eremitismo, chi decideva di lasciare il mondo per dedicarsi alla preghiera di solito si ritirava in una grotta o in una cella, nei dintorni di una chiesa o di un convento, in maniera tale da avere assistenza religiosa dai vicini monaci e per seguire le funzioni liturgiche. All'epoca (anzi già dall'anno 1000) infatti, esisteva in loco un convento di monaci Basiliani, di cui ancora oggi rimangono dei resti nelle campagne di Melia.


Foto di Giuseppe Geraci

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