Alla conquista dell'Oriente!

Michael campione del mondo per la sesta volta, Valentino campione del mondo per la quinta

13 ottobre 2003
Schumi chiude ottavo e vince il sesto titolo iridato. A Barrichello il GP di Suzuka davanti a Raikkonen: la Ferrari conquista il Mondiale costruttori.  
Soffertissimo, meritato, bellissimo.
Il titolo Mondiale che porta Michael Schumacher nella storia della F.1 resterà a lungo nella memoria degli appassionati. Il tedesco della Ferrari ha colto oggi a Suzuka il sesto alloro della carriera battendo il record di Juan Manuel Fangio al termine di una gara emozionante dove non è mancata la paura di perdere tutto sul più bello. Ma oggi era il giorno della rossa. Rubens Barrichello ha vinto il GP del Giappone davanti alle McLaren di Kimi Raikkonen e David Coulthard, Michael (ottavo al traguardo) il quarto titolo mondiale consecutivo, la Ferrari il titolo costruttori, il quinto di fila, il 13° della sua storia. Un ciclo eccezionale, forse irripetibile.
Nell'ultima gara dell'anno, però, il sogno della Ferrari ha rischiato di interrompersi brutalmente. L'incubo è durato pochi istanti, quelli necessari a Schumi per rientrare al box al quinto giro e sostituire il musetto danneggiato in un contatto con la Bar di Takuma Sato dopo un maldestro tentativo di sorpasso. Diciotto lunghi secondi che hanno fermato il cuore dei tifosi ferraristi. Michael è poi ripartito e piano piano ha risalito posizioni fino alla zona punti, quella della tranquillità. Davanti a lui tutto si stava sistemando per il trionfo: Montoya e Alonso rompevano, Barrichello gestiva la corsa, Raikkonen non riusciva a prendere la rossa del brasiliano e vincere la gara, l'unico risultato che gli sarebbe servito.

Che sarebbe stata una gara difficile si sapeva e così è stato. Oltre alla collisione del quinto giro Schumi ha rischiato molto anche al 39° e al 40°. Pressatissimo dal fratello Ralf, Michael prima lo ha pericolosamente chiuso in pieno rettilineo per non farsi sorpassare. Poi ha rischiato di tamponare la Toyota di Da Matta nell'ultima chicane, ha allargato e ha tagliato la variante. Dietro di lui la Williams di Schumi jr (oggi non ne ha combinata una giusta) si è allargata ancora di più ed è uscita di pista per non centrare la Ferrari. Con Barrichello in testa, però, non sarebbe comunque stato un problema. Così la corsa è scivolata verso la fine, verso il trionfo ferrarista. Barrichello tagliava il traguardo fermandosi a salutare i meccanici, le McLaren dietro, battute con onore.
Tanti complimenti a Raikkonen che nonostante la giovane età ha conteso fino all'ultimo il titolo all'uomo dei record. E complimenti anche per quei tre giri in cui è stato campione del mondo, dal 12° al 15°, mentre Schumi era in ultima posizione e lui era al comando della corsa grazie ai pit-stop. Alla fine è rimasto dietro per due soli punti. Numeri crudeli, un po' meno di quelli dell'anagrafe (compie 24 anni il 17 ottobre) che giocano per lui: avrà tempo per rifarsi. 


Valentino
vince con la Honda il GP di Malesia MotoGP e conquista il titolo, il quinto in carriera.
Sul podio Gibernau e Biaggi.   

Poteva accontentarsi di chiudere secondo, proprio alle spalle dell'ultimo rivale rimasto in gioco nella sfida iridata. Gli sarebbe bastato per diventare campione. Invece Valentino Rossi, essendo Valentino Rossi, non lo ha fatto. E dopo otto giri del GP di Malesia, dopo aver studiato per bene Sete Gibernau, è passato andando a vincere con la solita straordinaria autorità. L'ennesima prova di forza di un pilota che ha dimostrato, nel corso della stagione, di essere superiore a tutti. E che non si è fatto distrarre da tutte le chiacchiere e pressioni che l'hanno circondato in questi giorni riguardo il futuro agonistico.
Alle sue spalle ha chiuso Sete Gibernau, degnissimo avversario e ormai vicinissimo al titolo di vicecampione. Mentre dietro risaliva in modo costante e regolare Max Biaggi. Che, scavalcati in scioltezza un ottimo Carlos Checa e Loris Capirossi, conquistava alla fine un meritato terzo posto. Sul traguardo, alle sue spalle, si piazzava un bravo Nicky Hayden, compagno di squadra di Rossi. Poi, quinto, Carlos Checa con la Yamaha e sesto Loris Capirossi con una buona Ducati. Undicesimo Marco Melandri (Yamaha), alle spalle di Makoto Tamada (Honda) e dopo una lunga lotta con Noriyuki Haga (Aprilia), alla fine 13°.

Dopo il traguardo Rossi ha accostato la moto al muretto box della sua squadra e ha scavalcato andando ad abbracciare, uno per uno, tutti gli uomini del suo team. Poi ha percorso il giro d'onore, fermandosi a salutare i suoi fan, con cui ha inscenato una gag: ha "liberato" dodici tifosi incatenati fra loro e vestiti da carcerati dopo aver aperto un enorme lucchetto di plastica che li teneva prigionieri. Prigionieri da Brno, quando Vale volle ricordare a tutti, in quel modo, che era condannato a vincere. Prossimo appuntamento a Phillip Island tra sette giorni.


