Assange rimane fedele ai suoi ideali

Nuova udienza oggi per il fondatore di Wikileaks mentre arrivano nuovi file sull'operato del governo italiano

14 dicembre 2010

Nuova udienza oggi a Londra per Julian Assange. Il fondatore di WikiLeaks accusato di stupro in Svezia tornerà a chiedere al giudice del tribunale di Westminster, attraverso i suoi avvocati, la libertà su cauzione, dopo che gli era stata negata la scorsa settimana, al momento dell'arresto. Se anche oggi gli verrà rifiutata, farà ricorso all'Alta corte. Ma anche se gli venisse concessa la libertà su cauzione, non è detto che possa uscire dal carcere immediatamente, perché la procura potrebbe ricorrere a sua volta.

In un colloquio con la madre, Assange ha ribadito che non intende fermare la pubblicazione dei cablogrammi diplomatici e di altri documenti riservati. "Rimango fedele agli ideali che ho espresso. Le cose che mi stanno capitando non li metteranno in discussione. Questo processo ha accresciuto la mia determinazione nel ritenere questi ideali corretti e veri", ha detto Assange alla madre Christine, come lei stessa ha testimoniato alla rete australiana Network Seven dopo aver incontrato il figlio in carcere.
Intanto le rivelazioni dei 'cablo' in possesso di WikiLeaks continuano a preoccupare la diplomazia internazionale. In queste ultime ore sono stati resi noti i contenuti di nuovi file sui rapporti che l'ambasciata americana di Roma inviava a Washington in merito alle attività del governo italiano. Stavolta si tratta di presunte azioni di Paolo Romani, ministro dello Sviluppo economico dal 4 ottobre di quest'anno ma in quel momento (inizio 2010) vice ministro con delega alle comunicazioni, per favorire Mediaset ai danni di Sky. "Funzionari di Sky ci hanno detto che il viceministro Romani sta guidando gli sforzi all'interno del governo italiano per aiutare Mediaset di Berlusconi e per mettere Sky in svantaggio - si legge in un file di Wikileaks diffuso dal quotidiano spagnolo El Pais -. Questo è uno schema familiare: Berlusconi e Mediaset hanno usato il potere di governo in questo modo sin dai tempi di Bettino Craxi". Il dispaccio che contiene queste valutazioni è siglato dall'ambasciatore Usa David Thorne e porta la data del 3 febbraio 2010.
Nel dispaccio diffuso da El Pais si legge anche che la legge sul web voluta dal governo italiano (la cosiddetta legge Romani, ndr) "sembra essere scritta per dare all'esecutivo margine di manovra per bloccare o censurare i contenuti internet. Questa legge rappresenterebbe un precedente per nazioni come la Cina che copierebbero o citerebbero questa 'giustificazione' per il giro di vite sulla libertà di parola", si legge nel documento pubblicato dal quotidiano spagnolo.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Dpa, Corriere.it]

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14 dicembre 2010

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