Tutti i successi ottenuti da Michael Schumacher
1994
- La prima gioia del tedesco arriva nel '94, con la Benetton-Ford. E' l'anno della morte di Senna. Schumacher vince i primi due GP. A Imola Ayrton perde la vita (nello stesso week-end in cui muore Ratzenberger). Schumi ha 40 punti dopo 4 gare, Damon Hill solo 7. Ma, tra episodi controversi (la bandiera nera di Silverstone con squalifica per due GP, l'esclusione di Spa con il fondo piatto irregolare) e la rimonta dell'inglese, la sfida si decide in Australia. Lui e Damon sono staccati di un solo punto. Decide un contatto al 35° giro: Schumi finisce contro un muretto, torna in pista nel momento in cui l'inglese cerca di passare e chiude. I due si toccano: la Benetton è subito ko, la Williams riesce ad arrivare ai box ma non c'è niente da fare: sospensione piegata. Schumacher è re.
1995 - Nel '95 arriva il bis. La Benetton passa dal V8 Ford al V10 Renault. Schumi è un rullo compressore: vince ben 9 corse su 17, conquista il titolo nel GP del Pacifico a due gare dalla fine. Damon Hill ammette più volte la superiorità schiacciante del rivale le cui imprese principali arrivano a Montecarlo e nei due GP di casa, Hockenheim e Nuerburgring, gara in cui corona una grande rimonta sorpassando Alesi a due giri dal termine. Il punteggio finale è perentorio: Schumi 102, Hill 69.
2000 - Nel '96 Schumi passa alla Ferrari. Passa momenti amari (Jerez '97, il titolo perso da Hakkinen nel '98 e l'incidente di Silverstone nel '99), poi arriva il magico riscatto. Vince subito le prime tre gare e si porta nettamente in testa. Ma Hakkinen risale e a 4 GP dalla fine lo sorpassa in classifica. Michael e la Ferrari reagiscono vincendo le ultime quattro gare e riportando a Maranello il Mondiale che mancava da 21 anni.
2001 - Stesso trionfo ma con minor sofferenza. La stagione - al volante di una Ferrari F2001 sembrata subito molto valida - si rivela una cavalcata trionfale: per Michael 9 vittorie e 11 pole. La McLaren non è affidabile, la Williams cresce solo nel finale e il tedesco del Cavallino porta a casa la certezza aritmetica della corona iridata già in Ungheria, vincendo, con quattro gare d'anticipo sulla conclusione del Mondiale.
2002 - Se il 2001 vede Schumacher dominare, la stagione seguente è quasi imbarazzante: Michael mette insieme undici vittorie e sette pole e gli unici contrattempi gli arrivano solo dalla schiacciante superiorità della sua F2002, che induce lui e Barrichello a "giocare" un po' troppo con i finali di gara. Il tedesco si laurea campione addirittura a Magny-Cours, poco dopo metà stagione. A fine anno ha raccolto 144 punti contro i 77 del compagno Barrichello, vice-campione, e i 50 di Montoya. 


Tutti i successi ottenuti da Valentino Rossi
125 - Vale approda stabilmente in sella a un'Aprilia nell'ottavo di litro nel '96, anno in cui conquista la prima vittoria iridata in assoluto (GP della Repubblica Ceca a Brno). Nel 1997 c'è l'esplosione, anche per le incredibili trovate che accompagnano i suoi successi: travestimenti, prese in giro e scherzi passati alla storia. Ma gli show non devono far passare in second'ordine i risultati. A fine anno è campione del mondo con ben 11 vittorie all'attivo.
250 - Sistamata la pratica 125, Rossi passa alla cilindrata superiore. Il 1998 è un anno di apprendistato, sempre in Aprilia, in una formazione ricca di tensioni che lo vede a fianco di Capirossi - che vince il titolo - e Harada. Ma un finale di stagione eccellente (quattro successi nelle ultime quattro corse) lo proietta in un 1999 trionfale: nove vittorie e la meritata seconda corona della sua carriera.
500 - Lo stesso percorso viene applicato nella classe regina, allora mezzo litro. Il 2000, anno d'esordio con la Honda cui è approdato dopo l'addio a Noale, serve per prendere le misure. A fine campionato sembra il più in palla di tutti e infatti nel 2001 non ce n'è per nessuno: in tutto undici vittorie e il Mondiale conquistato a Phillip Island. E' il secondo, dopo Phil Read, ad aver vinto in carriera i titoli 125, 250 e 500.
MOTO GP - La consacrazione definitiva. Due stagioni e due Mondiali vinti. Nel 2002 un dominio assoluto (altri undici successi), che gli consente di conquistare aritmeticamente il titolo a Rio de Janeiro, con quattro gare d'anticipo. Quest'anno stessa trama - finora sette vittorie - e diventa re quando alla fine del campionato mancano ancora due corse.  

Fonte: gazzetta.it

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13 ottobre 2003

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